Una mossa astuta: la schedatura delle persone sieropositive viene elevata a strumento scientifico di conoscenza
2003


Ancora una volta il 1° dicembre sembra l’unica occasione per parlare di HIV.
Ma quest’anno occorre denunciare con forza un tentativo subdolo per giustificare gravi inadempienze in tema di prevenzione.

È un primo dicembre particolare per InformaGay, il primo senza Emilia Ferrara che, proprio per il virus HIV, ha perso da qualche mese la sua vita.
Questa è stata una delle ragioni che ci ha in qualche modo frenati al pensiero di realizzare in questa data, come da molti anni facciamo, qualche azione informativa o dimostrativa legata alla lotta al pregiudizio ed alla prevenzione della epidemia.
Ma i nostri occhi e nostre orecchie sono aperte. All’interno della nostra associazione e della redazione ci siamo scambiati opinioni, articoli, mail per discutere del putiferio che, come ogni anno, le dichiarazioni intorno al 1° dicembre sollevano.
Tutti si sentono autorizzati a parlare ed a dire la loro e, se permettete, vogliamo spendere qualche parola su una dichiarazione che ci ha indignato.
Non ci riferiamo alla polemica degli opuscoli dei ministri Moratti e Sirchia: su questo è importante agire ovunque possibile. InformaGay nelle prossime settimane realizzerà alcuni interventi di prevenzione per ricordare è importante usare il preservativo e fare “sesso sicuro”, ma anche farlo e poterne parlare liberamente, l’esatto contrario del concetto di castità che buon senso e realismo suggeriscono essere soltanto una ricetta valida sul mercato moralista del consenso tra benpensanti e bigotti, che gli stessi proponenti, ne siamo certi, non consiglierebbero ai loro figli.
Vogliamo invece riferirci a un’intervista, apparsa su “La Stampa” del 2 dicembre 2002, rilasciata dal virologo dell’Istituto Superiore di Sanità, Stefano Vella.
L’intervista dal titolo quasi innocuo “I malati non sono più visti come portatori di morte” – LINK - va letta con attenzione. Solleva un problema cardine che, in quasi vent’anni di storia di HIV, ciclicamente ritorna a farsi vivo: la richiesta di istituire una schedatura delle persone sieropositive.
La proposta torna ciclicamente ma questa è la prima volta in tanti anni che qualcuno realizza una mossa molto astuta quanto subdola: elevare la schedatura a strumento scientifico di conoscenza, fondamentale per studiare la diffusione del virus. Non più un tentativo per rinchiudere, tatuare o sterilizzale le persone sieropositive, ma un modo molto tranquillizzante per aiutarle e per capire come fare prevenzione.
Mettiamo in dubbio la buona fede di chi fa proposte di questo tipo, la cui gravità va subito denunciata con forza: una persona esperta del fenomeno HIV non può far finta di non sapere che un “registro” di questo genere può trasformarsi facilmente in un’arma a doppio taglio.
Inoltre tutti sanno bene che non esiste nessuna garanzia assoluta di anonimato, neanche con la possibilità di “criptare” i dati di un registro di questo tipo.
A noi sembra che questo sia solo un tentativo subdolo per giustificare gravi inadempienze in tema di prevenzione. Mentre altri paesi dell’unione europea fanno prevenzione in tutti i giorni dell’anno, e non solo il primo di dicembre, la diffondono capillarmente nelle scuole, realizzano dibattiti e trasmissioni televisive in cui le parti anatomiche del corpo e gli atti sessuali si chiamano con il loro nome, si spiega come indossare un preservativo, in Italia non la prevenzione si fa male, dicendo come inutili a contrastare l’epidemia e tralasciando le cose importanti.
Anziché proporre questo “registro-specchietto per le allodole” questi luminari della scienza ci dicano quali iniziative concrete, nel campo della prevenzione o della ricerca, abbiano realizzato.
E la smettano di dire che per fare prevenzione in modo serio, puntuale, organico, diffuso occorre una “schedatura” scientifica delle persone toccate dall’HIV, perpetuando i problemi di discriminazione che nessun antiretrovirale combatte: essere sieropositivo significa purtroppo, ancora oggi, essere marchiato con l’infamia e trovarsi in molte situazioni a dover subire vessazioni di vario genere. Per questo pensiamo che le associazioni che si occupano direttamente di questi temi dovranno fare fronte comune per contrastare la proposta avanzata in questi giorni.
Facile parlare da una cattedra, senza essere sieropositivo. Ma la paura e l’ignoranza sono ancora nemiche da distruggere. Aggiungere a questa realtà anche un registro ufficiale, significa dare una mano a chiunque, politici o scienziati, volesse riproporre gli errori degli anni 80, quelli in cui proprio gli “esperti” parlavano di “categorie a rischio”, per tranquillizzare se stessi e i benpensanti di turno, contribuendo in tal modo alla diffusione del virus, dando un falso senso di sicurezza a chiunque non si sentisse coinvolto dal problema in quanto non appartenente a tali categorie.
L’istituzione di un registro di questo tipo significherebbe riproporre oggi le politiche sbagliate di ieri: si darebbe un falso senso di sicurezza ai cittadini, che potrebbero sentirsi tranquilli per il solo fatto di non esserci, per il solo fatto di non essere uno di quella categoria, di non essere in quella lista.

Oggi, come ieri e ancora domani è tempo perché si impedisca ad altri di contagiarsi, ricordando a tutti che fare l’amore è una cosa stupenda, usare il proprio corpo per dare e ricevere con un uomo, con una donna, con più uomini o con più donne (purché adulti e consenzienti, cioè liberi di scegliere). Ma che farlo sempre in maniera consapevolmente protetta è l’unico modo per cui uno degli aspetti più belli della vita non si trasformi in un dramma.
Il nemico di tutti è questo maledetto virus che ha già portato via troppe vite, ma degna compagna di questo micro-organismo è la stupidità e l’ignoranza della gente.
Noi omosessuali, noi transessuali, noi tossicodipendenti, noi prostitute, noi sieropositivi, vogliamo ricordare una delle cose che Emilia ci ha insegnato: che la stupidità umana va combattuta, ma ancora di più vanno combattute le proposte sbagliate, da chiunque siano avanzate, attraverso la propria azione di conoscenza diretta delle situazioni e il proprio impegno personale, mettendo in gioco se stessi, fino al limite delle proprie forze, per cercare di trasformare i propri ideali in un messaggio concreto per chiunque viva una situazione analoga alla nostra.

di Piero Pirotto

 
© InformaGay o dei rispettivi proprietari - per informazioni o segnalazioni: contatti