Un ritorno di fiamma


Arcigay ed Arcilesbica trovano un accordo sul Pride e sui PACS. Unione ritrovata o perdita di critica?

È di questi giorni, e ne riportiamo la notizia, di un accordo tra Arcigay ed Arcilesbica in tema di Pride unitario e di promozione dei PACS come “priorità del movimento”. Molti di voi, come me, ricorderanno il congresso di scissione tra le due realtà che ha segnato un momento difficile e particolare dell’intero movimento omosessuale italiano.

All’epoca, dalla parte di Azione Omosessuale, avevamo letto quella scissione come un momento di debolezza del movimento e dell’organizzazione politicamente più potente sul territorio nazionale. Impregnati come eravamo, e come siamo tutt’ora, di idealismo unitario nella gestione dei diritti di gay e di lesbiche, la separazione tra le due associazioni ci era sembrata l’assurda conseguenza di un vuoto di potere dell’associazione unitaria.

L’osservazione ed il tempo ci hanno dimostrato che quella scelta era necessaria per separare la parte più “conservatrice” del movimento e quella un po’ più rivoluzionaria, meno legata a logiche di partito e di grande organizzazione. Non solo le donne dell’associazione, ma anche i movimenti più nuovi ed i circoli più liberi di pensiero se ne andarono durante questa scissione.

In questi ultimi anni, proprio l’Arcilesbica e questi circoli, hanno dimostrato una grande capacità di lettura critica della realtà omosessuale e politica italiana. Un contro canto che spesso ha rappresentato una voce ascoltata sia dai movimenti italiani che dalla politica di sinistra di questo paese. Fautrice di questo passaggio è stata Titti De Simone, capace nei primi anni di vita di Arcilesbica di dare voce a quella parte che internamente all’Arci sembrava troppo spesso inascoltata.

La sua elezione a Deputata e le sue conseguenti dimissioni da presidentessa dell’associazione, hanno dato meno vigore alla forza ed alla rappresentatività dell’Arcilesbica. Oggi, a qualche anno di distanza, per la prima volta a mia memoria, Arcigay ed Arcilesbica firmano un documento comune, un’ipotesi di azione concordata. Uno dei punti forti di questo documento è il pieno appoggio alla proposta di legge sul PACS, definita come “azione prioritaria”. La contraddizione nasce quando praticamente nella stessa data, Titti De Simone, rende noto con un comunicato stampa, la presentazione di una sua proposta di legge come prima firmataria per il riconoscimento delle Unioni Civili nel nostro paese. Leggendo la proposta di legge ci si accorge immediatamente come questa proposta sia molto più forte, concreta e decisamente incisiva rispetto allo scialbo valore che il PACS avrebbe nella tutela dei diritti delle coppie di persone dello stesso sesso.

Insomma la proposta firmata da Titti De Simone assomiglia a quanto affermato fino a poco tempo fa dalla parte più critica del movimento, che, compresa InformaGay, aveva appoggiato la proposta del PACS su invito di Arcigay soltanto per non dividere per l’ennesima volta il movimento italiano, già molto frastagliato e poco rappresentativo.

Il risultato è un certo disorientamento: insomma, le azione unitarie da noi non funzionano proprio; l’Arcigay continua a dialogare solo con una parte politica, l’Arcilesbica inciampa, ognuno si muove su un proprio piano di azione parallelo.

Non posso nascondere il mio piacere nel leggere la proposta di legge di Titti: è chiara e concreta, cosa che la legge sui PACS non sarebbe (come già più volte sottolineato)… ma ora che si fa? Ognuno per se e vediamo chi arriva primo?

Piero Pirotto

 
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