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Dobbiamo
ringraziare pubblicamente una persona di destra, il
Governatore della Regione Puglia Raffaele Fitto.
Il patrocinio al Pride che si terrà a Bari nel
2003, anche se gratuito, è un atto politicamente
significativo, con tutte le polemiche che ha provocato
in questi giorni e che continuerà a suscitare
nei prossimi.
Nessuno può pensare che la sua decisione sia
stata presa senza riflessione, quasi per sbaglio, firmando
senza sapere cosa firmava. In quel momento ha sicuramente
valutato che cosa sarebbe potuto accadere dopo e, in
coscienza, forse anche in solitudine, ha deciso di correre
il rischio di esporsi alle critiche del suo partito,
mettendo forse in discussione la propria carriera politica.
Non penso sia facile parlare di omosessualità
all'interno di AN.
Ricordiamo molto bene le dichiarazioni assurde e grette
di Fini a proposito degli insegnanti gay.
Sono passati un po' di anni, era il 1998, ma ci chiediamo
se su questi temi quelle posizioni siano cambiate. Ci
chiediamo se la lezione sia servita oppure no. Nel dubbio,
come fanno spesso gli insegnanti, siamo costretti a
ripetere più volte le stesse cose, per tentare
di farle capire. Senza dimenticare il passato.
Quindi ben venga qualche bella discussione in An o
in Forza Italia! Certo non guasterebbe anche tra i Popolari,
nella Margherita o in altri partiti che si richiamano
al cosiddetto centro. Ma concentriamoci su quelle in
corso in questi giorni.
Ovviamente è molto più significativo
che sia stato un Governatore di AN a dare un patrocinio
(anche se gratuito) ad una manifestazione come quella
che si svolgerà a Bari il prossimo anno.
Lo stesso atto adottato da un Governatore di sinistra
lo sarebbe comunque molto meno dal punto di vista politico.
Il primo fa notizia, è una novità, una
piccola crepa in un muro che sembra (sembrava?) insormontabile.
Il secondo si darebbe un po' per scontato, abituati
in questi anni a ricevere "aperture" al dialogo
solo e soltanto da partiti e movimenti di questa area
politica (con la sola significativa eccezione dei radicali).
Altrettanto importante è notare come, nonostante
le dichiarazioni del sottosegretario all'interno Mantovano,
proclamato paladino della moralità pubblica,
un piccolissimo passo avanti sia stato fatto: le dichiarazioni
di chi è contrario a questo gesto si concentrano
sull'opportunità del patrocinio e non più
sulla manifestazione in sé. Non è davvero
un grande avanzamento, in un paese democratico il diritto
di espressione del proprio pensiero dovrebbe essere
scontato, ma tant'è.
Recentemente Fini ha fatto delle dichiarazioni europeiste.
Questo non può che farci piacere, viste le critiche
volgari che un altro partito di governo, la Lega, ha
riservato all'Unione facendo proprio riferimento alla
tutela dei diritti delle persone gay (usando ovviamente
altri termini e altri linguaggi!).
E se facciamo riferimento ad obblighi che derivano dall'Unione,
nel 2003 che è alle porte, il governo dovrà
dare esecuzione a una direttiva dell'unione che prevede
l'adozione di norme anti-discriminatorie sul lavoro
Ho l'impressione che conciliare la necessità
di approvare una legge di questo tipo con le posizioni
espresse contro il governatore Fitto non sia facile.
Proviamo a chiederci se anche questa volta Fini farà
delle dichiarazioni pubbliche anti-gay, facendo proprie
le ostilità espresse finora solo dal suo sottosegretario.
Sembra di capire che questa volta non succederà
e che Fini faccia dire a qualcun altro ciò che
probabilmente pensa ma che non ritiene opportuno o strategico
dire ad alta voce.
Non solo perché in questo modo la notizia del
Pride di Bari sarebbe ancor più amplificata,
con l'unico risultato di fargli pubblicità gratuita
ma anche perché esprimere ostilità anti-omosessuale
lo porterebbe ancora una volta più vicino a Bossi
e più lontano dall'Europa, con l'impossibilità
di dare attuazione alle richieste che arrivano e arriveranno
dall'Unione sui diritti delle persone glbt.
Ovviamente una eventuale dichiarazione di questo tipo
lo allontanerebbe anche dal voto espresso al suo partito
dai molti (purtroppo) gay alle scorse elezioni.
Questo faccia riflettere chi non crede alla trasversalità
politica delle questioni glbt. Faccia riflettere chi,
all'interno di partiti, sindacati e movimento, si dimentica
che non tutti i gay sono di sinistra (così come
non tutti i gay sono atei e anti-clericali) e che il
voto non viene espresso con unico riferimento alle posizioni
su queste tematiche.
Sforziamoci di pensare che ci sono persone gay che non
frequentano le associazioni (o il salotto di casa nostra),
che non si sentono rappresentate dal movimento glbt,
che in qualche modo neanche sentono la necessità
che qualcuno li rappresenti. Non significa che queste
persone siano necessariamente qualunquiste. Probabilmente
le abbiamo viste sfilare con noi, soprattutto a Roma
nel 2000 o a Milano nel 2001. Ma poi vivono la loro
vita senza metterne al centro la visibilità.
Potremmo anche desiderare che le cose non siano così
ma questo non sarebbe sufficiente a far cambiare la
realtà.
Continueremo a fare di tutto affinché visibilità
e orgoglio si diffondano ma nel frattempo la trasversalità
politica delle questioni glbt non solo esiste già
ma va favorita e stimolata.
E in questo senso va un ringraziamento a Fitto, che
con il suo gesto simbolico (il patrocinio gratuito)
ha trasformato la trasversalità privata di chi
(con evidenti contraddizioni) vota a destra, in una
trasversalità pubblica.
Penso che se questa trasversalità, intesa come
metodo, si diffondesse, molte cose potrebbero cambiare
e il muro che il movimento glbt si trova davanti per
il riconoscimento dei diritti comincerebbe ad abbassarsi
un po'.
E se nel diffondersi si estendesse poi anche ad altri
settori, per esempio alla Chiesa (storicamente vicina
ai movimenti politici conservatori), non sarebbe affatto
male! Questo potrebbe far venir meno un altro grosso
ostacolo, tutto italiano (le pressioni politiche del
Vaticano) che, diversamente, non si capisce come sia
possibile eliminare.
In prima fila a Bari dovrebbero sfilare i gruppi di
gay credenti, insieme a quei movimenti che, per quanto
minoritari come Gaylib, sono il solo modo per far emergere
le contraddizioni degli schieramenti politici e religiosi
che ancora oggi si oppongono a qualsiasi riconoscimento
delle rivendicazioni di tutto il movimento glbt.
La Redazione
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