Nel pride c’è tutto e vogliamo tutti. Il pride è di tutti e noi vogliamo tutto

Lettera aperta del Queering Sapienza

Il tema proposto per il pride romano di quest’anno è la richiesta di una legge relativa alle unioni civili; e a tutte le realtà glbtq è stata chiesta l’adesione.
Malgrado l’importanza di questa rivendicazione, per le persone glbtq e non solo, essa ci sembra non a tempo, svincolata dalla ben più ampia discussione sui diritti che la situazione nazionale ed internazionale ha reso ineludibile, nel corso di quest’anno, coinvolgendoci tutti. Un contesto talmente esplosivo che, e non da ultimo, ci viene il dubbio che con questo governo non si possa e non si debba negoziare, avanzando una richiesta specifica, ma che invece, ora più che mai, occorra dare voce al nostro dissenso.

Ci sembrerebbe grave che il movimento glbtq, che attraversa trasversalmente la società intera, decidesse di sottrarsi alla sfida che tale contesto suggerisce e richiede. Siamo scesi più volte in piazza per protestare contro la guerra e contro l’occupazione dell’Iraq, contro la legge sulle PMA, contro la Bossi-Fini, contro la legge che criminalizza l’uso delle droghe leggere, contro la precarizzazione della scuola e del lavoro, per fare alcuni esempi. Siamo, cioè, scesi in piazza per difenderci dai tanti attacchi che mettono in pericolo i diritti di tutti.
Dare la priorità alle unioni civili implica, da un lato, chiamarsi fuori da questo complesso di lotte e rivendicazioni, quindi slegare il movimento glbtq da tutti gli altri; dall’altro, scoraggiare la partecipazione di tutte quelle realtà che vedono nel pride un momento importante per contestare uno Stato ancora confessionale e maschilista, e per festeggiare la libertà dei desideri e delle diversità al di là di qualsiasi categoria. Non un solo tema, quindi, ma molti temi, tutti i temi. Non un solo desiderio, cioè, ma molti desideri, tutti i desideri. Insomma: vogliamo tutto.

Nel corso delle ultime settimane, ci siamo resi conto che anche altri soggetti, glbtq e non, condividono le nostre stesse perplessità, talora al punto da mettere in discussione la propria partecipazione al corteo del 3 luglio.
Noi pensiamo che il pride appartenga a tutti, da sempre, e vada usato e abitato dai contenuti, dalle rivendicazioni e dalle pratiche di ciascun*; che esso sia il luogo dove si esercitano mente e cuore, ironia, indignazione ed azione.
Per questo saremo in piazza e proveremo a portare nel pride l’esperienza di contaminazione, continuità, sperimentazione di linguaggi molteplici e diversi incontrati in altre piazze.

La sfida è alla creatività e al desiderio di ciascun*: come vogliamo che sia il pride? Come vogliamo che diventi?

Noi vorremmo vedervi tutti. E vogliamo tutto.

Queering Sapienza

   
 
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