Comunismi e libertà sessuali
25 dicembre 2003

A Torino il 25 ottobre un seminario organizzato dal Coordinamento del PdCI “Pasolini” e da InformaGay. Una riflessione a caldo.

Perché parlare di comunismo ed omosessualità? Questa è la domanda che abbiamo affrontato insieme alle compagne ed ai compagni del Coordinamento Pasolini quando abbiamo cominciato a pensare alla giornata di lavoro del 25 ottobre scorso.

Ognuno di noi ha cercato di dare una risposta personale a questa domanda: la mia risposta arriva da un percorso estremamente personale. Sono nato nel 1970, troppo tardi per vivere la “rivoluzione” del ’68, troppo presto per non vivere l’eco di quel periodo nella mia infanzia, vissuta in una città di provincia, con una grande tradizione comunista. Troppo presto per non rimanerne influenzato nella mia formazione e nella mia crescita personale.

Ho sempre guardato con un certo romanticismo al mio essere comunista, credo un modo del tutto personale, ma che con gli anni mi ha permesso di affrontare l’impegno politico che ha contraddistinto il mio lavoro nel movimento omosessuale con uno spirito il più obiettivo possibile. Tanto da rivendicare da sempre all’interno di InformaGay una posizione di neutralità, sostanziale, nei rapporti con i partiti politici, sia a livello locale che nazionale.

Alla luce della giornata di studio realizzata, vi sono delle considerazioni, forse un po’ semplicistiche, che mi sono venute in mente e che provo a condividere molto rapidamente con voi:

  • Il comunismo, o i comunismi se preferite, in Italia, non sono stati scevri di un forte machismo, almeno nell’immediato dopoguerra, e quindi di conseguenza di una forte omofobia, vivendo l’omosessualità come elemento che distruggeva l’immagine del militante comunista. Soltanto con le prime battaglie del femminismo questa barriera ha cominciato a cedere, iniziando un lungo processo che si sta ancora completando, che a mio parere resta incompiuto;
  • Sempre nell’immediato dopoguerra la posizione dei comunisti in Italia necessitava di un riposizionamento, di uno studio concreto della messa in pratica di un’idea politica forte, basata su concetti di solidarietà, di economia, di forma di stato sociale, che lasciavano troppo poco spazio anche per riflessioni su un argomento, ritenuto erroneamente allora marginale, come la libertà sessuale. In queste condizioni anche i funzionari di partito più illuminati che riuscivano ad aprire un ragionamento sull’omosessualità non trovavano spazio, o non reputavano essenziale, aprire un fronte di discussione su questo tema;
  • La battaglia comune che all’inizio degli anni ’70 ha permesso di aprire una discussione sulle libertà sessuali, soprattutto grazie al femminismo, ha sconvolto questa visione, ma forse per una dispersione di forze e di risorse non ha ottenuto un risultato sconvolgente ponendo la giusta priorità alla necessità di una battaglia culturale che permettesse di inquadrare la libertà sessuale come uno strumento fondamentale per il cambiamento della società italiana.

Questa serie di condizioni hanno portato ad una condizione paradossale: dalla fine degli anni ’80, in un momento di riposizionamento totale del comunismo in Italia, si è passati direttamente ad una battaglia per i diritti, che puntasse direttamente al riconoscimento di questi, senza un’analisi, una ciritica ed un’elaborazione (come fino ad allora avvenuto per molti altri argomenti soprattutto di tipo sociale) della questione omosessuale.

Insomma, da una condanna estremamente maschilista, ad una corretta visione di tutela di diritti sociali di una parte di cittadini, senza nel mezzo una corretta elaborazione culturale e politica dell’argomento. Una situazione quasi schizofrenica, che ha permesso ai comunismi italiani di raggiungere una posizione corretta rispetto soprattutto al resto dell’Europa occidentale, ma che non ha previsto una forte autocritica ed un passaggio culturale all’interno del partito, o dei partiti, al fine di elaborare anche su questo argomento una strategia sentita e condivisa.

Questo è il risultato di parte dei partiti e dei movimenti, e non dei comunisti nel loro insieme. Mi permetto di sottolineare come risultato di questo processo accelerato, il fatto che almeno in una consistente parte dei partiti nati dall’ex PCI non si sono elaborate mai sul tema dell’omosessualità strategie condivise da tutti a partire dalla base, e che come ulteriore ed estremo risultato, ogni volta che si discute di proposte di legge, o comunque di questioni inerenti la situazione delle persone omosessuali di questo paese, molte voci lanciano l’appello di un voto con libertà di coscienza. È la dimostrazione lampante che un processo di interiorizzazione del valore che una battaglia sulla libertà sessuale delle persone non ha seguito un processo completo di sviluppo ancora oggi in gran parte della sinistra italiana che da quella matrice comunista è nata.

Recuperare quel passaggio è oggi forse troppo difficile o quasi impossibile. I processi di autocoscienza, lo dico da omosessuale che da solo ed insieme ad altre persone di processi di questo genere ne ha fatti soprattutto sulla propria persona, se ben fatti devono per forza portare ad una correzione dei propri comportamenti.
In tutto questo quadro dal punto di vista del movimento omosessuale esiste un’altra contraddizione che rischia di non essere compresa: se è chiaro che ora la difesa dei diritti e delle libertà delle persone omosessuali è una priorità del comunismo, inteso nel senso più largo possibile in questo paese, allora, in una sorta di lista delle priorità, questo tema non può mai essere dimenticato, con il rischio altrimenti di veder risorgere dei fantasmi del passato.

Mi riferisco ad esempio alla discussione che in maniera molto franca ed aperta abbiamo avuto con i compagni e le compagne del PdCI sulla questione Cuba: se da comunista quale mi ritengo non posso che appoggiare la battaglia di Cuba per la propria autodeterminazione e per la difesa dei propri valori, non posso allo stesso tempo da omosessuale, ma ancor più da comunista, evitare una critica diretta alle condizioni di vita delle persone omosessuali e transessuali di quel paese, alle quali ancora oggi viene negata la libertà di riunione, ma ancor peggio, la libertà di essere semplicemente ciò che sono. Senza questa battaglia a fianco, e non contro, un popolo come quello cubano, essa perde per forza valore anche agli occhi di chi oggi nel comunismo crede ancora.

Senza questa capacità di analisi credo che sia indubbiamente impossibile dire che quel percorso di crescita sugli errori del passato possa definirsi completato.
Prima di concludere, mi preme sottolineare un passaggio un po’ autoreferenziale e di analisi sul rapporto con l’intero movimento omosessuale. È noto a tutti, anche e soprattutto a chi di questo movimento da attivamente parte, di quanto sia grande la nostra debolezza oggi. Tanto deboli, dal mio punto di vista, che gran parte del movimento pensa che la soluzione per ottenere ciò per cui lottiamo passi attraverso un lavoro, molto anglosassone e poco latino, di lobby.

Io che da bravo comunista sono impregnato di utopia fino al midollo, resto ancora oggi convinto che il processo invece sia quello che permette di far crescere all’interno della società, soprattutto quella laica, una consapevolezza che la libertà sessuale di gay, lesbiche e transessuali sia l’unico strumento per migliorare ulteriormente la condizione delle persone omosessuali in questo paese.

Questo percorso, indubbiamente più faticoso, però, oggi come oggi non potrà che vederci come attori di secondo piano. In questa battaglia, se ci si crede, noi non possiamo essere da soli, perché le nostre forze non ci permettono di incidere nettamente neanche in quella parte di popolazione che è direttamente coinvolta in questo processo. Se una giornata di analisi come quella realizzata il 25 ottobre con il PdCI può portare dei risultati concreti, allora questi sono in un impegno ancora più forte e diretto in questa crescita di comprensione di cosa l’essere gay, lesbica o transessuale significhi oggi.

Se è vero che dalla propria storia vi è sempre qualcosa da imparare, allora credo che sia arrivato il momento per dimostrarlo concretamente.

Piero Pirotto

 
© InformaGay o dei rispettivi proprietari - per informazioni o segnalazioni: contatti