Il medio evo dei gay e delle lesbiche
30 agosto 2002

Internet è uno strumento potente. Ci permette di guardare intorno a noi con occhi rapidi scrutando anche informazioni e visioni che altrimenti ci sarebbero precluse. Insomma la possibilità reale di calarsi in un mondo allargato che non è facilmente raggiungibile ad occhio nudo.

In queste settimane InformaGay ha iniziato una serie di collaborazioni con associazioni di tutta Europa, un modo per allargare anche nella realizzazione dei propri servizi lo stretto orizzonte locale o nazionale che fino ad ora ha contraddistinto il nostro operare. Abbiamo visitato siti internet, parlato con persone, visto portali, letto documenti, imparato a conoscere la realtà che vive al di la delle nostre care Alpi.
Da tutto questo nasce una sensazione che ha del drammatico: siamo ancora immersi nel medio evo, l'Italia gay e lesbica vive una condizione imparagonabile rispetto agli altri paesi d'Europa. Un'arretratezza di azione ed un modo di vivere le rivendicazioni di diritti civili che assomigliano molto al tipico modo italiano di fare politica. Poca strategia di azione, poca incisività culturale e pochissime possibilità di realizzare nel concreto delle idee, che a volte, non sempre, esistono, ma che continuano a vivere ad uno stadio embrionale.
In molti paesi le associazioni hanno raggiunto un buon risultato di riconoscimento concreto di diritti, in pratica in quasi tutti gli stati dell'Unione Europea escludendo la Grecia. Insomma hanno lavorato ed incassato i risultati del lavoro fatto, potendo così trasformare il loro modo di operare: la rivendicazione di nuovi e più certi diritti non è diminuita, ma insieme si è arrivati ad offrire servizi concreti alla popolazione GLBT. In Francia esistono associazioni che ti offrono aiuto in linea per il PACS, nei Paesi Bassi organizzano cerimonie di matrimonio e stanno aiutando le persone all'avvio di pratiche di adozione, si offre consulenza ed accompagnamento alle persone transessuali per non perdersi nella burocrazia del cambio di sesso definitivo od anche all'utilizzo della clausola della "piccola soluzione". In Germania, nel tentativo di arrivare al riconoscimento pieno dell'unione tra due persone dello stesso sesso non solo con un istituto alternativo al matrimonio, si sta collaborando con il Ministero della Pubblica Istruzione (pensate li la chiamano ancora pubblica!) all'elaborazione di programmi di educazione civica e di educazione sessuale che comprendano l'identità di genere e l'orientamento sessuale.
Insomma, passata una battaglia di principio per diritti concreti ci si concentra sul cambiamento culturale e sull'attuazione di servizi concreti per le persone omosessuali. Il percorso che ha portato a questo è naturalmente diverso per ogni paese: le lotte interne al movimento perché esistevano modi e metodi diversi per raggiungere gli obiettivi sono esistite anche li, ma alla fine una soluzione ed un'unità di intenti è stata trovata.
Calati in questa realtà i nostri metodi di lavoro sembrano veramente del secolo scorso: mancanza di dibattito interno, mancanza di lavoro di gruppo, esperienze fallite ancora prima di nascere, ma soprattutto poca incisività in azioni che, ora che sono stati raggiunti risultati in paesi così vicino a noi, dovrebbero essere quasi semplici formalità.
Forse le associazioni italiane dovrebbero davvero imparare a guardarsi intorno ed a confrontarsi di più con chi vive a così poca distanza da noi: imparare dagli errori e soprattutto dai successi degli altri, per fare quel salto di qualità necessario a cambiare radicalmente la società italiana. Un concetto rivoluzionario di rivoluzione, perdonate il bisticcio di parole; un modo perché il quotidiano di transessuali, lesbiche e gay sia trasformato davvero e perché insieme si possa abbandonare questo modo di fare politica per potersi concentrare su nuovi orizzonti, forse più stimolanti.

Piero Pirotto

 
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