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Con quasi
sessant'anni di ritardo, la Germania decide di dedicare
un monumento alle decine di migliaia di omosessuali
morti nei lager nazisti. Ma le leggi che consideravano
un crimine l'omosessualità sono andate ben oltre
gli anni di Hitler. Resta contraria la Cdu-Csu
Il Bundestag, la camera bassa del parlamento tedesco,
ha approvato venerdì a maggioranza un progetto
che prevede lo stanziamento di mezzo milione di euro
per la costruzione a Berlino di un memoriale dedicato
alle decine di migliaia di omosessuali perseguitati
e uccisi durante il periodo nazista. Il memoriale verrà
costruito nel centralissimo parco del Tiergarten, non
lontano dall'altro memoriale di Berlino, quello dedicato
agli ebrei vittime dell'Olocausto. Si calcola che siano
stati almeno cinquantamila gli omosessuali condannati
come «criminali degenerati» durante gli
anni del nazismo; nella quasi totalità si trattava
di tedeschi maschi «ariani», considerati
una minaccia alla forza e allo sviluppo demografico
della nazione (di gay stranieri e lesbiche al regime
non importava nulla). Dei condannati, un numero che
oscilla fra un terzo e la metà finirono nei lager
(soprattutto a Mauthausen, Dachau e Buchenwald; raramente
nei campi est-europei) con un triangolo rosa cucito
sulla divisa, quasi tutti senza farne più ritorno.
Il loro trattamento fu in genere più duro di
quello riservato agli altri internati, e spesso furono
sottoposti a esperimenti medici mirati a «curare»
la loro «malattia».
Vogliamo ricordare questo gruppo
di vittime perché non dobbiamo più tacere
sul prezzo che in tanti dovettero pagare per aver rivelato
il loro orientamento sessuale
ha detto Christina Weiss, viceministro per la cultura
e i media. E il deputato dei Grünen Volker Beck
ha aggiunto che
nel passato gli omosessuali vittime del regime nazista
sono stati in gran parte tagliati fuori dalla cultura
tedesca della rimembranza. Ma tutto ciò ormai
è finito
Speriamo sia davvero così, anche se a dire il
vero le parole di Beck suonano piuttosto ottimiste:
visto che la decisione del Bundestag è stata
piuttosto sofferta ed è stata presa comunque
solo con i voti della maggioranza rossoverde, mentre
l'opposizione cristiano-democratica e cristiano-sociale
ha votato contro dopo aver tentato in ogni modo di impedirla.
E va ricordato che soltanto l'anno scorso il parlamento,
superando a maggioranza le forti obiezioni avanzate
ancora da Cdu e Csu, aveva deciso di garantire una formale
riabilitazione agli omosessuali che avevano subito condanne
penali durante il nazismo in relazione al loro «delitto»
di essere gay - condanne che tra l'altro i superstiti
dei lager si videro obbligati a scontare fino in fondo
o addirittura oltre il termine, in normali prigioni
tedesche, dopo l'apertura dei campi di concentramento
da parte degli alleati nel `45.
La Germania in effetti ha faticato molto, più
di altri paesi europei, per superare il muro di diffidenza
e pregiudizio eretto nei confronti degli omosessuali:
un muro che i nazisti contribuirono a rendere ancor
più alto, ma senza inventare nulla, e che anche
dopo la sconfitta e la caduta del regime rimase a lungo
in piedi. Basti pensare che il famigerato articolo 175
del codice penale, che puniva come un reato i rapporti
omosessuali maschili tra adulti, è rimasto in
vigore ininterrottamente dal 1871, quando venne approvato
il nuovo codice subito dopo la fondazione dell'impero
tedesco, fino al 1994, anno della sua definitiva abolizione;
e che solo nel 1969 vennero «mitigate» le
parti di quell'articolo che i nazisti avevano inasprito
nel 1935, rendendo «criminale» qualunque
«contatto tra uomini maggiori di 21 anni con un
apparente intento sessuale», compreso il «guardare
intensamente».
E poco conta, tutto sommato, il fatto che soltanto
durante i dodici anni del regime nazista quell'articolo
sia stato rigidamente e severamente applicato, mentre
prima e dopo la sua messa in pratica è stata
soltanto sporadica: non si può dimenticare che
il governo e il parlamento della Repubblica federale
nel 1956 hanno specificamente negato agli omosessuali
vittime del nazismo il diritto a qualsiasi forma di
compensazione, e che dovettero passare esattamente quarant'anni
dalla caduta del nazismo perché il presidente
Richard von Weizsäcker, nel suo discorso dell'8
maggio 1985, riconoscesse come ingiuste le sofferenze
subite da tante migliaia di persone.
Astrit Dakli
Tratto da “Il Manifesto” del 15/12/03
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