I pacs in Francia - i pacs in Italia
21 novembre 2002


Mentre in Francia a tre anni si fa una valutazione dell’impatto di questo istituto giuridico (si veda articolo di Le Monde), in Italia si lancia una campagna per arrivare ad una legge simile… con quali ragionamenti alle spalle?

In Francia le associazioni, il Governo, lo stesso presidente della Repubblica e molti altri stanno ragionando a tre anni dalla sua approvazione del valore della legge sui pacs. Una valutazione molto fredda da ambo i lati: troppo differente dalla parità di trattamento per le associazioni omosessuali, troppo poco usato dai francesi per riformarlo dall’altra. Insomma una legge che se offre comunque una possibilità, comunque non sembra rispondere alle vere esigenze delle persone omosessuali e neanche alle necessità della società francese di regolare delle unioni anche tra persone dello stesso sesso.
Non un fallimento, ma una valutazione sembra a tutti necessaria. Ed in Italia parte con l’appoggio dell’Arcigay un’iniziativa popolare per presentare una proposta di legge che in tal senso introduca un istituto simile anche nel nostro paese. Un’iniziativa che però non è stata, anche questa volta, concordata con nessuno: nessun ragionamento alle spalle, ma solo un’iniziativa nata sulla spinta di quanto visto sui media dopo il celeberrimo matrimonio tra il pisano ed il francese… guardacaso il primo un noto esponente di Arcigay. Ancora una volta si è pensato di agire senza confrontarsi all’interno del movimento rischiando che accada ciò che sta accadendo: ognuno avanti per sé senza l’appoggio di altri (e di conseguenza anche questa volta nessun risultato!), ed in più si è persa l’occasione per parlare tra noi di quale famiglie intendiamo promuovere, di quali diritti riteniamo insindacabili e per i quali pensiamo tutti sia necessario fare una battaglia, possibilmente comune.
La debolezza del movimento omosessuale trova anche in questa occasione una conferma: l’ennesima ed ancora una volta pesante. Da tempo molte associazioni sostengono che la battaglia per il riconoscimento dei diritti non deve partire per forza dal riconoscimento di un nuovo istituto, ma che forse è per tutti più pressante una legge antidiscriminatoria. Molte associazioni sostengono che la richiesta di mezze soluzioni, che si credono forse giustamente più accettabili anche in questa legislatura (come se fosse in qualche modo diversa dalla precedente o dalla sua possibile alternativa – chi si ricorda ancora che Rutelli non ha mai accettato di prendere pubblicamente posizione neanche in campagna elettorale sulla questione dei diritti delle persone omosessuali?), non sia comunque una strada moralmente accettabile e che bisogna chiedere tutto per poi eventualmente scendere a patti (ovviamente temporanei!).
Insomma, una nuova battaglia per una nuova sconfitta, sembra il motto di ogni iniziativa delle organizzazioni omosessuali italiane. Il che comporta fatica spesa per nulla, in un momento in cui tutti i gruppi hanno serie difficoltà a reperire volontari disponibili a spendersi non solo per battaglie politiche e di principio, ma anche solo per la semplice e pesante gestione quotidiana che ogni circolo italiano si trova a dover affrontare.
Questo autolesionismo deve trovare una fine: più volte InformaGay (non da sola!) ha cercato in questi anni di trovare spazi e modi per almeno cominciare a discutere insieme. Un’iniziativa partita dal Circolo Pink di Verona di sederci tutti un paio di giorni a discutere di dove si poteva andare insieme è caduta nel vuoto, prima per difficoltà organizzative, poi per caduta di tensione ed interesse.
Ora che ancora una volta stiamo cominciando a preparare una battaglia che viaggia sulle spalle di tutti i gay e di tutte le lesbiche di questo paese forse vale la pena di fermarsi a riflettere: parliamo di diritti di tutti, anche di chi nelle associazioni non è coinvolto. L’atteggiamento di coloro che credono di portare il “verbo” solo perché hanno tessere fatte in varie discoteche dovrebbe arrivare al suo termine: nessuno di noi può rappresentare tutti, nessuno di noi è un portavoce riconosciuto… su atti così fondamentali bisogna imparare a parlare: spendendo meno tempo ed energie possibili e con modalità accessibili a tutti (l’esperienza di un coordinamento cittadino, macchinoso e senza regole che stiamo sperimentando a Torino è l’inizio, ma è necessario trovare una modalità di lavoro che porti a risultati più concreti ed in tempi più stretti, altrimenti, come sta iniziando ad accadere, riunioni infinite anche solo per concordare il nome di un’iniziativa porteranno tutti allo sfinimento!).
Impariamo dall’esperienza degli altri e proviamo a ragionare insieme su cosa e su come portare avanti con più forze possibili, dando riconoscimento alle differenze, ma unendoci nei percorsi comuni. Cominciamo ad essere tutti un po’ troppo “vecchi” per poterci permettere di sprecare energie!

Piero Pirotto

 
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