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Piccolo
diario di una giornata trascorsa a Bari in mezzo ad
una manifestazione colorata e guardata da migliaia di
persone
Arrivo a Bari in piena mattinata: il sole è
già alto e bollente, in mezzo ad una via pedonale
mi aspetta La Karl du Pigné. Uno sguardo, un
abbraccio dopo qualche giorno che non ci si incontra
e subito mi accorgo che gli occhi intorno a noi ci scrutano…
io non ho ancora messo la mia maglietta di InformaGay,
ma la tinta rosso fuoco della Karl e qualche filo di
trucco avanzato dalle sere precedenti evidentemente
tradisce il fatto che siamo li per il Pride… oppure
forse siamo davvero tanto finocchi che in mezzo alla
strada chiunque ci riconosce. Decidiamo di passeggiare,
abbiamo ancora qualche ora prima della manifestazione.
Ci addentriamo nel centro storico di Bari che stanno
rimettendo a nuovo, ad ogni angolo qualche gruppo di
ragazzi ci osserva, così come osserva gli altri
gruppetti di turisti che incrociamo e che evidentemente
sono li per la manifestazione. Ogni tanto qualche battuta
di scherno, qualche “ricchioni”, al quale
ovviamente io e la Karl rispondiamo, lei molto più
sarcastica di me. Io subito resto stupito, ma non mi
sento mai offeso, vivo il tutto come un gioco: in fondo
siamo venuti a fare il Pride a Bari anche per questo,
per dimostrare anche al Sud Italia che i gay in fondo
sanno anche stare al gioco.
Il tempo di un pranzo alla barese (giusto il modo anche
per conoscere meglio una terra che sta entrando nel
mio cuore), e poi di corsa in albergo che la Karl si
deve preparare per la manifestazione.
Un’ora e mezza dopo è un florilegio di
piume con un vestito bianco mozzafiato ed un trucco
da urlo. Scendiamo dalla camera, nella hall il ragazzo
alla reception sta al gioco e sorride… il tassista
rischia un collasso, ma professionalmente ci carica
senza dire una parola. Ci porta il più vicino
possibile alla piazza dove c’è la partenza
della manifestazione e li comincia la nostra sfilata
personale. Io morto dal caldo con la mia magliettina
di InformaGay, La Karl che comincia a grondare di sudore,
ma non perde neanche un attimo il suo sorriso, ci fermiamo
a parlare con un sacco di persone, scherziamo con tutti,
giovani, anziani, bambini ed altri manifestanti. Comincia
il rito dei saluti con molte persone che incontri solo
al Pride perché gli impegni dell’associazione
ti rendono impossibile pensare di incontrarli in altri
contesti, scambi qualche chiacchera e poi via, centinaia
di foto perché la Karl la vogliono fotografare
proprio tutti e lei mi tiene stretto stretto in maniera
tale che si veda la scritta sulla maglia. Qualche intervista,
i giornalisti impazziscono per le Drag Queen, e quando
queste dicono anche delle cose intelligenti rimangono
esterrefatti come se avessero pensato che quella persona
è solo trucco e niente cervello.
La prima impressione è che ci sia poca gente
a manifestare e molta a guardare, ma ci sbagliamo, dopo
poco da tutti gli angoli escono striscioni di tutta
Italia: 30.000 persone pronte a sfidare il caldo ed
a festeggiare il proprio orgoglio, almeno il doppio
ai bordi della strada a guardare, ridere e scherzare
con noi, a volte anche in maniera pesante, ma queste
sono le regole del gioco.
E noi abbiamo deciso di giocare: Bari è splendida,
oggi anche molto di più, l’emozione è
forte e vedo negli occhi degli organizzatori tutta la
gioia e l’orgoglio per aver portato in piazza
così tanta gente. Siamo li per quello, siamo
li per dire dal tacco d’Italia che noi ci siamo
e che siamo orgogliosi di quello che siamo. Il perché
è semplice: essere omosessuale ancora oggi non
è uno scherzo e nel sud di questo stivale ancora
meno, forse oggi ne sono più cosciente, ed avere
la forza di scendere in piazza e di gridare a tutti
la propria gioia di essere quello che si è non
è cosa da poco. Molto spesso mi sento contestare
che gli altri non lo fanno: non esiste l’orgoglio
etero. Gli etero non sono orgogliosi perché non
hanno avuto bisogno di lottare con se stessi e con gli
altri per riconoscere se stessi: io si e finché
avrò fiato in gola giuro che nessuno mi impedirà
di esserne orgoglioso… e magari l’anno prossimo
scendete in piazza pure voi!
Piero Pirotto
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