Prevenzione: test fai da te

Test fai da te e problematiche connesse sulla percezione del rischio… gli occhi devono sempre rimanere aperti

Pressoché da sempre, il Cassero ha posto tutta la sua attenzione ed esperienza nell'ambito della prevenzione all'HIV e alle altre malattie sessualmente trasmesse, producendo materiale informativo, distribuendo preservativi e lubrificanti a base d'acqua e mettendo a disposizione delle persone omosessuali un gruppo di volontari formati appositamente per fornire supporto, informazioni sul safer sex e sui servizi ospedalieri nei quali è possibile eseguire il test in forma anonima o riservata.
E' importante continuare ad offrire spunti e contenuti su cui riflettere, per esempio rispetto ad una questione della quale in quest'ultimo periodo si parla molto, ovvero della possibile introduzione anche in Italia del test cosiddetto "fai da te" sull'HIV.

Un test casalingo, già per altro rintracciabile in internet, che, con una semplice puntura su un dito, consentirebbe una pressoché immediata diagnosi sul proprio stato sierologico. Nell'immaginario di chi propone la discussione, dovrebbe diventare qualcosa di simile al test per la gravidanza o la glicemia e potrebbe incentivare questo tipo di controllo.
In effetti le statistiche dimostrano che sempre più persone si rendono conto del proprio stato sierologico solo alla comparsa di infezioni opportunistiche.
Con l'introduzione delle terapie antiretrovirali, la percezione comune in merito alla pericolosità dell'infezione è sicuramente scesa e, con essa, è sceso anche il livello di attenzione. A questo si aggiunga la paura assai viva per una malattia che ancora presenta molte incognite e la relativa voglia di rimozione, il timore per lo stigma sociale o anche, molto semplicemente, la paura di essere visti in un reparto infettivi, ed ecco che il controllo sulla propria salute viene rimandato di mese in mese, di anno in anno. Ragionamenti che hanno una loro logica apparente e che sono stati lasciati liberi di proliferare grazie all'assenza del Ministero della Salute, da sempre più attento a non dispiacere le gerarchie vaticane ed i loro vaneggiamenti, più che ad attivarsi con impegno nella prevenzione e nella lotta contro l'infezione da HIV.

È quindi necessario trovare il modo affinché le persone si sottopongano al test, e poiché esse non vanno in ospedale per i motivi sopradescritti, ecco che compare il test fai da te. Senz'altro la strada più facile verso lo screening di massa.
Una ipotesi che, tuttavia, non convince e per molti motivi.
Come si sa molte persone tendono ad usare il test come strumento di prevenzione: se il risultato è negativo si va avanti come prima, senza proteggersi. Avendo a disposizione un test fai da te, il processo di rimozione si moltiplicherebbe per la facilità di ricorrervi.
Già oggi, soprattutto in Italia temo, il test Elisa viene visto, e spesso illegalmente richiesto, come atto di prevenzione, cosa che, ovviamente, non è. Un test casalingo potrebbe addirittura finire fra le richieste delle assicurazioni o fra gli incartamenti richiesti dalle imprese per assumere un lavoratore. La legge 135 del 1990 vieta chiaramente questo genere di richieste, ma sono sempre di più i datori di lavoro che richiedono il test senza troppi problemi.
Affrontare una diagnosi positiva in solitudine, in casa, espone le persone a rischi gravi che vanno dalla depressione al suicidio; da sempre le associazioni di lotta contro l'AIDS chiedono a gran voce l'assistenza pre e post test ed è evidente che la soluzione casalinga va nella direzione opposta.

In questa proposta ci vedo molti rischi, la delega della prevenzione al test, l'allontanamento della persona dai servizi sanitari con la sua ulteriore autogestione di domande, tempi, cure e così via.
Credo che un impegno più forte e determinato deve riguardare investimenti culturali, politici ed economici ad oggi poco toccati: penso ai medici di famiglia, ai consultori, alle scuole, al mondo del lavoro. Penso che si debba investire seriamente in informazione, ministeriale e non, capillarmente diffusa attraverso tv, stampa, radio, internet. Progetti che sicuramente richiedono energie e risorse maggiori rispetto a quella che chiede una soluzione usa e getta, spinta, con ogni probabilità, da ragioni economiche e con il sostegno e l'interesse delle imprese farmaceutiche.
Il vero problema è il silenzio calato sull'HIV o, peggio ancora, i danni provocati da campagne di informazione bacchettone. In mancanza di una campagna di informazione e prevenzione corretta anche il test "fai da te" da opportunità può diventare un danno.

In conclusione l'aspetto positivo del test casalingo, ossia la normalizzazione del test HIV al pari di quello per la gravidanza, è una motivazione esile come la promessa che sottende. Per la gravidanza c'è, per ora, una legge che ne consente l'interruzione e una pillola del giorno dopo. Per l'HIV il giorno dopo è ancora un problema.

Sandro Mattioli
Politiche AIDS – Il Cassero

 
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