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Riflessione
del sociologo Giumelli sulla giornata mondiale di lotta
all’AIDS…
«Donne, ragazze, Hiv, Aids» è il
tema della Giornata mondiale dell'Aids. E' una sfida
che viene lanciata dall'ONU. Si spera che venga raccolta
e che non cada nel vuoto o non venga ridotta, come spesso
è accaduto, a una giornata di convegni e di «dichiarazioni
di buone intenzioni». Molti sono i protagonisti
di tale sfida. Le industrie farmaceutiche devono contribuire
a vincere la sfida senza nascondersi dietro i costi
con l'intento di difendere i loro profitti, come hanno
fatto fino a questo momento. Devono mettere a disposizione
i farmaci anti-Aids. Non si chiede che lo facciano gratuitamente.
Li devono, però, rendere acquistabili anche dagli
stati e dalle popolazioni che, proprio perché
povere e più colpite dall'Aids, non vi posso
accedere. E' una sfida che non deve essere ignorata
dalla gente. Deve durare nel tempo per poter contribuire
a far sì che non continui a dominare la paura,
l'indifferenza o, peggio ancora, il disprezzo che porta
a dire: «è colpa loro; l'hanno voluto loro.
Si vergognino». E' una sfida che interessa tutti
perché il problema dimora vicino a noi, più
di quanto si pensi. L'Aids non può diventare
un problema «drammatico» solamente quanto
colpisce noi o chi è vicino a noi. Il portatore
di Hiv non è più solamente un omosessuale,
di età media e maschio. E' anche un eterosessuale
ed è anche donna: giovane e, spesso, anche ragazzina.
Qualche dato è utile. Le persone infette da Hiv
nel mondo sono 39 milioni e 30 milioni e 400 i malati
di Aids. Erano 3 milioni in meno nel 2002. Di questi,
4,9 milioni hanno contratto la malattia nell'ultimo
anno. Nello stesso periodo 3,1 milioni sono morti di
Aids. Va aggiunta la quota 'sommersa', quella, cioè,
impossibile da quantificare. In Italia sono 130 mila
le persone infette da Hiv. Le nuove infezioni, dall'inizio
del 2004, sono state circa 4.000 e 400 i morti per Hiv.
Dal 1982, il malati conclamati sono stati 53.686: 77,7%
di costoro sono maschi, 1,4% bambini con meno di 13
anni e 6% stranieri. 498 sono i malati conclamati nei
primi sei mesi del 2004, di cui 136 in Lom-bardia. Le
previsione per i prossimi dieci anni quantificano le
infezioni da Hiv in circa 35/40 mila: circa 3,5/4.000
ogni anno. L'Aids interessa trasversalmente tutte le
fasce di età. Uno su venti malati di Hiv ha più
di 60 anni. L'età media è passata da 29
anni, nel 1985, a 40 anni nel 2003 per i maschi e da
24 anni a 38 anni per le femmine. Diminuisce il divario
tra maschi e femmine. Nell'ultimo decennio tre malati
su quattro erano maschi, oggi è in aumento la
percentuale delle femmine. Queste, nei prossimi anni,
saranno circa la metà dei sieropositivi. Il 65%
dei maschi contrae l'Hiv in un rapporto occasionale
con amiche o con prostitute. Il 70% delle femmine lo
contrae con un partner fisso. E' necessario investire
risorse nella prevenzione, nella cura e, soprattutto,
nella ricerca. E' vero che, oggi, grazie ai farmaci
ci si ammala sempre di meno, anche se questo non vale
per tutta la popolazione che ne è interessata.
E', però, anche vero che per molte persone sieropositive
le medicine cominciano a non essere più efficaci.
Al momento, ciò riguarda il 10% delle persone
in trattamento. Tale numero aumenterà. La ricerca
è, perciò, necessaria per poter trovare
farmaci innovativi per afficacia, meccanismo di azione,
spettroresistenza, semplicità ed effetti indesiderati.
Si deve prevenire. Prevenire significa minor costi economici
e sociali e, soprattutto minori costi umani. Una vita
persa è un costo impagabile. Prevenire significa
informazione, educazione in un contesto socio-culturale
che deve essere già di per sé preventivo
e accogliente. Prevenire richiede che tutti diventino
protagonisti di una sfida che si ponga come obiettivo
quello di eliminare o, almeno, contenere la diffusione
dell'Aids in tutto il globo
Guglielmo Giumelli
Tratto da “Provincia di
Sondrio” del 01/12/04
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