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Sul Tirreno
del 20 agosto 2002 (cronaca di Pisa) Mario M. parte
dall'evento gay in Versilia per promuovere una dura
critica all'iniziativa patrocinata dall'Arci-gay ma
anche per andare oltre, accusandola di non essere altro
che un modo sbagliato e superficiale per aggirare i
veri problemi delle persone omosessuali.
Non conosco nei dettagli le iniziative di quest'anno
in Versilia. Ricordo le aggressioni subite in passato
(che immagino abbiano consigliato un bel servizio d'ordine).
Ma non è di questo che vorrei scrivere. Piuttosto
di tutto ciò che Mario M. aggiunge alla critica
dell'iniziativa, alle sue considerazioni sui veri problemi
delle persone omosessuali.
Si sa, per alcune persone non c'è mai niente
da festeggiare, il mondo è grigio, il mondo è
cattivo, tutto è una catastrofe, niente va bene,
non è cambiato niente, tutti i gay sono vittime
della società (solo quella capitalistica, ovvio!),
i 30 anni del movimento omosessuale italiano non sono
serviti.
Tento di lasciare da parte l'impressione di leggere
un pezzo scritto da un depresso cronico, per approfondire
un paio di aspetti interessanti delle considerazioni
espresse nell'articolo.
Curioso che una persona che l'ha scritto non abbia avuto
il coraggio di firmarlo!
Evidentemente il nostro Mario M. (mi chiedo allora
perché non abbia usato l'iniziale R che sta per
Rivoluzione!) pensa sia pericoloso mettere il proprio
cognome. Bel tipo di consapevolezza e di orgoglio gay
il suo!
Emerge il suo pensiero chiaramente: meglio una società
in cui non ci siano spazi di libertà e in cui
non ci sono mai momenti per festeggiare alcunché,
meglio una società in cui sia necessario solo
e sempre lottare per la causa rivoluzionaria.
Insomma per Mario M. non c'è motivo per fare
dei Pride, perché servono solo le manifestazioni
dure e pure, in cui urlare rabbiosamente con il pugno
alzato, e in cui usare anche un po' di sana violenza
(Senza firmarsi… con il viso coperto?) contro
il potere.
Forse Mario M. quest'anno è stato contento che
al Pride di Milano qualcuno abbia avuto un moto di vero
orgoglio rivoluzionario e abbia aggredito un provocatore
radicale, un omosessuale ebreo che portava con sé
una bandiera di Israele. Mario avrebbe preferito che
qualcuno la bruciasse quella bandiera ma tant'è…
i poliziotti (servi del potere) hanno impedito che si
potesse compiere il bel gesto.
Ma questo è solo l'inizio! Con un bel salto illogico
Mario M. equipara la violenza dei lager alla violenza
della società che ci tollera.
Complimenti Mario! Un omosessuale torturato e ammazzato
in un lager nazista o staliniano si rivolterebbe nella
tomba (se mai l'avesse avuta). Gli omosessuali perseguitati
fino a poco tempo fa nella Cuba di Fidel, quelli che
espatriavano ma anche e forse soprattutto quelli che
non sono riusciti a farlo, lo ringraziano per averli
ricordati. Quelli condannati in Egitto per omosessualità
sono al suo fianco!
E lo ringraziano anche i molti di cui non abbiamo notizia
ma che certamente sono arrestati, torturati, uccisi
in altri paesi dittatoriali, come segnalano i rapporti
di Amnesty International.
Per Mario M. in Italia l'omofobia è stata una
peculiarità clerico-fascista. Alla faccia della
memoria storica!
Qualcuno si ricorda che il motivo per cui il Pasolini
citato venne espulso dal P.C.I. fu proprio la sua omosessualità?
Meglio non dirlo…
Meglio non dire che anche il comunismo ha avuto i suoi
meriti nel fomentare il pregiudizio anti-omosessuale.
Forse è diventato pericoloso ricordarlo all'interno
del movimento omosessuale?
Oggi si sente spesso un ritornello: ma gli altri, quelli
di destra, sono peggio.
Ma quelli di sinistra non hanno dimostrato ancora niente
di meglio… destra e sinistra sono unite nel dire
che non è ancora tempo per approvare leggi per
il riconoscimento della parità di diritti.
Certo, possiamo pensare che oggi la destra sia il peggio.
Ma poi la gente vota a destra. Perché? Sono tutti
cretini gli italiani? Sono tutti cretini i francesi?
Le idee dei movimenti politici cambiano, lentamente
ma cambiano. Solo i rivoluzionari non cambiano, si aggrappano
a un mondo inesistente, ad un'utopia facile da conservare
intatta nella sua irrealtà.
Un nonviolento come Gandhi ha scritto delle pagine bellissime
sulla coerenza delle idee. Egli disse che solo gli stupidi
non ammettono di cambiare idea, non assimilano conoscenze
che nel tempo fanno maturare opinioni diverse e che
la vera coerenza è raggiungere nuove consapevolezze
e nuove opinioni.
Allora dobbiamo riconoscere che da alcuni anni la sinistra
si è fatta paladina dei diritti delle persone
omosessuali. E questo è un merito. Ma ciò
non significa che sia sempre stato così. Il cambiamento
è avvenuto con molto ritardo e i risultati sono
piuttosto deludenti. E questo non va dimenticato.
Chi ci assicura che, nello stesso modo, non siano possibili
dei cambiamenti anche da parte delle forze politiche
di destra?
Esperienze di altri paesi, europei e non, ci dicono
che è possibile.
Infatti oggi ci troviamo con nessun risultato ottenuto
dal precedente governo di centro-sinistra (che non ha
evidentemente avuto il coraggio di essere coerente su
queste tematiche) e un attuale governo di centro-destra
che non può affrontare una tematica finora prerogativa
dell'opposizione. Bel risultato!
Caro Mario M., perché, in attesa della rivoluzione,
non cominciamo a ragionare a come sia possibile ottenere
un cambiamento, sia dalla destra che dalla sinistra?
Con quali iniziative pubbliche sia possibile ottenere
cose concrete, e non semplici riconoscimenti di stima…
E nel fare rivendicazioni di diritti, ricordiamoci sempre
che, nello stesso modo in cui oggi il rivoluzionario
gay Mario ci dice che il problema non è conquistare
diritti e libertà ma lottare contro il neoliberismo,
c'è stato un tempo non lontano in cui altri rivoluzionari
ci dicevano che i veri problemi della società
non erano il divorzio, l'aborto o le libertà
sessuali (definite sovrastrutture borghesi) ma solo
la lotta operaia.
Ricordiamoci che i primi movimenti di liberazione omosessuale
non sono nati in Russia o nei paesi arabi. Ricordiamoci
che tali movimenti non sono ancora nati in Cina o nel
Laos o in Vietnam.
Personalmente credo che le libertà civili siano
una prerogativa dei paesi liberali e non di quelli totalitari.
Ma forse io sono uno di quelli che non capisce i veri
meccanismi economici del mondo capitalistico, che per
Mario M. sarebbero i veri motivi che limitano le libertà
delle persone GLBT.
Peccato che questa tesi faccia a pugni con la realtà
di tutti i paesi arabi, paesi in cui feste come quelle
realizzate in Versilia possono costare il carcere, ma
nei quali suggerisco al nostro Mario M. di andare a
fare le proprie battaglie rivoluzionarie gay, per verificare
se trova qualche spazio per manifestare liberamente
il proprio pensiero.
Mario conclude dicendo che ci sarebbe bisogno di altro,
cioè di finocchi rivoluzionari…
Penso che oggi, in Italia e nel mondo, ci sia bisogno
di persone mature, consapevoli, realiste, disposte ad
affermare le proprie idee e a firmarle senza nascondimenti!
Che smettano di vivere su una nuvola e accettino che
ci sono omosessuali che la pensano diversamente dal
cliché rivoluzionario-noglobal-comunista.
Lo spaccamento del movimento gay olandese degli anni
'80 (tra quelli che erano contro il matrimonio in quanto
strumento di oppressione di un modello patriarcale e
quelli che invece lo chiedevano con forza come riconoscimento
di una vera equiparazione nel trattamento giuridico)
ha dato buoni frutti. La legge sul matrimonio gay (con
i diritti conseguenti) è una realtà.
Forse anche in Italia è arrivato il momento
di fare delle distinzioni.
Che senso ha continuare a restare aggrappati a un mondo
che non c'è più?
È vero che Pasolini era omosessuale e comunista,
che ha scritto delle pagine importanti di analisi politica
(anche se di una società piuttosto diversa da
quella di oggi), che ha scritto poesie bellissime e
senza tempo, che ha realizzato film meravigliosi (ma
non su queste tematiche).
Ma ritengo che oggi sia assai discutibile prenderlo
a modello come omosessuale, anche per il suo modo di
vivere la sessualità. Mentre per Mario M. Pasolini
è un "Santo gay" (sic!) e, come si
sa, tutti i santi non possono essere messi in discussione,
neanche quelli comunisti.
Pensare che oggi il capitalismo sia la causa di tutti
i mali del mondo e delle persone GLBT è il modo
più semplicistico per non vedere in faccia la
realtà. È un modo infantile per trovare
una risposta facile alla complessità delle situazioni
economiche e sociali.
Per questo credo che il movimento glbt italiano, per
ottenere risultati concreti, dovrebbe maturare altre
capacità di aggregazione politica, di convincimento,
di elaborazione e di analisi.
E per riuscire a farlo dovrebbe lasciare andare per
un'altra strada coloro che, come Mario M., si considerano
rivoluzionari, mentre sono soltanto dei restauratori
in una realtà sociale complessa che è
già cambiata molto, che ha ancora bisogno di
cambiamenti ma che è in continua evoluzione (basti
pensare a come Internet ha ampliato le possibilità
di conoscenza tra le persone omosessuali).
La Redazione
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