L'AIDS in Piemonte

Il servizio sopranazionale di epidemiologia della ASL 20 ha pubblicato il bollettino HIV con i dati relativi all'anno 2001.

Mettere le mani in bollettini come quello appena ricevuto dall'ASL 20 da una pessima impressione: dietro quei grafici e quelle cifre si nascondono esseri umani con il loro carico di difficoltà legate al fatto di aver contratto un virus come quello dell'HIV. Ma se non altro queste analisi servono a fare una riflessione per tutti coloro che, come noi, tentano da tempo di combattere la malattia ed il suo diffondersi senza nascondersi dietro moralismi di ogni tipo, ma tentando di spiegare alle persone che la sessualità vissuta in maniera protetta, qualunque essa sia, non rappresenta un limite, ma una conquista di libertà per se stessi.
Proviamo a venire ai dati: meno allarmanti del previsto, ma sicuramente non tranquillizzanti rispetto al panorama nazionale, e soprattutto rispetto all'impatto che i nuovi farmaci hanno dato alle persone nell'immaginario collettivo. Le morti diminuiscono, proprio grazie ai medicinali di nuova generazione, ma il contagio no: Come da un po' di tempo a questa la forma di contagio più frequente (42,74%) sono i rapporti eterosessuali, in netto aumento nel 2000 nei confronti del 1999. A seguire sono ancora gli aghi non sterili a contagiare persone nella nostra Regione: circa il 24,19% dei contagi (contro il 26,09 dell'anno precedente), hanno contratto l'HIV attraverso la barbara usanza di scambiarsi siringhe… Mi permetto una piccola riflessione: possibile che l'Amministrazione Regionale non abbia ancora capito che è necessario ingoiare i propri principi proibizionisti per evitare di aumentare almeno questo tipo di contagio, e che i distributori automatici di siringhe (per capirci quelli che te ne danno una sterile in cambio di una usata) distribuiti a tappeto sul territorio ridurrebbero questa percentuale ad un valore insignificante?
Il contagio con tipo di rapporto omo/bisessuale passa dal 17,39% del 1999 al 15,73% del 2000: una riduzione non sensibilissima, ma che dimostra come alcune campagne (gestite dalle associazioni e dal privato sociale, non certo dal servizio pubblico che alla parola preservativo preferisce ancora le parole monogamia e astensione!). Vale la pena però di analizzare meglio il dato, e si scopre che i rapporti omosessuali sono la più alta causa di contagio in alcune fasce di età: tra i 19 ed i 24 anni, tra i 30 e 34, tra i 40 ed i 49, ed oltre i 55… insomma gli omosessuali più preparati a rapporti protetti non stanno in questa fascia di età. Le analisi in questo caso si sprecano e rischiano di diventare congetture, ma resta il fatto che soprattutto i più giovani e le persone più adulte sono esenti da rapporti protetti: le spiegazioni possono essere varie. Per le persone più adulte resta un vissuto in passato di estrema libertà sessuale (pre avvento AIDS) che hanno vissuto in gioventù e che forse tentano ora di rivivere pagandone le conseguenze. Per i più giovani forse vale la pena di soffermarsi un po' di più: il rischio reale è duplice. Da un lato i nuovi farmaci abbassano la tensione: si pensa che l'HIV non sia più una malattia mortale, che non possa toccarti, che tu ne sia esente, facendo abbassare barriere, cosa favorita anche dai rapporti che si instaurano via internet dove la fantasia viene lasciata al libero sfogo… e quando il rapporto diventa reale la fantasia spesso prende il sopravvento. In più le campagne mirate ad un pubblico omosessuale giovane si lasciano desiderare: da quest'autunno proverà InformaGay con una nuova campagna dedicata espressamente ai giovani che si incontrano su internet dal titolo InformaGiovaniAIDSTour 2002… ma che fatica trovare i fondi per attività di questo genere! Dettagli su questo progetto saranno presto presenti in una sezione ad esso dedicata su questo sito.

Piero Pirotto

 

Per chi vuole ricevere informazioni più dettagliate sul bollettino, potete farne richiesta a:

Servizio Sopranazionale di Epidemiologia ASL 20
Via Venezia, 6
15100 Alessandria
ship@asl20.piemonte.it

 
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