Aids, Sirchia e Moratti invitano i giovani alla castità Il comandamento dei ministri in 1 milione e 300 mila copie

«L'unico modo per proteggersi dall'Hiv è non avere rapporti sessuali»

MILANO - Tra i punti programmatici del governo delle libertà è comparso da qualche giorno anche il proposito di liberare le giovani generazioni dal desiderio sessuale al fine di combattere la diffusione dell'Aids. I ministeri della salute e dell'istruzione hanno infatti coprodotto un opuscolo informativo, stampato in un milione e trecentomila copie e destinato ai ragazzi delle scuole, che spiega che «l'unico modo per proteggersi davvero» dal virus Hiv «è non avere rapporti sessuali». Peccato che i più autorevoli esperti in materia di prevenzione dell'Aids considerino inefficace e controproducente questa strategia, imputandola alla retriva morale cattolica da cui l'attuale governo si lascia molto volentieri condizionare.

Contro i messaggi contenuti nell'opuscolo sono intervenuti con toni molto polemici Mauro Moroni e Fernando Aiuti, i due medici italiani più noti tra quelli che si occupando di Aids. «Dire ai giovani che il modo migliore per evitare L'Aids è la castità - ha dichiarato ieri Mauro Moroni durante una conferenza stampa - è come dire stai a casa a chi, prima di un viaggio, mi chiede come fare per evitare la malaria». Un modo, insomma, non molto costruttivo di affrontare il problema, che rappresenta «uno sconcertante passo indietro rispetto alla lacità che, almeno negli ultimi anni, ha caratterizzato l'informazione sull'Aids». Un chiaro segno, aggiunge Moroni, di come il governo subisca i condizionamenti della componente più sessuofoba della chiesa cattolica».

Non meno indignata la reazione di Fernando Aiuti, secondo il quale privilegiando la castità come metodo di prevenzione del contagio si sminuisce implicitamente l'efficacia protettiva del profilattico, che rimane invece lo strumento realisticamente più serio per ridure le diffusione dell'Hiv. «Pur non annullando il rischio - ha spiegato Aiuti - lo si riduce di ottanta o novanta volte. Quindi, se il rischio di trasmissione di una possibile infezione è uno ogni quattrocento rapporti sessuali senza il profilattico, diventa uno ogni migliaia di volte con l'uso del profilattico». L'opuscolo ministeriale, lamenta il medico, si guarda bene dal dare queste informazioni e contiene invece indicazioni fuorvianti, come la frase «il profilattico non serve per le ferite dell'anima», consiglio di utilità più che dubbia per prevenire una malattia infettiva.

Il ministro della salute Sirchia ha debolmente replicato che medicina e pedagogia sono discipline distinte e che la realizzazione dell'opuscolo è stata affidata a «esperti di educazione e comunicazione». «A mia figlia, sostiene il ministro, non vorrei insegnare solo che esiste il preservativo, ma un valore più ampio della vita. Deve essere chiaro che non ci rivolgiamo a dei malati, ma a ragazzi che non vogliamo che incontrino questo virus». Sarà un buon motivo per evitare di offrire un'informazione corretta sotto il profilo scientifico?

Queste polemiche a ridosso della giornata mondiale dedicata alla lotta all'Aids (che si celebra ogni anno il primo dicembre) si inseriscono in un quadro di crescente allarme sulla diffusione dell'epidemia. L'ultimo rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità, presentato in questi giorni, snocciola ancora una volta cifre apocalittiche sull'aumento di sieropositivi e malati soprattutto in Africa e in Asia. Ma anche da noi, secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità, la curva delle nuove infezioni ha ripreso a salire, in mancanza di battenti campagne di prevenzione e per la falsa convinzione che le terapie attualmente esistenti siano in grado di risolvere il problema dell'Aids. Con tutto questo, il governo riduce i fondi per la ricerca e sforna messaggi bacchettoni.

Gianni Rossi Barilli
IL MANIFESTO - 28 novembre 2002

 
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