Per la Corte
del Massachusetts è incostituzionale il divieto
di sposarsi per gay e lesbiche. I repubblicani guidati
da Bush si preparano a modificare la Costituzione per
bloccare le unioni dello stesso sesso.
La prima storica vittoria è arrivata grazie
alla Corte Suprema del Massachusetts, che ha giudicato
"irragionevole" il divieto di matrimonio per
le coppie dello stesso sesso e ha dato al legislatore
180 giorni di tempo per rimediare a questa discriminazione.
Anche se la sentenza è inappellabile,
perché è basata sulla costituzione del
Massachusetts, non è detto, però, che
fra sei mesi le coppie gay e lesbiche potranno cominciare
a sposarsi.
Le associazioni in difesa degli omosessuali cantano
vittoria e incassano un altro riconoscimento, dopo che
la Corte Suprema degli Stati Uniti nell'estate scorsa
ha abolito la legge anti-sodomia del Texas, con un riflesso
sulle discriminazioni degli altri stati; ma i conservatori
affilano le armi e, con in testa il presidente George
Bush, si preparano a modificare la Costituzione, per
chiudere le porte del matrimonio alle coppie che non
siano formate da un uomo e una donna. Su questa posizione
si ritrovano anche i candidati democratici alla Casa
Bianca, pronti a concedere un "riconoscimento"
di fatto alle coppie omosessuali, ma senza arrivare
al matrimonio vero e proprio.
Come si è arrivati, però, a questo punto?
Ad aprile del 2001 sette coppie omosessuali, assistite
dall'associazione Glad (Gay and lesbian advocates &
defenders) del New England, hanno fatto causa al dipartimento
per la Salute pubblica del Massachusetts, che si rifiutava
di concedere le licenze matrimoniali.
Dai più maturi la coppia formata da Gloria Bailey
(60 anni) e Linda Davies (57) ai più giovani
il 37enne Gary Chalmers e il suo compagno Richard Linnell,
di 39 anni tutti chiedevano il riconoscimento ufficiale
della propria unione, per ottenere "più
sicurezza" e "protezione legale" per
sé e per i figli. Come Annie, la bambina di otto
anni di Hillary e Julie Goodridge, che hanno dato il
proprio nome alla sentenza.
Con 4 voti a favore e 3 contrari, la Corte Suprema
ha dato loro ragione: in base al principio di "libertà
e uguaglianza" contenuto nella Costituzione del
Massachusetts, lo stato non ha il diritto di "negare
le protezioni, i benefici e gli obblighi conferiti dal
matrimonio civile a due individui dello stesso sesso
che intendono sposarsi". Il divieto "infligge
una dura discriminazione a un importante segmento"
della società, "senza una motivazione razionale".
I giudici, però, non hanno concesso immediatamente
alle coppie le licenze matrimoniali, rinviando la questione
al legislatore, che ha 180 giorni di tempo per adeguare
le norme dello stato alla Costituzione. I politici del
Massachusetts, però, hanno in mente una soluzione
di segno opposto: modificare la Costituzione e introdurre
un principio che limita il matrimonio alle unioni "fra
un uomo e una donna".
Questa è anche la posizione del presidente Bush,
durante la visita ufficiale in Gran Bretagna, ha ribadito
in un comunicato che "il matrimonio è un
atto sacro tra un uomo e una donna" e la Casa Bianca
è pronta a prendere i provvedimenti necessari
per impedire che i matrimoni tra gay possano diventare
realtà.
Fra gli stati Usa solo il Vermont, non a caso confinante
con il Massachusetts, riconosce quasi tutti i diritti
matrimoniali alle coppie gay che scelgono il "partenariato";
il Congresso della California ha approvato una legge
dello stesso tenore, che entrerà in vigore nel
2005 e concede alle unioni omosessuali gli stessi diritti
di quelle eterosessuali.
Dalla scorsa estate, però, gli ambienti conservatori
americani sono in agitazione.
Prima la Corte Suprema ha abrogato le leggi anti-sodomia,
giudicate incostituzionali; poi il governo del vicino
Canada ha annunciato una legge che aprirà il
matrimonio a gay e lesbiche, in seguito alla sentenza
della Corte Divisionale per cui il divieto di matrimonio
è contro la Costituzione e contro
la Carta dei diritti e delle libertà. Il "vento
dei diritti" che soffia da Montreal toglie il sonno
a Washington e ridà fiato all'ala tradizionalista
e cristiano-conservatrice dei repubblicani Usa.
Alessandro Condina
Tratto da “Il Nuovo” del 17/11/0
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