
 |
Sempre preoccupante
la bassa percezione del rischio
Secondo i dati più recenti del Centro operativo
AIDS (C.O.A.) dell'Istituto superiore di Sanità
(I.S.S.) il numero delle persone che in Italia vivono
con l'infezione da HIV è compreso fra 90.000
e 110.000 (di cui il 30% sono donne), oltre 17.000 vivono
con l'AIDS.
Il quadro dell'epidemia è nettamente cambiato
con gli anni: se nei primi anni Ottanta, il 93% di chi
si scopriva sieropositivo era tossicodipendente o aveva
alle spalle una storia di droga, oggi il gruppo più
consistente, il 34,3%, è rappresentato dalle
persone infettatesi per via eterosessuale. E anche in
questo caso ad essere più vulnerabili sono le
donne: da una ricerca Icona risulta il 63,7% contro
il
21,3% degli uomini. A dimostrazione che sempre di più
l'HIV è una malattia della coppia cosiddetta
normale, portata tra le mura domestiche dall'uomo, il
39,3% delle donne acquisisce il virus dal partner abituale,
sia esso marito o fidanzato, del cui stato sierologico
non era a conoscenza. Al contrario, per il 63% degli
uomini la fonte principale di trasmissione è
il partner occasionale del quale non si conosce la sua
sieropositività.
Nell'ultimo anno, ossia nel periodo compreso fra il
giugno 2001 e il giugno 2002, l'incidenza maggiore della
malattia si è registrata in Lombardia, con 5,4
casi su 100.000 abitanti, immediatamente seguita dalla
Liguria (5,3), Lazio (4,8) Emilia Romagna (4,1) e Sardegna
(3,6). Ma il dato ancora più allarmante è
che il 50% dei soggetti stimati sieropositivi in Italia
ignora di avere l'infezione da HIV. Ciò comporta
che queste persone, ignorando di essere sieropositive,
se non prendono alcuna precauzione, rischiano di diffondere
a macchia d'olio il virus. Spesso poi iniziano a curarsi
in uno stadio avanzato della malattia, quando diventa
più difficile contrastarla. E ancora, cominciano
le terapie più avanti con gli anni, quando le
capacità di risposta del sistema immunitario
sono diminuite.
Sono aumentate le diagnosi negli extra-comunitari,
soprattutto provenienti da Paesi ad alta endemia,
diminuiscono invece le diagnosi nei tossicodipendenti.
È aumentata l'età media alla diagnosi,
tanto che ha ormai raggiunto i 40 anni per gli uomini
e che alla diagnosi si arrivi sempre più tardi
lo testimonia anche il fatto che ben il 62% delle nuove
diagnosi viene fatta in persone che in precedenza non
hanno mai seguito la terapia antiretrovirale. Si conferma
inoltre che circa il 25% delle persone eterosessuali
e meno del 30% degli omosessuali con diagnosi di AIDS
hanno seguito la terapia prima della diagnosi. In questi
ambienti, quindi, si registra la più bassa percezione
del rischio, mentre la soglia raddoppia fra i tossicodipendenti,
tra i quali il 50% ha seguito una terapia antiretrovirale
prima della diagnosi.
da Nadirnotizie |