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“I
loro studi su forme diverse di convivenze non sono pertinenti
ai nostri interessi”. L’Ulivo: è
la pratica dello spoil system applicata alle istituzioni
scientifiche.
Non può studiare la famiglia «chi non
crede nella famiglia». Per essere più precisi:
chi non crede esclusivamente nel modello di famiglia
tradizionale che sta a cuore al governo in carica.
Per questo motivo, esplicitamente dichiarato, due autorevoli
studiosi laici dei modelli e della storia della famiglia,
Chiara Saraceno e Marzio Barbagli, sono stati estromessi
dal comitato scientifico dell’Osservatorio nazionale
sulla famiglia il cui comitato scientifico il ministro
del Welfare Roberto Maroni si prepara a insediare martedì
per il secondo mandato.
Certo non chiamiamo a occuparsi
della famiglia chi in questi anni ha dimostrato di non
credere nella famiglia
ha rivendicato senza esitazioni il sottosegretario
alle politiche sociali Grazia Sestini: «Non chiamiamo
chi si è dedicato a studi su forme diverse di
convivenze che famiglie non sono, interessanti, ma non
pertinenti ai nostri interessi». Par di capire
che la colpa di Barbagli e Saraceno sia di avere studiato
anche le famiglie di fatto e soprattutto le convivenze
gay, a cui proprio Barbagli ha dedicato il primo approfondito
studio italiano, Omosessuali moderni, edito dal Mulino.
A quanto pare, dunque, il ministero del Welfare ha
deciso di applicare la pratica dello spoil system anche
alle istituzioni scientifiche. L’Osservatorio
sulla famiglia è un centro studi ideato cinque
anni fa a Bologna dall’allora giunta di sinistra,
e poi promosso nel 2000, grazie a un accordo con il
ministro ulivista Livia Turco, a istituzione governativa.
«Ma noi almeno», ricorda l’ex sindaco
Walter Vitali, «ci preoccupammo di garantire la
presenza di diverse impostazioni ideali e culturali».
Nel quartetto di accademici che dirigevano il centro
c’erano infatti accanto ai laici Saraceno e Barbagli
(che ne era il direttore) i cattolici Pierpaolo Donati,
sociologo bolognese, e Giovanna Rossi, docente alla
Cattolica di Milano. Nei due anni del primo mandato
l’Osservatorio ha prodotto una discreta mole di
materiali di studio utili agli enti locali: numerosi
convegni e seminari, un sito Internet pieno di documentazione,
tre indagini raccolte in altrettanti volumi. «Non
credo proprio di essere stato allontanato per scarsa
produttività scientifica o per incompetenza»,
ironizza il professor Barbagli, collaboratore dell’Istituto
Cattaneo, autore di fortunati saggi (“Provando
e riprovando”, “Sotto lo stesso tetto”)
e di una corposa Storia della famiglia tradotta in più
lingue. «So solo che nessuno mi ha neppure avvisato».
Sta di fatto che nel comitato scientifico dell’Osservatorio
(rifinanziato e rilanciato con la partecipazione di
25 comuni e province) torneranno a sedersi i due professori
di orientamento cattolico, mentre al posto dei due eretici
puniti sono stati indicati un’altra studiosa cattolica,
Paola De Nicola, allieva di Donati, e un solo laico,
il noto demografo Antonio Golini, che però, all’improvviso,
due giorni fa, ha comunicato la sua rinuncia. Barbagli
non intende fare polemica: ma al suo posto insorgono
i deputati ulivisti di Bologna, che con due diverse
interrogazioni parlamentari hanno chiesto al ministro
Maroni di bloccare le nomine monocolori. «Siamo
all’omologazione ideologica degli istituti scientifici»,
protesta Vitali, «è una vergogna politica
oltre che una bestemmia culturale». «All’uso
proprietario delle istituzioni s’aggiunge l’oscurantismo»,
s’indigna l’ex ministro Livia Turco, «è
incredibile, Maroni dovrebbe andare a chiedere in giro
in Europa che fama hanno gli studiosi che ha cacciato».
«Vogliono confessionalizzare l’Osservatorio»,
s’arrabbia anche l’Arci-Gay: «Hanno
punito chi si è occupato di gay». «Eppure
– ricorda sorridendo Barbagli – recensendo
il mio libro sugli omosessuali, Libero scrisse: Barbagli
dirige l’Osservatorio sulla famiglia, e Berlusconi
lo riconfermerà certamente».
Michele Smargiassi
Tratto da “La Repubblica”
del 25/01/04
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L’esclusione di Chiara Saraceno
e Marzio Barbagli dall' ”Osservatorio nazionale
sulla famiglia” è un fatto gravissimo
Non ci si riesce mai ad abituare alla smodata gestione
monocratica del governo attuale, perché ogni
volta che si pensa che il limite sia stato raggiunto
si viene smentiti.
Che un governo sponsorizzi in tutte le istanze istituzionali
la propria posizione è ormai una triste abitudine,
anche se l’occupazione delle posizioni è
diventata con Berlusconi una vera ossessione, per “stanare”
ogni possibile forma d’opposizione, od anche più
semplicemente di pensiero critico o divergente dalle
linee politiche opportunisticamente perseguite.
Nel caso di Barbagli e Saraceno però la provocazione
è addirittura sfrontata, quando si dichiara esplicitamente
che la loro cacciata è dovuta alle aperture che
hanno manifestato nei confronti della realtà
di fatto, prendendo atto dei processi in corso anche
nelle relazioni interpersonali e familiari ed analizzandole,
ancor prima di ergersi a giudici di quegli stessi fenomeni.
Del resto sarebbe stato ben difficile motivare in altro
modo il “licenziamento” di quelli che sono
in Italia i maggiori esponenti dello studio sulla famiglia,
o meglio sulla pluralità di tipologie di relazioni
che ha sostituito il modello mononucleare, patriarcale
ed eterosessuale di famiglia. Quel modello che invece
si vuole evidentemente continuare a imporre come unico,
negando diritti e libertà di sperimentare ogni
altra relazione.
Marzio Barbagli ha diretto la prima inchiesta nazionale
sulla condizione omosessuale a livello scientifico in
Italia. Chiara Saraceno ha coordinato la ricerca sulla
condizione omosessuale e transessuale nella nostra città,
che il Comune ha deciso di avviare dietro esplicita
richiesta del Coordinamento Gay, Lesbiche e Transessuali
di Torino. Abbiamo conosciuto la loro serietà
e disponibilità al confronto, anche quando le
nostre riflessioni divergevano da quelle da loro condotte.
Non si tratta però, evidentemente, di difendere
una “voce amica”. L’indignazione che
proviamo crediamo dovrebbe essere – e sarà
– di tutte le cittadine ed i cittadini nel momento
in cui sarà chiaro come questa esclusione, condotta
sotto il vessillo dell’omofobia più retriva,
miri a negare in generale qualsiasi autonomia alla ricerca,
alla produzione culturale dentro e fuori le Università,
nella realtà sociale e dentro i mille percorsi
che non si accontentano di genuflettersi di fronte alle
verità proclamate.
Uno scatto di dignità impone la necessità
di ribellarsi a questo clima indecente, denunciando
l’umiliante annullamento degli spazi di autonomia
culturale, come anche le vicende di questi giorni nel
campo dell’informazione televisiva dimostrano.
Difendere questi spazi è indispensabile, prima
che sia troppo tardi.
Mobilitiamoci in tutte le forme possibili, offrendo
una prospettiva diversa a chi non intende piegarsi.
Se la giornata del 14 febbraio a Roma, con la manifestazione
nazionale in appoggio ad una legislazione che riconosca
i diritti delle coppie omosessuali, è un appuntamento
a questo punto ancor più significativo, cui invitare
tutti e tutte, anche a Torino, in questi giorni, diciamo
no a questa logica demenziale d’annullamento delle
voci critiche, che ha colpito, attraverso Chiara Saraceno,
un esempio di ricerca e studio di cui la nostra città
può esser orgogliosa.
Tra le prime iniziative vogliamo
segnalare
ASSEMBLEA PUBBLICA
GIOVEDÌ 5 FEBBRAIO 2004 dalle ore 17 alle ore
19
alla sala 3 del Dipartimento di
Scienze Giuridiche, Via Sant'Ottavio 54,
si terrà un dibattito promosso
dal CPO dell'Università di Torino
La libertà di
ricerca, le opzioni di valore e le responsabilità
degli istituti di ricerca pubblici
Nel chiudere il rapporto
con la Prof. Saraceno dell'Università di Torino
ed il Prof. Barbagli dell'Università di Bologna
come componenti del comitato scientifico dell'Osservatorio
nazionale sulle famiglie e le politiche locali di sostegno
alle responsabilità familiari, l'On. Grazia Sestini,
sottosegreatria alle politiche sociali, ha dichiarato:
'(i due docenti) vengono sostituiti perchè non
credono nella famiglia (...) come possono credere nella
famiglia se hanno fatto studi sulle convivenze e i gay?'
Ne discutono con la Prof. Saraceno
il Prof. Vattimo, la Dott.ssa Pozzi,
Assessore alle Pari Opportunità del Comune di
Torino, Fredo Olivero e Paolo Hutter.
Coordina il dibattito V. Franzinetti,
Presidente del Comitato Pari Opportunità dell'Università
di Torino
- Chiara SARACENO, docente di Sociologia
della Famiglia - Università di Torino
- Paola POZZI, Assessore al Sistema
Educativo e alle Politiche di Pari Opportunità
- Città di Torino
- Fredo OLIVERO, Servizio Migranti
Caritas - Torino
- Gianni VATTIMO, europarlamentare
e docente di Filosofia Teoretica - Università
di Torino
Coordinamento Gay, Lesbiche,
Transessuali di Torino
Per informazioni: 0115211116 |