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Internet
è uno strumento potente. Ci permette di guardare
intorno a noi con occhi rapidi scrutando anche informazioni
e visioni che altrimenti ci sarebbero precluse. Insomma
la possibilità reale di calarsi in un mondo allargato
che non è facilmente raggiungibile ad occhio
nudo.
In queste settimane InformaGay
ha iniziato una serie di collaborazioni con associazioni
di tutta Europa, un modo per allargare anche nella realizzazione
dei propri servizi lo stretto orizzonte locale o nazionale
che fino ad ora ha contraddistinto il nostro operare.
Abbiamo visitato siti internet, parlato con persone,
visto portali, letto documenti, imparato a conoscere
la realtà che vive al di la delle nostre care
Alpi.
Da tutto questo nasce una sensazione che ha del drammatico:
siamo ancora immersi nel medio evo, l'Italia gay e lesbica
vive una condizione imparagonabile rispetto agli altri
paesi d'Europa. Un'arretratezza di azione ed un modo
di vivere le rivendicazioni di diritti civili che assomigliano
molto al tipico modo italiano di fare politica. Poca
strategia di azione, poca incisività culturale
e pochissime possibilità di realizzare nel concreto
delle idee, che a volte, non sempre, esistono, ma che
continuano a vivere ad uno stadio embrionale.
In molti paesi le associazioni hanno raggiunto un buon
risultato di riconoscimento concreto di diritti, in
pratica in quasi tutti gli stati dell'Unione Europea
escludendo la Grecia. Insomma hanno lavorato ed incassato
i risultati del lavoro fatto, potendo così trasformare
il loro modo di operare: la rivendicazione di nuovi
e più certi diritti non è diminuita, ma
insieme si è arrivati ad offrire servizi concreti
alla popolazione GLBT. In Francia esistono associazioni
che ti offrono aiuto in linea per il PACS, nei Paesi
Bassi organizzano cerimonie di matrimonio e stanno aiutando
le persone all'avvio di pratiche di adozione, si offre
consulenza ed accompagnamento alle persone transessuali
per non perdersi nella burocrazia del cambio di sesso
definitivo od anche all'utilizzo della clausola della
"piccola soluzione". In Germania, nel tentativo
di arrivare al riconoscimento pieno dell'unione tra
due persone dello stesso sesso non solo con un istituto
alternativo al matrimonio, si sta collaborando con il
Ministero della Pubblica Istruzione (pensate li la chiamano
ancora pubblica!) all'elaborazione di programmi di educazione
civica e di educazione sessuale che comprendano l'identità
di genere e l'orientamento sessuale.
Insomma, passata una battaglia di principio per diritti
concreti ci si concentra sul cambiamento culturale e
sull'attuazione di servizi concreti per le persone omosessuali.
Il percorso che ha portato a questo è naturalmente
diverso per ogni paese: le lotte interne al movimento
perché esistevano modi e metodi diversi per raggiungere
gli obiettivi sono esistite anche li, ma alla fine una
soluzione ed un'unità di intenti è stata
trovata.
Calati in questa realtà i nostri metodi di lavoro
sembrano veramente del secolo scorso: mancanza di dibattito
interno, mancanza di lavoro di gruppo, esperienze fallite
ancora prima di nascere, ma soprattutto poca incisività
in azioni che, ora che sono stati raggiunti risultati
in paesi così vicino a noi, dovrebbero essere
quasi semplici formalità.
Forse le associazioni italiane dovrebbero davvero imparare
a guardarsi intorno ed a confrontarsi di più
con chi vive a così poca distanza da noi: imparare
dagli errori e soprattutto dai successi degli altri,
per fare quel salto di qualità necessario a cambiare
radicalmente la società italiana. Un concetto
rivoluzionario di rivoluzione, perdonate il bisticcio
di parole; un modo perché il quotidiano di transessuali,
lesbiche e gay sia trasformato davvero e perché
insieme si possa abbandonare questo modo di fare politica
per potersi concentrare su nuovi orizzonti, forse più
stimolanti.
Piero Pirotto
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