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Primo via
libera in Parlamento per i matrimoni tra persone omosessuali…
«Habemus matrimonium» gridava uno striscione
del Collettivo gay e lesbiche all'interno del parlamento
spagnolo dopo che ieri la camera bassa ha approvato
una legge, definita «storica», che consentirà
a persone dello stesso sesso di sposarsi e adottare
bambini esattamente come gli eterosessuali. La legge,
che ripropone lo scontro fra le due anime della Spagna
cattolica e socialista ed è stata criticata duramente
dai vescovi spagnoli e dall'allora cardinale Joseph
Ratzinger come «distruttiva per la famiglia e
la società», è passata con 183 voti
a favore, 136 contro (Popolari e Unione democratica
di Catalogna, Udc) e 6 astensioni. Il Partito Nazionale
Basco (Pnv) e Convergenza e Unione di Catalogna (CiU)
della quale fa parte Udc, avevano lasciato libertà
di voto ai propri deputati. La camera ha anche approvato,
con 192 voti a favore, 127 astensioni (Pp) e 5 voti
contro, un progetto di legge che rende più agile
il divorzio rendendo possibile presentare domanda dopo
tre mesi dal matrimonio, senza separazione previa e
senza cause di colpevolezza. La riforma mantiene la
polemica custodia condivisa dei figli che può
essere decisa dal giudice su richiesta di uno solo dei
due coniugi. Ma il governo si è detto pronto
a «ritoccare» questo punto. La legge sul
matrimonio omosessuale, che, come quella sul divorzio,
passerà ora al senato, senza molti dubbi sulla
sua approvazione finale malgrado i popolari siano là
il principale partito, dovrebbe entrare in vigore in
estate. Essa modifica il codice civile vigente in 16
articoli, sostituendo di fatto le parole «marito
e moglie» con «i coniugi» e «padre
e madre» con «genitori». Viene inoltre
ampliato l'articolo 44 con la seguente dizione: «Il
matrimonio avrà gli stessi requisiti ed effetti
quando i contraenti siano dello stesso o di differente
sesso». «È un giorno storico per
tutti i cittadini che credono nell'eguaglianza, la giustizia
e lo stato di diritto» ha detto Beatrice Gimeno,
presidente della federazione statale di lesbiche, gay
e transessuali i cui rappresentanti nella camera avevano
le lacrime agli occhi. Il ministro della giustizia Juan
Fernando Lopez Aguilar ha affermato che con il matrimonio
omosessuale si adempie il mandato costituzionale di
eliminare le barriere di disuguaglianza e discriminazione.
Il Consiglio generale del potere giudiziario (Cgpj)
ha da parte sua espresso dubbi sulla costituzionalità
del testo di legge in quanto «il matrimonio o
è eterosessuale o non è». Il Pp
ha sottolineato che la sua opposizione non è
nei confronti dei diritti, che invece difende, di gay
e lesbiche, ma ad una legge che equipara la loro unione
al matrimonio tradizionale. Contro l'iniziativa di legge
si erano espressi i cristiani ed ebrei chiedendo al
parlamento di non consentire che le unioni omosessuali
siano equiparate al matrimonio distruggendone così
«essenza e identità» che sono parte
integrante della «tradizione giudaico-cristiana».
In un documento senza precedenti sottoscritto da rappresentanti
delle fedi cattolica, ortodossa, evangelica ed ebraica,
e diffuso dalla Conferenza episcopale, si affermava
che i diritti degli omosessuali pur sacrosanti «non
dovrebbero influire sull'essenza e l'identità
del matrimonio» e che una legge richiederebbe
«riflessione, un ampio dialogo e un vasto consenso
sociale». Il governo, per bocca del segretario
di stato alla giustizia Luis Lopez Guerra, aveva risposto
affermando che la legge «è un'iniziativa
meditata» che «conta su un ampio appoggio
dell'opinione pubblica» e seguirà il suo
iter.
Tratto da “L’Unione Sarda”
del 21/04/05
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