Se un governatore di AN concede un patrocinio…
18 settembre 2002


Dobbiamo ringraziare pubblicamente una persona di destra, il Governatore della Regione Puglia Raffaele Fitto.

Il patrocinio al Pride che si terrà a Bari nel 2003, anche se gratuito, è un atto politicamente significativo, con tutte le polemiche che ha provocato in questi giorni e che continuerà a suscitare nei prossimi.
Nessuno può pensare che la sua decisione sia stata presa senza riflessione, quasi per sbaglio, firmando senza sapere cosa firmava. In quel momento ha sicuramente valutato che cosa sarebbe potuto accadere dopo e, in coscienza, forse anche in solitudine, ha deciso di correre il rischio di esporsi alle critiche del suo partito, mettendo forse in discussione la propria carriera politica.
Non penso sia facile parlare di omosessualità all'interno di AN.

Ricordiamo molto bene le dichiarazioni assurde e grette di Fini a proposito degli insegnanti gay.
Sono passati un po' di anni, era il 1998, ma ci chiediamo se su questi temi quelle posizioni siano cambiate. Ci chiediamo se la lezione sia servita oppure no. Nel dubbio, come fanno spesso gli insegnanti, siamo costretti a ripetere più volte le stesse cose, per tentare di farle capire. Senza dimenticare il passato.

Quindi ben venga qualche bella discussione in An o in Forza Italia! Certo non guasterebbe anche tra i Popolari, nella Margherita o in altri partiti che si richiamano al cosiddetto centro. Ma concentriamoci su quelle in corso in questi giorni.

Ovviamente è molto più significativo che sia stato un Governatore di AN a dare un patrocinio (anche se gratuito) ad una manifestazione come quella che si svolgerà a Bari il prossimo anno.
Lo stesso atto adottato da un Governatore di sinistra lo sarebbe comunque molto meno dal punto di vista politico.
Il primo fa notizia, è una novità, una piccola crepa in un muro che sembra (sembrava?) insormontabile. Il secondo si darebbe un po' per scontato, abituati in questi anni a ricevere "aperture" al dialogo solo e soltanto da partiti e movimenti di questa area politica (con la sola significativa eccezione dei radicali).
Altrettanto importante è notare come, nonostante le dichiarazioni del sottosegretario all'interno Mantovano, proclamato paladino della moralità pubblica, un piccolissimo passo avanti sia stato fatto: le dichiarazioni di chi è contrario a questo gesto si concentrano sull'opportunità del patrocinio e non più sulla manifestazione in sé. Non è davvero un grande avanzamento, in un paese democratico il diritto di espressione del proprio pensiero dovrebbe essere scontato, ma tant'è.
Recentemente Fini ha fatto delle dichiarazioni europeiste. Questo non può che farci piacere, viste le critiche volgari che un altro partito di governo, la Lega, ha riservato all'Unione facendo proprio riferimento alla tutela dei diritti delle persone gay (usando ovviamente altri termini e altri linguaggi!).
E se facciamo riferimento ad obblighi che derivano dall'Unione, nel 2003 che è alle porte, il governo dovrà dare esecuzione a una direttiva dell'unione che prevede l'adozione di norme anti-discriminatorie sul lavoro

Ho l'impressione che conciliare la necessità di approvare una legge di questo tipo con le posizioni espresse contro il governatore Fitto non sia facile.
Proviamo a chiederci se anche questa volta Fini farà delle dichiarazioni pubbliche anti-gay, facendo proprie le ostilità espresse finora solo dal suo sottosegretario.
Sembra di capire che questa volta non succederà e che Fini faccia dire a qualcun altro ciò che probabilmente pensa ma che non ritiene opportuno o strategico dire ad alta voce.
Non solo perché in questo modo la notizia del Pride di Bari sarebbe ancor più amplificata, con l'unico risultato di fargli pubblicità gratuita ma anche perché esprimere ostilità anti-omosessuale lo porterebbe ancora una volta più vicino a Bossi e più lontano dall'Europa, con l'impossibilità di dare attuazione alle richieste che arrivano e arriveranno dall'Unione sui diritti delle persone glbt.
Ovviamente una eventuale dichiarazione di questo tipo lo allontanerebbe anche dal voto espresso al suo partito dai molti (purtroppo) gay alle scorse elezioni.
Questo faccia riflettere chi non crede alla trasversalità politica delle questioni glbt. Faccia riflettere chi, all'interno di partiti, sindacati e movimento, si dimentica che non tutti i gay sono di sinistra (così come non tutti i gay sono atei e anti-clericali) e che il voto non viene espresso con unico riferimento alle posizioni su queste tematiche.
Sforziamoci di pensare che ci sono persone gay che non frequentano le associazioni (o il salotto di casa nostra), che non si sentono rappresentate dal movimento glbt, che in qualche modo neanche sentono la necessità che qualcuno li rappresenti. Non significa che queste persone siano necessariamente qualunquiste. Probabilmente le abbiamo viste sfilare con noi, soprattutto a Roma nel 2000 o a Milano nel 2001. Ma poi vivono la loro vita senza metterne al centro la visibilità.
Potremmo anche desiderare che le cose non siano così ma questo non sarebbe sufficiente a far cambiare la realtà.
Continueremo a fare di tutto affinché visibilità e orgoglio si diffondano ma nel frattempo la trasversalità politica delle questioni glbt non solo esiste già ma va favorita e stimolata.
E in questo senso va un ringraziamento a Fitto, che con il suo gesto simbolico (il patrocinio gratuito) ha trasformato la trasversalità privata di chi (con evidenti contraddizioni) vota a destra, in una trasversalità pubblica.
Penso che se questa trasversalità, intesa come metodo, si diffondesse, molte cose potrebbero cambiare e il muro che il movimento glbt si trova davanti per il riconoscimento dei diritti comincerebbe ad abbassarsi un po'.
E se nel diffondersi si estendesse poi anche ad altri settori, per esempio alla Chiesa (storicamente vicina ai movimenti politici conservatori), non sarebbe affatto male! Questo potrebbe far venir meno un altro grosso ostacolo, tutto italiano (le pressioni politiche del Vaticano) che, diversamente, non si capisce come sia possibile eliminare.
In prima fila a Bari dovrebbero sfilare i gruppi di gay credenti, insieme a quei movimenti che, per quanto minoritari come Gaylib, sono il solo modo per far emergere le contraddizioni degli schieramenti politici e religiosi che ancora oggi si oppongono a qualsiasi riconoscimento delle rivendicazioni di tutto il movimento glbt.

La Redazione

 
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