La via italiana
al vaccino anti-Aids conclude la prima tappa. Dalla
fase uno della sperimentazione arriva una promozione:
il vaccino non è dannoso ed è effettivamente
in grado di stimolare il sistema immunitario. Davanti
alla sua madrina Barbara Ensoli si presenta ora la domanda
cruciale: ma quanto sarà efficace, sia per prevenire
la malattia nelle persone sane che per curarla nei malati?
Alla fase uno si sono sottoposti 20 volontari sani
e 27 sieropositivi. I due gruppi hanno ricevuto cinque
somministrazioni e non hanno avuto alcun effetto collaterale,
se non la febbricola che si presenta anche con il vaccino
per l'influenza. Tutti hanno reagito producendo anticorpi
specifici. Il 93 per cento dei volontari sani e l'83
per cento di quelli positivi ha prodotto anche anticorpi
capaci di riconoscere la proteina Tat, la vera chiave
della via italiana al vaccino anti-Aids.
"La Tat - ha spiegato ieri Ensoli nella sede dell'Istituto
superiore di sanità, sponsor della ricerca -
svolge un ruolo essenziale nella replicazione del virus.
Bloccare la sua funzione vuol dire far rimanere l'infezione
in una fase abortiva, latente". La maggior parte
degli altri vaccini in sperimentazione nel mondo (poco
più di una trentina) prende di mira le mutevoli
proteine di superficie del virus. La Tat è invece
sempre uguale a se stessa, qualunque sia il ceppo di
Hiv che si intende sconfiggere. "Il vaccino che
stiamo studiando - ha proseguito Ensoli - non fa distinzione
fra le forme di Aids presenti in Asia, Africa, Europa
o altrove. La nostra è una strategia universale".
La fase due della sperimentazione inizierà quando
saranno reperiti i fondi. "Sono in corso trattative
sia con soggetti pubblici che privati" ha riferito
Ensoli. "Per partire bastano anche 5 milioni di
euro". La prossima tappa del percorso sperimentale
servirà a provare la reale efficacia del vaccino.
Per questo saranno arruolate alcune centinaia di volontari,
sia in Italia che in Africa. "Le premesse della
prima fase - ha commentato il presidente dell'Istituto
superiore di sanità Enrico Garaci - ci impongono
di andare avanti".
Ma quanto ottimismo ci consente la pubblicazione di
questi risultati? Mauro Moroni insegna malattie infettive
all'università di Milano: "La premessa di
ciascun vaccino è che non provochi danni e induca
una risposta immunitaria. Fin qui ci siamo, ma ora viene
il bello. Riusciranno gli anticorpi prodotti a sconfiggere
il virus? Per rispondere bisognerà aspettare
la fase due della sperimentazione". Alberto Mantovani,
immunologo dell'università di Milano e dell'Istituto
Mario Negri, sottolinea: "Nella ricerca di un vaccino
anti-Aids è importante tentare nuove strade,
e la scelta di attaccare la proteina Tat è una
strategia innovativa. Bisognerà ora verificarla
su un gruppo di pazienti a rischio". Accuse di
irregolarità nella sperimentazione arrivano dall'immunologo
Fernando Aiuti del policlinico romano Umberto I, che
parla di interruzione prematura dei test, riduzione
del numero dei volontari e divulgazione dei risultati
prima della loro elaborazione da parte della società
internazionale preposta.
Elena Dusi
Tratto da “La Repubblica”
del 06/07/05
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