Il fatto – Uomini di mezz’età i più a rischio di Aids

Piacenza - “AIDS è ciò che hai non ciò che sei”. Uno dei tanti slogan che domineranno la campagna d'informazione organizzata dall'Azienda sanitaria locale di Piacenza che si snoda tra domani, 30 novembre e sabato 1° dicembre.

Perché il grande ostacolo intorno alla malattia non è tanto la sua cura - almeno nel mondo occidentale e ricco - ma la sconfitta del pregiudizio che ci sta intorno. Pregiudizio condito di disinformazione. Ed è su questo che punta la campagna 2002 della giornata mondiale anti Aids. «C'è molta gente che si ammala di Aids e non ne prende coscienza o rifiuta di prenderla - spiega il dottor Marzio Sisti responsabile per l'Azienda sanitaria locale dei programmi di informazione e formazione dell'infezione dell'HIV-AIDS non mettendosi nelle condizioni di cura necessarie. Sbalordirà sapere che stanno nella fascia tra i 40 e i 60 anni i soggetti più a rischio di infezione. Un dato preoccupante in quanto gli strumenti a disposizione per intervenire in questa fascia di popolazione sono quasi assenti. Infatti - prosegue il dottor Sisti se rispetto ai giovani le campagne di informazione sono andate a buon fine anche attraverso il lavoro che svolgiamo da anni nelle scuole con un'opera costante di sensibilizzazione, rispetto ad altre fasce di popolazione l'efficacia dell'azione informativa è quasi nulla». Ma se un passo importante per la prevenzione è data da una corretta e capillare informazione è anche vero che, su sieropositività e Aids occorre abbattere molte altre barriere, tra queste non ultima è la discriminazione che si trova di fronte chi scopre di essere sieropositivo quando chiede una corretta assistenza. Serve un lavoro intenso - spiega il dottor Sisti - anche perché a Piacenza dobbiamo colmare un certo ritardo. Superare certe barriere dettate dall'ignoranza e dal pregiudizio intorno alla malattia che allontanano dalla possibilità di accedere alle cure ed all'ostilità, anche da parte del malato, ad essere disponibili a sottoporsi al test dell'HIV che a Piacenza al centro malattie infettive viene effettuato gratuitamente. «L'infezione HIV colpisce in modo sempre più marcato gli eterosessuali - spiega il dottor Sisti - . Appartiene al passato ormai l'immagine secondo cui i più esposti al contagio erano i tossicodipendenti. Il primo messaggio è dunque che non esiste più un soggetto a rischio a priori in quanto classificato in una particolare categoria sociale. Tutti possono essere attaccati dalla malattia. In particolare esiste un problema per chi si espone ad attività sessuale promiscua e non fa uso del preservativo». Sottovalutazione, convinzioni sbagliate, pregiudizi e anche ignoranza fanno sì che gli stili di vita corretti non siano diffusi con capillarità. «Sì, certo le campagne di informazione che si sono sviluppate nei primi anni di diffusione della malattia hanno puntato molto sui tossicodipendenti come soggetti più esposti al rischio ed hanno lasciato il segno. Ma le nuove infezioni vengono segnalate tutte nella fascia di popolazione tra i quaranta e i sessant'anni. Abbiamo avuto casi di uomini di mezza età - spiega il dottor Sisti - che vengono da noi quando ormai la malattia è a uno stadio avanzato quindi dopo anni senza che nessuno li abbia indirizzati a fare il test». Parlando di informazione intorno all'Aids, molta strada è ancora da compiere anche nei confronti dei medici di base. Può accadere infatti - spiegano all'Asl - che i medici abbiano il timore di parlare con chiarezza al loro paziente; l'HIV, infatti, viene percepita come un'offesa dato che viene associata a comportamenti scabrosi. Diversi corsi di formazione e informazione e sono stati rivolti a medici che lavorano nelle strutture ospedaliere. Ma se negli ospedali la paura d'infettarsi è stata superata e la barriera della paura psicologica si è infranta, non è così con i medici sul territorio. «E' ancora forte - spiegano all'Asl - la difficoltà a far assistere i nostri pazienti che ad esempio hanno bisogno del dentista o del ginecologo».

A.L.
Libertà Online - Piacenza - 28 nov. 02

 
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