Evoluzione non vuol dire "Rivoluzione"
26 agosto 2002

Sul Tirreno del 20 agosto 2002 (cronaca di Pisa) Mario M. parte dall'evento gay in Versilia per promuovere una dura critica all'iniziativa patrocinata dall'Arci-gay ma anche per andare oltre, accusandola di non essere altro che un modo sbagliato e superficiale per aggirare i veri problemi delle persone omosessuali.

Non conosco nei dettagli le iniziative di quest'anno in Versilia. Ricordo le aggressioni subite in passato (che immagino abbiano consigliato un bel servizio d'ordine). Ma non è di questo che vorrei scrivere. Piuttosto di tutto ciò che Mario M. aggiunge alla critica dell'iniziativa, alle sue considerazioni sui veri problemi delle persone omosessuali.
Si sa, per alcune persone non c'è mai niente da festeggiare, il mondo è grigio, il mondo è cattivo, tutto è una catastrofe, niente va bene, non è cambiato niente, tutti i gay sono vittime della società (solo quella capitalistica, ovvio!), i 30 anni del movimento omosessuale italiano non sono serviti.
Tento di lasciare da parte l'impressione di leggere un pezzo scritto da un depresso cronico, per approfondire un paio di aspetti interessanti delle considerazioni espresse nell'articolo.
Curioso che una persona che l'ha scritto non abbia avuto il coraggio di firmarlo!

Evidentemente il nostro Mario M. (mi chiedo allora perché non abbia usato l'iniziale R che sta per Rivoluzione!) pensa sia pericoloso mettere il proprio cognome. Bel tipo di consapevolezza e di orgoglio gay il suo!
Emerge il suo pensiero chiaramente: meglio una società in cui non ci siano spazi di libertà e in cui non ci sono mai momenti per festeggiare alcunché, meglio una società in cui sia necessario solo e sempre lottare per la causa rivoluzionaria.
Insomma per Mario M. non c'è motivo per fare dei Pride, perché servono solo le manifestazioni dure e pure, in cui urlare rabbiosamente con il pugno alzato, e in cui usare anche un po' di sana violenza (Senza firmarsi… con il viso coperto?) contro il potere.
Forse Mario M. quest'anno è stato contento che al Pride di Milano qualcuno abbia avuto un moto di vero orgoglio rivoluzionario e abbia aggredito un provocatore radicale, un omosessuale ebreo che portava con sé una bandiera di Israele. Mario avrebbe preferito che qualcuno la bruciasse quella bandiera ma tant'è… i poliziotti (servi del potere) hanno impedito che si potesse compiere il bel gesto.
Ma questo è solo l'inizio! Con un bel salto illogico Mario M. equipara la violenza dei lager alla violenza della società che ci tollera.

Complimenti Mario! Un omosessuale torturato e ammazzato in un lager nazista o staliniano si rivolterebbe nella tomba (se mai l'avesse avuta). Gli omosessuali perseguitati fino a poco tempo fa nella Cuba di Fidel, quelli che espatriavano ma anche e forse soprattutto quelli che non sono riusciti a farlo, lo ringraziano per averli ricordati. Quelli condannati in Egitto per omosessualità sono al suo fianco!
E lo ringraziano anche i molti di cui non abbiamo notizia ma che certamente sono arrestati, torturati, uccisi in altri paesi dittatoriali, come segnalano i rapporti di Amnesty International.
Per Mario M. in Italia l'omofobia è stata una peculiarità clerico-fascista. Alla faccia della memoria storica!
Qualcuno si ricorda che il motivo per cui il Pasolini citato venne espulso dal P.C.I. fu proprio la sua omosessualità? Meglio non dirlo…
Meglio non dire che anche il comunismo ha avuto i suoi meriti nel fomentare il pregiudizio anti-omosessuale. Forse è diventato pericoloso ricordarlo all'interno del movimento omosessuale?
Oggi si sente spesso un ritornello: ma gli altri, quelli di destra, sono peggio.
Ma quelli di sinistra non hanno dimostrato ancora niente di meglio… destra e sinistra sono unite nel dire che non è ancora tempo per approvare leggi per il riconoscimento della parità di diritti.

Certo, possiamo pensare che oggi la destra sia il peggio. Ma poi la gente vota a destra. Perché? Sono tutti cretini gli italiani? Sono tutti cretini i francesi?
Le idee dei movimenti politici cambiano, lentamente ma cambiano. Solo i rivoluzionari non cambiano, si aggrappano a un mondo inesistente, ad un'utopia facile da conservare intatta nella sua irrealtà.
Un nonviolento come Gandhi ha scritto delle pagine bellissime sulla coerenza delle idee. Egli disse che solo gli stupidi non ammettono di cambiare idea, non assimilano conoscenze che nel tempo fanno maturare opinioni diverse e che la vera coerenza è raggiungere nuove consapevolezze e nuove opinioni.
Allora dobbiamo riconoscere che da alcuni anni la sinistra si è fatta paladina dei diritti delle persone omosessuali. E questo è un merito. Ma ciò non significa che sia sempre stato così. Il cambiamento è avvenuto con molto ritardo e i risultati sono piuttosto deludenti. E questo non va dimenticato.
Chi ci assicura che, nello stesso modo, non siano possibili dei cambiamenti anche da parte delle forze politiche di destra?
Esperienze di altri paesi, europei e non, ci dicono che è possibile.
Infatti oggi ci troviamo con nessun risultato ottenuto dal precedente governo di centro-sinistra (che non ha evidentemente avuto il coraggio di essere coerente su queste tematiche) e un attuale governo di centro-destra che non può affrontare una tematica finora prerogativa dell'opposizione. Bel risultato!
Caro Mario M., perché, in attesa della rivoluzione, non cominciamo a ragionare a come sia possibile ottenere un cambiamento, sia dalla destra che dalla sinistra? Con quali iniziative pubbliche sia possibile ottenere cose concrete, e non semplici riconoscimenti di stima…
E nel fare rivendicazioni di diritti, ricordiamoci sempre che, nello stesso modo in cui oggi il rivoluzionario gay Mario ci dice che il problema non è conquistare diritti e libertà ma lottare contro il neoliberismo, c'è stato un tempo non lontano in cui altri rivoluzionari ci dicevano che i veri problemi della società non erano il divorzio, l'aborto o le libertà sessuali (definite sovrastrutture borghesi) ma solo la lotta operaia.
Ricordiamoci che i primi movimenti di liberazione omosessuale non sono nati in Russia o nei paesi arabi. Ricordiamoci che tali movimenti non sono ancora nati in Cina o nel Laos o in Vietnam.
Personalmente credo che le libertà civili siano una prerogativa dei paesi liberali e non di quelli totalitari. Ma forse io sono uno di quelli che non capisce i veri meccanismi economici del mondo capitalistico, che per Mario M. sarebbero i veri motivi che limitano le libertà delle persone GLBT.

Peccato che questa tesi faccia a pugni con la realtà di tutti i paesi arabi, paesi in cui feste come quelle realizzate in Versilia possono costare il carcere, ma nei quali suggerisco al nostro Mario M. di andare a fare le proprie battaglie rivoluzionarie gay, per verificare se trova qualche spazio per manifestare liberamente il proprio pensiero.
Mario conclude dicendo che ci sarebbe bisogno di altro, cioè di finocchi rivoluzionari…
Penso che oggi, in Italia e nel mondo, ci sia bisogno di persone mature, consapevoli, realiste, disposte ad affermare le proprie idee e a firmarle senza nascondimenti! Che smettano di vivere su una nuvola e accettino che ci sono omosessuali che la pensano diversamente dal cliché rivoluzionario-noglobal-comunista.
Lo spaccamento del movimento gay olandese degli anni '80 (tra quelli che erano contro il matrimonio in quanto strumento di oppressione di un modello patriarcale e quelli che invece lo chiedevano con forza come riconoscimento di una vera equiparazione nel trattamento giuridico) ha dato buoni frutti. La legge sul matrimonio gay (con i diritti conseguenti) è una realtà.

Forse anche in Italia è arrivato il momento di fare delle distinzioni.
Che senso ha continuare a restare aggrappati a un mondo che non c'è più?
È vero che Pasolini era omosessuale e comunista, che ha scritto delle pagine importanti di analisi politica (anche se di una società piuttosto diversa da quella di oggi), che ha scritto poesie bellissime e senza tempo, che ha realizzato film meravigliosi (ma non su queste tematiche).
Ma ritengo che oggi sia assai discutibile prenderlo a modello come omosessuale, anche per il suo modo di vivere la sessualità. Mentre per Mario M. Pasolini è un "Santo gay" (sic!) e, come si sa, tutti i santi non possono essere messi in discussione, neanche quelli comunisti.
Pensare che oggi il capitalismo sia la causa di tutti i mali del mondo e delle persone GLBT è il modo più semplicistico per non vedere in faccia la realtà. È un modo infantile per trovare una risposta facile alla complessità delle situazioni economiche e sociali.
Per questo credo che il movimento glbt italiano, per ottenere risultati concreti, dovrebbe maturare altre capacità di aggregazione politica, di convincimento, di elaborazione e di analisi.
E per riuscire a farlo dovrebbe lasciare andare per un'altra strada coloro che, come Mario M., si considerano rivoluzionari, mentre sono soltanto dei restauratori in una realtà sociale complessa che è già cambiata molto, che ha ancora bisogno di cambiamenti ma che è in continua evoluzione (basti pensare a come Internet ha ampliato le possibilità di conoscenza tra le persone omosessuali).

La Redazione

 
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