Lesbiche,
gay, transgender, transessuali. Una vita difficile nel
sud est Europa. L’eredità del socialismo
è pesante e difficile da superare. Su pressioni
europee le legislazioni cambiano ma i pregiudizi rimangono
radicati
Nel 2001 il Gay Pride organizzato a Belgrado è
finito nel sangue. Chi sfilava per le strade della capitale
della Serbia è stato picchiato da gruppi di estrema
destra, sotto gli occhi della polizia che è poi
intervenuta solo con colpevole ritardo. In Romania e
Bulgaria solo recentemente, e solo su forti pressioni
dell’UE, dal codice penale è stato cancellato
l’articolo che prevedeva pene sino alla carcerazione
per chi aveva relazioni sessuali con una persona dello
stesso sesso. Più a ovest, a Zagabria e Lubiana
la situazione è in parte diversa, qui il Gay
Pride viene organizzato ogni anno, ma basta lasciare
la capitale per riscontrare pregiudizi ancora molto
radicati.
Cosa significa vivere da LGBT (lesbiche, gay, bisessuali,
transgender e transessuali) nei Paesi balcanici? Qual
è l’opinione della gente dei Balcani rispetto
alle tematiche inerenti l’omosessualità?
Quali sono i movimenti LGBT presenti nella regione e
come si organizzano?
Per provare a rispondere a queste domande abbiamo raccolto
una serie di articoli ed interviste redatte dai nostri
collaboratori e corrispondenti.
Un tema questo che riteniamo strettamente correlato
ad altri che quotidianamente seguiamo su Osservatorio.
Diritti delle minoranze, libertà di espressione,
libertà di esprimere la propria sessualità,
tutte lenti attraverso le quali riteniamo utile osservare
i Paesi del sud est Europa. Ma anche l’Italia.
Nel nostro Paese recenti sondaggi hanno dimostrato
che le difficoltà, seppur mitigate rispetto agli
anni passati, nell’accettare e riconoscere i LGBT
rimangono enormi.
Un sondaggio condotto dal sito Gay.it intitolato “Goletta
gay” ha mostrato quali sono le città italiane
dove si vive meglio essendo LGBT. Decretando la vittoria
delle città del centro Italia, Bologna e Firenze
su tutte, il sondaggio ha mostrato come al sud dell’Italia
ci siano ancora parecchie difficoltà a manifestare
apertamente e a vedersi riconosciuto e accettato il
proprio orientamento sessuale.
L’Italia, Paese europeo a tutti gli effetti,
sembra però ancora arrancare troppo lentamente
verso il pieno riconoscimento e la piena accettazione
delle comunità omosessuali. Un dato che emerge
pure da uno studio intitolato “Omosessuali moderni”,
curato da due docenti di sociologia, Maurizio Barbagli
e Asher Colombo (ed. il Mulino, 2001).
Secondo i due ricercatori “In Italia, più
ancora che negli altri paesi occidentali, il divario
fra quanto diciamo ogni giorno sugli omosessuali e quanto
sappiamo su di loro è ormai profondo. I giornali
e la TV dedicano sempre più spazio ai gay e alle
lesbiche, ma il mondo accademico non mostra per loro
alcun interesse”. Le stesse questioni di genere
in ambito accademico sono poco trattate.
La manifestazione dei propri diritti di uomini e donne
liberi di orientare il proprio stile di vita in conformità
con la propria personalità, varia da Paese a
Paese. Così anche nei Balcani che non sono caratterizzati
da un blocco compatto di posizioni. Basti pensare ad
esempio che quest’anno in Slovenia si festeggiano
i venti anni dell’associazionismo gay mentre in
Albania o Kossovo parlare di omosessualità o
dichiararsi LGBT rimane un assoluto tabù.
Col presente dossier abbiamo cercato, quindi, di presentare
la complessità delle differenti situazioni in
cui vivono i LGBT nei rispettivi Paesi. Le interviste
e gli articoli raccolti hanno il pregio di presentare
al lettore italiano uno specchio delle condizioni di
vita delle persone LGBT dei Balcani e le attività
delle organizzazioni che si occupano della difesa dei
loro diritti.
(gli articoli e le interviste saranno pubblicati con
una frequenza di uno ogni 1-2 giorni).
Luka Zanoni
Tratto da www.osservatoriobalcani.org
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