Intervento
di Zapatero sull’approvazione del nuovo diritto
di famiglia…
La notte del 14 marzo del 2004, quando noi socialisti
celebravamo la vittoria elettorale, ho sentito con chiarezza
un coro di voci giovanili che mi gridava: "Zapatero,
non ci deludere!". Quelle voci, che continuano
a risuonare dentro di me, sono la voce dei cittadini
spagnoli, che non voglio deludere e ai quali spetta
di giudicare il primo anno del mio mandato alla guida
del governo.
Nella campagna elettorale del 2004 avevo presentato
agli spagnoli un programma per il cambiamento articolato
attorno a tre assi: lavorare per la pace, dare ai cittadini
più diritti e instaurare uno stile di governo
che in Spagna abbiamo convenuto chiamare "talante",
disponibilità, e che altro non è se non
la politica del dialogo e del negoziato.
Un anno dopo, ritengo che il mio governo abbia fatto
alcune cose importanti in risposta a quel messaggio.
Una consistente maggioranza degli spagnoli desiderava
che il nostro paese ritornasse a fare parte del cuore
dell'Europa, e così abbiamo fatto. Il mio governo
ha contribuito a sbloccare il processo dell'approvazione
della Costituzione europea e della firma a Roma da parte
dei capi di Stato e di governo. E a febbraio, il popolo
spagnolo ha dimostrato la sua ferma vocazione europeista
diventando il primo paese a ratificare con un referendum
questa Costituzione.
Per l'Europa, il secolo XX è stato devastante.
E, tuttavia, nella seconda metà di questo secolo,
la Costruzione europea è diventata il progetto
più ambizioso e appassionante di sempre, consistente
nel tentativo di creare un grande spazio di democrazia,
di diritti umani, di progresso economico, di solidarietà
e di incoraggiamento alla pace.
Il nascente secolo XXI deve essere quello dell'allargamento,
dell'approfondimento e della consolidazione di questo
spazio. Il mondo ha bisogno e chiede più Europa,
non meno Europa.
Parliamo ancora di pace. In un contesto internazionale
convulso, anche il terrorismo si è globalizzato.
In Spagna, che da trent'anni è colpita dal flagello
dell'Eta, abbiamo subito l'accanimento della violenza
selvaggia del terrorismo internazionale l'11 marzo 2004.
Bisogna ripeterlo: il terrorismo non ha alcuna giustificazione
possibile, in nessun luogo e in nessuna circostanza.
Di fronte a questa piaga c'è posto solo per la
fermezza democratica e per la forza della legge. Per
questo abbiamo aumentato le risorse umane e materiali
per la lotta contro il terrorismo internazionale. Per
questo abbiamo rafforzato il contingente militare in
Afghanistan. Ed è anche per questo che abbiamo
incrementato la cooperazione internazionale, dentro
e fuori dell'Ue, nel settore delle forze di polizia,
dei servizi d'intelligence e del potere giudiziario.
Ma il terrorismo va combattuto senza violare l'essenza
stessa della democrazia, senza offendere i diritti e
le libertà irrinunciabili, senza forzare la legalità
internazionale, senza associarlo a delle comunità,
a delle culture o a delle religioni determinate. L'uso
della violenza e il terrorismo non sono patrimonio di
alcuna comunità, cultura o religione, e da qui
deriva la proposta che ho presentato davanti all'Assemblea
dell'Onu di un'Alleanza di civiltà. È
fondamentale chiudere il divario che s'è aperto
tra Occidente e il mondo arabo e musulmano.
Dobbiamo studiare le cause di questa frattura e adottare
delle misure per ricucirla. La risposta al terrorismo
non può essere solo di tipo repressivo. Occorre
bonificare le paludi dove questa peste cresce; prosciugare
ogni brodo di coltura politico, economico, sociale o
culturale che possa favorirlo. È per questo motivo
che insistiamo nel multilateralismo, nella legalità
internazionale, nel ruolo dell'Onu e nella solidarietà.
La Spagna sta aumentando il livello della sua cooperazione
estera per raggiungere lo 0,5% del Pil al termine di
questa legislatura. E mi sono impegnato a raggiungere
quel simbolico 0,7% che il mondo in via di sviluppo
sollecita. Assieme al Brasile, al Cile, alla Francia
e al segretariato generale Onu, stiamo anche promuovendo
l'Alleanza contro la fame.
"Zapatero, non ci deludere". La mia prima
decisione come presidente del governo è stata
di decidere il rientro delle truppe di stanza in Iraq.
Lo aveva chiesto la grande maggioranza dei cittadini.
Era un impegno preso in campagna elettorale che ho voluto
onorare senza indugi. Non siamo stati d'accordo con
la guerra, ma ciò non impedisce che siamo tra
i più importanti contribuenti al processo di
ricostruzione dell'Iraq. E non impedisce che io rispetti
le decisioni che su questa materia hanno adottato i
governi di altri paesi amici e alleati. E loro hanno
saputo rispettare la posizione spagnola.
"Zapatero, non ci deludere". Le forze progressiste
del secolo XXI devono ampliare i diritti dei cittadini;
ciò deve essere uno dei primi segnali della nostra
identità. In un anno appena, abbiamo rafforzato
la tutela delle donne di fronte alla violenza machista,
abbiamo reso più agile la legge sul divorzio
e abbiamo riconosciuto il diritto al matrimonio delle
coppie omosessuali.
Abbiamo anche aumentato il salario minimo e le pensioni
e abbiamo moltiplicato il numero di borse di studio
e di contributi per l'alloggio. E non considero progressista
una smisurata spesa pubblica e neppure un deficit fuori
controllo, credo nella sinistra della gestione virtuosa.
"Zapatero, non ci deludere". La parola spagnola
talante è diventata un'etichetta del mio governo.
Mi riempie d'orgoglio. Perché questo talante
segna uno stile nel modo di governare. Talante è
scommettere affinché il Parlamento riacquisti
il suo ruolo centrale nella vita politica; è
dare impulso allo spirito del dialogo e della negoziazione
tra i partiti politici e le Comunità autonome
d'una Spagna unita e pluralista.
Talante è, infine, garantire che i mezzi di
comunicazione pubblici siano, per la prima volta nella
storia della Spagna, indipendenti dal governo di turno
e diretti da professionisti. Ho affidato a un comitato
d'esperti l'incarico d'elaborare un insieme di proposte,
che potrebbero essere poi convertite in legge.
Sta al popolo spagnolo trarre il bilancio della mia
gestione alla guida del governo: penso che la nostra
sia la strada giusta, ma non mi concederò un
minuto d'autocompiacimento. E voglio che diventi un
mandato cittadino quel grido della notte elettorale:
"Zapatero, non ci deludere!".
José Luis Zapatero
Traduzione di Guiomar Parada
Tratto da “La Repubblica”
del 21/04/05 |