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Piccola cronaca
di un week-end nella capitale del sesso, dove il quartiere
gay è più buio della metropolitana di
Roma durante il black-out.
Il nord Europa, miraggio negli anni 70 ed 80 per i
gay del Mediterraneo… là dove tutto è
possibile, dove gli uomini sono disponibili e tutti
sono tolleranti. Forse è vero, ma il tempo è
passato ed oggi quando ci si reca in una città
come Amburgo, luogo di liberazione sessuale e dei costumi,
la delusione è un po’ forte per come i
locali gay sono sistemati e si offrono ad astanti e
turisti.
Come le grandi metropoli europee, anche Amburgo ha il
proprio quartiere gay, un quadrilatero di circa 10 strade
dove si concentrano associazioni, locali, bar e ristoranti.
Un quartiere buio, vicino alla Hauptbahnhof (la stazione
centrale) dove scorre la notte un’esistenza strana
fatta di ubriachi, qualche tossicodipendente e molti
senza fissa dimora in cerca di un posto almeno tiepido
dove passare la notte. In tutto questo spazio molto
buio spuntano ogni 10 metri circa bandiere sgargianti
dai colori rainbow, illuminate da neon molto fiochi
che lasciano solo intravedere il nome dei locali.
Prendendo il lato poetico della passeggiata sembra
quasi di essere in altri tempi, in un inverno dei qualche
decennio fa dove il clamore lasciava spazio ad un riserbo
simile ad un vedo/non vedo. In questo piccolo labirinto
si aprono una serie di locali di vario genere, caffè,
tipiche birrerie tedesche, strane discoteche poste negli
scantinati, saune e così via, dove non esiste
un vero via vai di persone, ma solo un semplice e calmo
passeggio, quasi annoiato dalla quotidianità.
Insomma, chi spera di trovare il nord roboante e libero
nei costumi, ad Amburgo rischia di rimanere un pochino
deluso da quella che forse è diventata una routine
per gli abitanti del luogo. D’altronde pur essendo
una metropoli considerata patria delle libertà
sessuali, ad Amburgo, due uomini che passeggiano in
centro nella zona commerciale tra la Rathaus e la Jungfernsteig
vengono ancora notati ed additati.
Dopo una calda estate italiana ed un autunno che si
prepara ad essere altrettanto caldo resta un po’
di delusione: qui nuovi locali all’aria aperta,
dalla Versilia, ai locali con le vetrine scoperte ed
in pieno centro di Torino, ai vari villaggi gay di Roma,
lì un quartiere che per la prima volta in vita
mia mi ha dato davvero il senso di “ghetto”.
Comunque se qualcuno, dopo questa personalissima critica,
resta interessato ad un’esperienza nella città-stato
di Amburgo, esiste un sito curato dalle associazioni
gay locali, molto ben organizzato ed informato sulle
ultime novità all’indirizzo http://hamurg.gay-web.de/.
Buon viaggio!
Piero Pirotto
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