Destri, destrorsi ed opportunisti

Ospitiamo una lunga riflessione di Rossana Praitano presidente del Mario Mieli che dopo il caso del politizotto gay riflette sui rapporti tra associazioni GLBT…

Il Circolo Mario Mieli, che ha seguito il poliziotto gay licenziato, segnalandone anche la vicenda, ha chiesto un incontro alla Questura di Roma, preannunciato anche sui giornali. Successivamente alcune associazioni glbt romane hanno chiesto alla Questura di essere presenti. Il Mieli, informato dalla Questura di tale richiesta, ovviamente accordata, ha invano proposto a tali associazioni due incontri separati, magari successivi, segnalando che un confronto vero sarebbe risultato impossibile, sia per ragioni di privacy, sia perché l'estrapolazione di passaggi da parte di terzi ignari sarebbe potuto non essere compreso o manipolato a danno del poliziotto o della questura, o magari quest'ultima avrebbe potuto beneficiare di una situazione confusa e sovrapposta. Le associazioni hanno rifiutato, per l'esigenza di sfruttare l'occasione di parlare in generale di problemi gay e trans (sic!), e i timori del Mieli si sono puntualmente avverati.
Il 25 novembre con la Questura, in un clima surreale, si sono svolti due confronti, per esplicita richiesta del Mieli, poiché "l'occasione" era chiaramente una sola: un primo confronto con il Circolo e Di' Gay Project, Gay Roma.it, Arcitrans Roma, Gruppo Pesce, successivamente firmatari di un
comunicato stampa; un secondo con il solo Mieli. Nella prima fase la Questura ha ribadito la sua posizione, già nota pubblicamente: il poliziotto è stato licenziato non per il suo orientamento sessuale, ma perché nel corso delle indagini sull'aggressione subita si era inizialmente mostrato reticente ( da ciò l'incriminazione per favoreggiamento e simulazione di reato, poi decaduta con il proscioglimento giudiziario) e perché aveva tenuto comportamenti contrari alle regole di polizia. Il Mario Mieli si è riservato di fare le proprie osservazioni in separata sede per le motivazioni sopra citate e ribadite. Le quattro associazioni si sono ritenute soddisfatte da tali dichiarazioni. Inoltre Imma Battaglia ha aggiunto che, dimostrata ormai la mancata discriminazione, chi ha denunciato il caso (il Mieli dunque) lo avrebbe strumentalizzato e messo in inutile allarme la comunità glbt.
Nella seconda fase si è svolto un confronto Mieli-Questura, sereno e reale, ma un confronto vero con contraddittorio sull'analisi dei fatti. Alla fine, e non poteva essere altrimenti, sono rimaste delle legittime divergenze, poiché il Mieli ha continuato a sostenere la presenza di elementi discriminatori che hanno portato la vicenda sull'esito a tutti noto: talune lacune investigative; la formulazione del testo del processo disciplinare; l 'aver indicato delle ipotesi di reato a carico della vittima per noi insussistenti, e tali apparse poi al giudice penale; etc.
Alla fine si può ribadire la fiducia del Mieli nella Questura di Roma, così come l'aver di nuovo riscontrato la disponibilità, a partire dal questore stesso, ad affrontare i problemi di propria competenza che la comunità glbt potrà incontrare. Ma il nostro giudizio sul caso specifico rimane lo stesso: ci sono stati fattori discriminatori.
Tali dettagliate puntualizzazioni nascono da esigenze di verità, ma anche dall'indecorosa, stupefacente e irresponsabile accusa pubblica, fatta dalle 4 associazioni sia dinanzi al questore, che con un comunicato, dellosfruttamento di un episodio falso da parte del Mieli. Riteniamo sarebbe stato strabiliante che, per il sol fatto che Imma Battaglia lo abbia chiesto, la Questura avesse potuto ammettere di averdiscriminato.
Riteniamo incredibile che delle associazioni gay si siano accontentate del fatto che, chi ha licenziato, abbia detto di aver fatto bene a farlo. Riteniamo ai confini della realtà che delle associazioni gay si mettano a pestare i piedi a un'altra, che ha seguito un caso "sindacale", operando con spregiudicatezza politica e fregandosene che vi sia la pelle di una persona di mezzo.
Riteniamo infantile voler apparire come bambini bravi e buoni additando, senza cognizione di causa, qualcun altro. Poi però è stato triste vedere papà questore zittire giustamente i tentativi di generiche osservazioni politiche con un brusco "non mi si parli di politica", o troncare la proposta (offerta?) di corsi di formazione con un "abbiamo i nostri formatori interni". Non è detto che ai bravi bambini si debbano dare per forza le caramelle, e soprattutto è totalmente fuori luogo ritenere il questore un papà, magari anche da ammaliare.
Inoltre è necessario segnalare che la Questura, correttamente e con coerenza, non ha dato giudizi morale sulla persona, anche perché se lo avesse fatto sarebbe stata evidente la discriminazione, non rientrando nei compiti della polizia dare indicazioni etiche e muoversi di conseguenza. Lo segnaliamo perché nel famigerato comunicato stampa (presente sul sito di GayRoma.it e altrove) si cita: "il poliziotto gay per il Ministero degli Interni non può continuare a prestare servizio per la sua assoluta mancanza di senso dell'onore e della morale" E' evidente la confusa e illogica ricostruzione fatta dalle 4 associazioni. Se si licenzia un gay per la sua morale, si discrimina; così come si discrimina se si ritiene immorale essere gay. Chi diavolo può sostenere la moralità di un omosessuale, di un trans o di una persona qualsiasi, salvo la regola laica e civile del rispetto del
prossimo? Qui siamo all'abc del movimento gay, lesbico, bisessuale e transessuale, e non solo.

Ricapitoliamo: il caso esiste; il poliziotto è stato licenziato e incriminato; il ragazzo poi è stato prosciolto, due giorni dopo la non casuale denuncia pubblica del Mieli; la Questura in sé non è omofoba, anzi; il Mieli ha svolto la sua funzione di controllo, di segnalazione e di supporto, e continuerà a farlo sia in generale, che sostenendo ancora il ragazzo nella sua causa di lavoro; l'aver dato risalto ad un evento indurrà una maggiore attenzione su casi simili, nei più disparati ambiti
lavorativi, e potrà dare coraggio a chi non ce l'ha; si è anche sfruttata l'occasione (questo sì) di far parlare dell'assurda legge sulla discriminazione nei posti di lavoro, abortita dal governo di centro-destra.

Ci permettiamo un'analogia e una rassicurazione. Confortiamo il dottor Mattiello licenziato da Fisichella. Il Mieli non andrà dall'onorevole di AN a chiedergli se ha licenziato il suo collaboratore perché gay o gay friendly, conoscendo già la sua pubblica risposta negativa. Comunque se anche accadesse, non ci accontenteremmo di tale ovvia negazione. Del resto non ci sogneremmo di accusare le associazioni (guarda un po' le stesse), che hanno promosso un sit-in di protesta e di supporto al dottor Mattiello, di aver strumentalizzato la vicenda, con la teoria che il caso è falso perché lo afferma Fisichella stesso. Nella realtà il Mieli ha partecipato a quel sit-in, pur con l'idea che una strumentalizzazione ci sia stata, ma all'interno del centro destra; non a caso la Prestigiacomo lo ha riassunto, LaRussa ha condiviso e le foto erano comparse su Panorama di Berlusconi. Fisichella è scomodo per il centro destra, perché si è spesso schierato in Parlamento con il centro-sinistra, per esempio contro la legge Gasparri sulle televisioni, ma è evidente che in queste considerazioni Mattiello non c'entra e resta una vittima. Il Mieli, come la stragrande maggioranza delle associazioni glbt italiane, non sente sempre l'ansioso bisogno di dover dire la propria in ogni
situazione, né di muoversi sistematicamente in contrasto. Anche perché non è detto che, chi non riesce a mettere il proprio cappello sul lavoro degli altri, sia poi autorizzato a dargli una testata.
Del resto queste associazioni sono in buona parte quelle stesse che a giugno si sono mediaticamente scagliate contro il Pride di Roma. Come dire: uno stile collaudato.

Ci piacerebbe vedere della solidarietà, soprattutto per il ragazzo, ma anche per tranquillizzare chiunque si dovesse trovare in una situazione del genere, che non verrà necessariamente stritolato.
Chiedo scusa per la lunghezza, e non ci si stupisca per la mia inusuale durezza, ma evidentemente bisogna cambiare registro. Inoltre poiché ci sono state le modalità della diffamazione, anche sulla mia persona che si è esposta pubblicamente sui giornali, tali note avranno la maggior diffusione possibile.
"La calunnia è un venticello, nelle orecchie della gente s'introduce destramente, e le teste e i cervelli fa stordire e fa gonfiar", ma noi non siamo così docili da passare per "meschini calunniati, avviliti, calpestati sotto il pubblico flagello". Riteniamo che altri "per gran sorte va a crepar".

Rossana Praitano
Presidente Mario Mieli Roma

 
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