Lettera aperta

Da Siena una riflessione sulla situazione del movimento GLT itlaiano

Manca oramai da molto tempo un luogo di confronto e di dibattito all'interno del movimento per i diritti e le libertà delle persone glbttq. E' forse da dopo il grande World Pride di Roma del 2000, ma forse anche da
prima, che è venuta meno non solo la possibilità, ma anche l'idea stessa che la nostra possa e debba essere una comunità democratica e plurale.

Nell'ultimo decennio abbiamo assistito alla crescita esponenziale delle attività commerciali gay o gay friendly, che ha generato un notevole miglioramento della qualità della vita della nostra comunità.
A fronte di ciò il nostro movimento, che è certo cresciuto, anche se in misura minore, per numero di volontari e di militanti, è caduto in un vuoto di idee e di progettualità senza precedenti, riducendosi a ripetere i rito del Pride o delle manifestazioni per le unioni civili (o che dir si voglia), con sempre meno efficacia e partecipazione e con sempre maggiore disinteresse della società e della politica e dei media. (Non certo per responsabilità di chi si è dato da fare... ovviamente...). O dove le manifestazioni sono riuscite, e il popolo gay vi ha patecipato in massa, e spontaneamente per lo più, è sembrata quasi una forzatura l'uso politico che di esse è stato fatto da parte degli organizzatori.

La crisi di efficacia è anche crisi di idee, ovvero crisi dei luoghi della democrazia e del confronto.
Crisi dell'idea stessa di comunità, in Italia.

E' passata completamente sotto silenzio la trasformazione che si è avuta negli ultimi anni nel mondo commerciale gay.

In Italia, una sola organizzazione detiene oltre il 90% del mercato dei locali gay, l'Arcigay: se invece che nel mercato gay, ciò si fosse verificato in qualsiasi altro settore (tipo: assicurazioni, grande
distribuzione alimentare, etc.) la stessa associazione sarebbe già stata condannata dal Garante della concorrenza e del libero mercato per 'abuso di posizione dominante'.

Se da una parte, questo monopolio di fatto del mercato gay si traduce in un monopolio della pubblicità sui media gay tanto forte da condizionare la libertà di espressione e di informazione all'interno della nostra comunità, poiché non c'è media che non viva di pubblicità (carta, internet, tv...) e che senza di essa non rischierebbe la chiusura o quanto meno il drastico ridimensionamento, dall'altra la grande concentrazioni di locali e di attività economiche all'interno della stessa organizzazione, con vere e proprie catene commerciali, capaci di fare grandi economie di scale e di far fuori dal mercato od assorbire i cosiddetti 'pesci piccoli', forte dello scudo politico e fiscale di arcigay, che permette loro di dedicarsi al 'business' nella quasi assoluta mancanza di controlli e di tasse, ha un pari potere di condizionamento, che a volte rasenta la dipendenza, verso la struttura politica arcigay.

Tutto ciò riguarda tutti noi. Perché un' organizzazione che controlla il 90% del mercato della nostra comunità, il 90% della vita politica gay del paese e quasi tutti i media gay, non può non riguardarci.
Così come non possiamo esimerci dall'occuparci di sanità pubblica, o di scuola, pur essendo, al momento, sani, o non essendo più studenti da un pezzo, non possiamo non occuparci di chi, di fatto, gestisce a tale livello ed in tale percentuali le attività commerciali legate alla nostra comunità, le nostre aspettative politiche e di promozione sociale e, attraverso esse, la libertà di informazione e di espressione della e nella comunità glbttq, a prescindere dalla nostra adesione alla suddetta organizzazione.

Il caso toscano è emblematico di quello che vogliamo denunciare. Ci permettiamo di parlare chiaro e di fare nome e cognomi, per praticità e perché quando i fatti sono palesi e pienamente corrispondenti alla realtà nessuno può sentirsene offeso.

L'attuale presidente di Arcigay Toscana, Alessio De Giorgi, è anche il proprietario dei più importanti locali gay della Toscana, proprietario di gay.it (sito che gestisce tutta l'informazione gay su internet, anche
attraverso gaynews.it, unico sito gay in Italiano, tra i non pornografici, gestito in maniera non artigianale, con profitti rilevanti), proprietario dell'unica rivista gay toscana su carta, tra i più importanti inserzionisti
delle riviste gay a distribuzione nazionali. A ciò si aggiunge la carica di presidente onorario del circolo Arcigay di Pisa, l'ente che anche con contributi pubblici, organizza Friendly Versilia ed altri eventi, i cui principali beneficiari sono gli stessi locali di De Giorgi.
Tralascio le molteplici attività economiche (turismo, e-shopping, etc...), che ingigantiscono il conflitto di interessi. Fino a che punto il De Giorgi, presidente di arcigay toscana, difende i nostri diritti quando le destre omofobe tentano di boicottare alcune attività dei suoi locali? E quando incomincia l'interesse personale e l'abuso?
Potere politico, potere economico, potere mediatico tutte in una stessa proprietà.

Il conflitto di interesse, la libertà di informazione e di espressione sono temi centrali del dibattito democratico, e non solo quando il centro del problema è Berlusconi.

Concentrazioni economiche interne al monopolio che arcigay ha sul mercato gay, con i relativi danni alla vita democratica della nostra comunità, vi sono in molte regione italiane. Il caso toscano è sicuramente il più vistoso, ed è per questo che lo citiamo, oltre che per essere quello che da noi meglio conosciuto, nonché causa della coerente fuoriuscita del Circolo Ganimede di Siena dal circuito arcigay.
Ma i casi sono molteplici, nei diversi contesti regionali italiani: ugualmente gravi, a volte, in determinati settori e realtà, addirittura peggiori, sicuramente più subdoli.

Noi che siamo impegnati per una società pluralista, democratica, laica, inclusiva, interculturale ci ritroviamo a vivere in una comunità, quella glbttq, che certo abbiamo contribuito a creare così, che assomiglia molto al paradigma negativo di società oppressiva e discriminatoria contro cui abbiamo sempre lottato. Nella comunità glbttq oggi gli spazi di partecipazione democratica, di libertà di espressione e di informazione, di integrazione socio-economica, le occasioni di confronto e di promozione del pluralismo sono ridotte all'osso.

Vorremmo ripartire da qui, dall'idea di una comunità aperta, inclusiva, pluralista... per aprire nuovi spazi di partecipazione democratica, che ci permettano di costruire la comunità glbttq dei diritti, della libertà e della solidarietà che vogliamo.

Vorremmo innanzi tutto che vi fosse un luogo fisico in cui il movimento gay, nelle sue diverse espressioni possa confrontarsi ed interrogarsi su se stesso, sui propri obiettivi, suoi propri limiti. Chi siamo? Cosa siamo diventati? Dove abbiamo sbagliato? Dove vogliamo andare?

Vorremmo capire ciò che ci unisce, per poterci dividire su ciò che effettivamente ci rende diversi.
Il pluralismo ideale è alla base della partecipazione democratica. Crediamo che entrambi siano carenti nel movimento attuale.

Con la presente lettera, abbiamo voluto gettare un sasso nello stagno, nella speranza che anche altri si interroghino su queste problematiche e vogliano esprimere un loro contributo.

Inviamo la presente comunicazione soltanto alle realtà ed alle personalità del movimento, con lo scopo di suscitare il dibattito politico ed il libero confronto di idee, senza voler creare divisioni né inutili clamori, ma con l'intento di suscitare una nuova consapevolezza.

Giacomo Andrei
Segretario CIGS Ganimede - Siena
Tratto da “Titolo Giornale” del 01/01/03

   
 
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