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Il registro
dei sieropositivi
SECONDO alcuni dei «maggiori esperti italiani»
di Aids, per la lotta contro il diffondersi dell´epidemia
occorre un registro che elenchi tutte le persone sieropositive;
verosimilmente, solo nel nostro paese. Che la proposta
parli di un registro «criptato» - ma da
chi, usato da chi e a quale scopo - non ci tranquillizza,
anzi suscita ancora più gravi preoccupazioni
e sospetti. A che cosa servirebbe, infatti, che qualcuno,
in qualche misteriosa centrale medico-poliziesca, sapesse
chi è sieropositivo e chi no? Davvero i tanti
incontri occasionali a rischio vedrebbero così
miracolosamente ridotta la loro rischiosità?
Allora sarebbe piuttosto decisivo marchiare a fuoco
sulla fronte (perché anche un bacio può
talvolta essere fatale) i sieropositivi, alla faccia
di ogni segretezza. Servirebbe agli ospedali in caso
di incidenti per sapere come trattare le vittime? Ma
i feriti di un incidente stradale potrebbero essere
cittadini extracomunitari, non inclusi nei nostri misteriosi
elenchi. E poi: la promessa criptatura fino a quando
resisterebbe alla curiosità delle società
di assicurazione, dei datori di lavoro attuali o potenziali,
di altri soggetti non disinteressati?
Gli «esperti» che hanno avuto questa idea
sembrano solo vittime della generale tendenza alla intensificazione
del controllo sociale che si sta manifestando a causa
(o con la scusa) della lotta al terrorismo. Il quale
raggiunge così molti dei suoi obiettivi: rendere
impossibile la vita ai cittadini del mondo cosiddetto
libero, obbligarli a un'esistenza che li punisca per
la tracotanza con cui hanno oppresso, sfruttato, umiliato
il mondo terzo o quarto che volevano civilizzare. Non
capisco perché far saltare in aria una discoteca
in Israele possa aiutare la causa dei popoli islamici;
né in che modo bombardare l´Iraq ci libererebbe
da Bin Laden. Esattamente allo stesso modo non capisco
a che cosa servirebbe il nostro famoso registro dei
sieropositivi. Tutto rientra solo dentro la stessa categoria
di terrorismo, che appare sempre più come la
sola a cui i governi si ispirano. A meno che non si
voglia considerare diversamente l'iniziativa dei ministeri
della Salute e dell´Istruzione, che diffondono
un opuscolo di consigli agli studenti in cui il solo
metodo di prevenzione contro l´Aids viene indicato
nella castità assoluta, mentre, a quanto ne sappiamo,
ci si guarda bene dal parlare di profilattici. Se piove,
o se l'aria è inquinata, il solo consiglio che
ci danno è di tapparci in casa; mascherine e
ombrelli sarebbero contro le leggi di natura. Meglio
aspettare, nel caso dell'Aids, l'«amore vero»
(così l´opuscolo; ma controllando prima
il registro?); o che il tempo cambi.
di Gianni Vattimo
La Stampa 2/12/2002
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