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Nella lettera
del cardinale Ratzinger resa pubblica il no al femminismo
radicale
No al femminismo radicale, che tende ad «assimilare
in tutto» la donna all’uomo. No alla donna
«copia dell’uomo»: perché la
pari dignità non vuol dire negazione della diversità
di ruolo. No infine alla «ideologia di gender
» (genere), che si va affermando nella cultura
nord-americana e secondo la quale ogni individuo ha
il diritto di scegliere il proprio genere, quale che
sia il proprio sesso. Sono i contenuti centrali di una
«Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla
collaborazione dell'uomo e della donna nella Chiesa
e nel mondo», a firma del cardinale Joseph Ratzinger,
prefetto della Congregazione per la dottrina della fede,
che verrà pubblicata domani.
Un documento di 37 pagine, diviso in quattro capitoli,
che conferma la dottrina cattolica sui rapporti tra
uomo e donna, fondata sul versetto del Libro della Genesi
che dice: «Maschio e femmina li creò».
Espressione che Giovanni Paolo II cita di continuo nella
sua predicazione, per affermare insieme la pari dignità
e il diverso ruolo dell’uomo e della donna.
Partendo da questo nodo profondo, il documento aggiornerà
gli insegnamenti tradizionali sulla partecipazione della
donna alla vita pubblica, da considerare un «segno
dei tempi», ma che non deve ledere la sua «vocazione»
alla maternità; sul sacerdozio da mantenere riservato
agli uomini, ma da accompagnare con un ruolo crescente
della donna nella vita della Chiesa; sulla vita familiare
e la necessità che la famiglia sia fondata sul
matrimonio tra un uomo e una donna.
Sono argomenti sui quali Giovanni Paolo II è
intervenuto a più riprese, nei 25 anni e più
del suo Pontificato. Ne ha trattato fin dagli inizi
e per quattro anni, nelle catechesi del mercoledì.
Ha poi completato il suo «insegnamento»
con la lettera apostolica Mulieris dignitatem del 1988
e con la Lettera alle donne del 1995.
Nel primo di questi documenti il Papa aveva lodato
l’impegno del movimento femminista per la liberazione
della donna, ma negli anni successivi aveva criticato
le correnti radicali di quel movimento. Ad esse alludeva
per esempio in un discorso del 1995, nel quale è
contenuto questo passaggio: «In tempi recenti
alcune correnti del movimento femminista, nell’intento
di favorire l’emancipazione della donna, hanno
mirato ad assimilarla in tutto all’uomo. Ma l’intenzione
divina manifestata nella creazione, pur volendo la donna
uguale all’uomo per dignità e valore, ne
afferma nel contempo con chiarezza la diversità
e la specificità. L’identità della
donna non può consistere nell’essere una
copia dell’uomo, essendo dotata di qualità
e prerogative proprie, che le conferiscono una sua autonoma
personalità, sempre da promuovere e incoraggiare».
Più recentemente - nel novembre del 2001 - il
Papa indicò nell’«ideologia di genere
(gender)» un nuovo avversario della concezione
cattolica sulla coppia umana: «Desta preoccupazione
la crescente divulgazione nei fori internazionali di
fuorvianti concezioni della sessualità e della
dignità e missione della donna, soggiacenti a
determinate ideologie sul genere (gender)».
Se le indiscrezioni raccolte ieri sono esatte, il nuovo
documento avrebbe proprio il compito di dare espressione
completa alla «preoccupazione» per quell’ideologia,
che il Vaticano ha più volte indicato come implicita
in documenti dell’Onu sulla donna e sulla famiglia.
Il Lexicon del Pontificio consiglio per la famiglia,
pubblicato l’anno scorso (per l’Italia dalla
Edb), alla voce Genere (gender) afferma che secondo
quell’ideologia, propria del femminismo radicale
statunitense (viene citata come autrice portabandiera
Judith Butler), «la mascolinità e la femminilità
non sarebbero determinate fondamentalmente dal sesso,
ma dalla cultura».
Ne verrebbe una «rivoluzione culturale»
che viene così descritta: «Quale che sia
il suo sesso, l’uomo potrebbe scegliere il suo
genere: potrebbe optare per l’eterosessualità,
l’omosessualità, il lesbismo. Potrebbe
persino optare per la transessualità, cambiare
di sesso».
Ne verrebbero anche - sempre secondo il Lexicon - una
pluralità di «generi», ben oltre
il maschio e la femmina della Genesi: «eterosessuale
maschile, eterosessuale femminile, omosessuale, lesbica,
bisessuale e indifferenziato».
Luigi Accattoli
Tratto da “Il Corriere della
Sera” del 30/07/04
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