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L'assistenza
per i malati di Aids a Roma è tutta da ripensare.
E' rimasta ferma a dieci anni fa e dalla casa si deve
passare al territorio. L'obiettivo è il recupero
della dimensione umana del paziente e il suo reinserimento
nel contesto sociale e lavorativo.
E' quello che è emerso dalla prima ricerca sull'assistenza
domiciliare a Roma per le persone malate di Hiv svolta
dalla Cooperativa Osa con il finanziamento dell'Istituto
Superiore di Sanità. I dati sono stati presentati
ieri alla Sala Gonzaga dei vigili urbani dai dottori
Armando Cancelli, Giuseppe Taddeo, Rita Andrenacci e
Gerardo Lupi. Presente anche Raffaela Milano, l'assessore
alle politiche sociale e della salute. «Il modello
attuale di assistenza domiciliare per i malati di Hiv
è da ripensare - ha detto Armando Cancelli responsabile
scientifico dell'Osa - esso è basato su una conoscenza
epidemiologica e socio-sanitaria ferma ai primi anni
novanta». La ricerca è durata un anno e
ha valutato la rispondenza e l'appropriatezza dell'attuale
sistema assistenziale rispetto alle mutate necessità
delle persone con infezione da Hiv/Aids. Giuseppe Taddeo:
«Il servizio domiciliare si sta spostando sempre
di più da una dimensione "casa-centrica",
concentrata sull'assistenza a letto, ad una assistenza
proiettata verso l'esterno. Emerge la necessità
di un'assistenza domiciliare non più pensata
come un'organizzazione legata alla logica della "prestazione",
ma piuttosto improntata sul "progetto personalizzato"».
«Sono cambiati i contesti - continua il dottor
Taddeo - nel '90 infatti il contesto di riferimento
era il domicilio ora è il territorio. Diverso
è anche lo scenario con il calo dei decessi,
delle ospedalizzazioni, il recupero dell'autosufficienza
e l'aumento dell'età media degli assistiti».
Sull'intera ricerca svolta, l'Osa stilerà un
«Manifesto per un'Assistenza per Progetto»
che verrà consegnato a tutti gli interessati
sia istituzionali che sociali. L'Osa dal 1990 al 2001
ha assistito circa 2600 malati. Trecento sono i pazienti
in assistenza solo quest'anno. Di questi il 68 per cento
sono uomini e il 38 per cento, donne. La maggior parte
vive in famiglia (l'82 per cento), mentre il 18 per
cento è da solo. Il 60 per cento è autosufficiente,
il 40 per cento invece lo è solo parzialmente
o affatto.
Sempre ieri in Campidoglio l'Anlaids ha presentato il
programma di tre giorni (dal 29 novembre al 1 dicembre)
che vedrà Roma protagonista del primo incontro
nazionale delle persone sieropositive organizzato in
occasione della giornata nazionale contro l'Aids. L'Anlaids
ha annunciato anche una marcia di protesta per il diritto
all'assistenza, a cui hanno aderito 46 rappresentanze
dei malati. La manifestazione si svolgerà sabato
30 novembre e partirà da piazza della Repubblica
per concludersi con un sit-in di fronte al ministero
delle Finanze. «Una destinazione più che
simbolica - spiega Rosaria Iardino, rappresentante romana
Anlaids - perché si vuole ridurre la salute semplicemente
ad un costo e non a un diritto». Sempre per sabato
il Comune ha messo a disposizione delle associazioni
il Nuovo Auditorium dove si svolgerà uno spettacolo
condotto da Gaia De Laurentiis e Giovanni Anversa a
cui parteciperanno fra gli altri (tutti gratuitamente)
Mariella Nava, Alessandro Safina, Filippa Giordano,
I Gazosa, Nino Frassica, Pamela Prati, Lillo e Greg,
Massimo di Cataldo, Francesca Reggiani e Lucrezia Lante
della Rovere.
Ros. Fab.
LA STAMPA23/11/2002
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