Un traumatico rientro


Dopo le vacanze la situazione che ci aspetta a casa non è delle più rosee.

Durante le vacanze si sfogliano meno i quotidiani, e anche se lo si fa, l’attenzione cade con maggiore attenzione su argomenti molto spesso meno pesanti ed impegnati. Ma rientrati, tra l’ennesimo attacco terrorista ovunque nel mondo, un altro rapimento in Iraq, un’altra carneficina a Falluja, Bassora o nel Darfur, sui quotidiani spiccano le posizioni sempre più estremiste che il nostro governo assume.

Prima è toccato alla Toscana ed alla Città di Genova: la modifica dei loro statuti è stata impugnata e rinviata alla Corte Costituzionale. Troppo avanti i passi fatti secondo il nostro illuminato governo: voto agli immigrati residenti, riconoscimento delle unioni civili anche tra persone dello stesso sesso. Stessa sorte per lo statuto della Regione Umbria poche settimane dopo. Ora si aspetta con ansia che l’organo Costituzionale si pronunci con una situazione assolutamente schizofrenica: il governo Berlusconi sta da mesi se non da anni cercando di federalizzare l’Italia, rendere le regioni più autonome, ma nello stesso tempo appena queste prendono alla lettera le sue iniziative se il tema affrontato in autonomia non è di gradimento del governo, ecco subito pronto tutto l’esecutivo a difendere una costituzione che più che cambiare stanno in realtà tentando di stravolgere nei suoi fondamenti.

Insieme a questa situazione spicca quanto accade da qualche mese a Lucca: chiunque in qualche modo si esponga per promuovere diritti delle persone omosessuali e transessuali finisce immancabilmente vittima di attacchi squadristi della peggior specie: alcuni mesi fa delle ragazze lesbiche partecipanti ad una lista, qualche settimana fa un ragazzo di un gruppo di centri sociali molto attivi con l’associazione omosessuale locale. Tutti menati a sangue, tutti offesi ed attaccati in maniera vigliacca… nessun colpevole.

La situazione sempre molto slegata del movimento omosessuale italiano non aiuta a prendere posizione perché le cose possano migliorare: l’Arcigay, ormai legata mani e piedi ai DS, non riesce, da più grande organizzazione omosessuale del paese, ad organizzare nessuna manifestazione di appoggio o gruppo di pressione. Le altre associazioni, noi in prima fila, troppo piccole e locali per dimostrare una mobilitazione che possa fare da sponda ad iniziative che incidano concretamente nel panorama generale.

Insomma la situazione non è delle più rosee, le difficoltà si moltiplicano ed i mezzi sembrano essere sempre più esigui: l’unica cosa che possiamo fare è informare ed essere pronti a fare le nostre piccole iniziative sperando che crescano sempre di più. In questo aggiornamento troverete tutta una serie di nuove iniziative volte a sostenere la nostra attività e ad offrire uno spazio di riflessione sempre più aperto. Un modo per combattere l’indifferenza che di questi tempi sembra essere l’unico credo condiviso.

Piero Pirotto

 
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