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La svolta
in Spagna fa sbottare i vescovi che indicono una manifestazione…
Il premier spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero
aveva sperato di evitarlo, ma di fronte all’accumularsi
delle iniziative socialiste su matrimonio omosessuale,
riforma della legge sul divorzio e, soprattutto, sull’insegnamento
della religione, la Chiesa sembra ormai decisa a scendere
in piazza. E prepara, con movimenti, associazioni e
gruppi cattolici una «grande manifestazione»
che si dovrebbe svolgere in dicembre nella capitale.
Un documento della Delegazione per l’istruzione
della diocesi madrilena di Alcala de Henares spiega
come il progetto sia organizzato dalle diocesi con l’appoggio
di movimenti, associazioni e gruppi cristiani. E punta
a mobilitare i cattolici contro «la discriminazione
che questo governo vuole realizzare con l’insegnamento
della religione». La Conferenza episcopale ha
mostrato tuttavia prudenza nell’accreditare la
sfida all’esecutivo. Un portavoce ha affermato
che i vescovi «non organizzano nessuna manifestazione»
e che si tratta di «gruppi e associazioni»
cattoliche che «hanno il diritto di fare ciò
che ritengono giusto».
Di fronte alla precisazione dei vescovi, la diocesi
di Alcalà ha corretto il tiro affermando che
al pari della Conferenza episcopale non convoca nessuna
manifestazione, che è invece iniziativa di movimenti
e associazioni di base, anche se assicura che «vi
aderirà». La data esatta della mobilitazione
non è stata ancora decisa, ma intanto le diocesi
hanno iniziato, annuncia la lettera originale di Alcala
de Henares, una raccolta di firme sull’insegnamento
della religione, contestando il questionario previsto
dal ministero dell’Istruzione sulla riforma.
Maria Jesus San Secundo, ministro dell’Educazione,
ha detto di rispettare il diritto della Chiesa a manifestare
ma ha ricordato che l’esecutivo mantiene aperto
il dialogo e che il diritto all’istruzione religiosa
«è garantito». Il Psoe, Partito socialista,
ha invitato i vescovi a contribuire al dibattito sull’educazione
religiosa. Il governo Zapatero, per rendere sempre più
laica la scuola, conta di riformare l’insegnamento
della religione cattolica, mantenendolo facoltativo,
ma creando al tempo stesso una materia nuova e obbligatoria,
la «storia delle religioni».
Manuel Acebes, numero due del Partito popolare, non
ha chiarito se il partito appoggerà la manifestazione,
ma ha detto di «comprendere» che la Chiesa
si senta «aggredita» dal governo socialista
da cui riceverebbe «giornalmente» attacchi
«ingiustificati e gratuiti».
Zapatero aveva recentemente affermato davanti al parlamento
di non volere uno scontro con la Chiesa sui temi sociali
e aveva assicurato, nel tentativo di calmare le acque,
che una «revisione globale degli accordi con la
Santa Sede non è tra le priorità del governo»
in quanto tali accordi «sono pienamente compatibili»
con la laicità dello Stato e «l’estensione
dei diritti e libertà individuali». Sul
finanziamento alla Chiesa, che secondo alcuni osservatori
sarebbe la vera preoccupazione dei cattolici, il premier
aveva detto di «non avere alcuna fretta di modificare»
la situazione transitoria creata dagli accordi del 1979.
Al tempo stesso Zapatero aveva però chiesto «rispetto»
per la volontà che emana dal parlamento
Tratto da “Il Giornale di Vicenza”
del 26/10/2004
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