Censurare le pubblicità? No, grazie!
8 agosto 2002

Vorrei segnalare un'iniziativa della Commissione Pari Opportunità del Comune di Torino su cui credo sia opportuno riflettere. Riguarda i manifesti pubblicitari che ogni giorno possiamo trovare sui muri della città.

Da qualche giorno sul sito www.comune.torino.it è apparso un comunicato per avviare una campagna rivolta ai cittadini affinché segnalino, entro il mese di ottobre, i manifesti pubblicitari apparsi sui muri della città che ritengano offensivi.
L'avvio di tale iniziativa, definita "campagna di sensibilizzazione", viene giustificato come segue nel comunicato diramato dalla Commissione: "L'iniziativa è nata quando a gennaio il Comune di Torino ha revocato su proposta della Commissione Pari Opportunità il patrocinio ad una manifestazione che utilizzava come immagine pubblicitaria una donna che leccava una ruota. Successivamente, sono nate, con motivazioni diverse, nuove polemiche, su una pubblicità utilizzata all'interno del Film Festival Gay e su quella impiegata per la Fiera del libro".
Non è chiaro a quali pubblicità il Comune si riferisca, se le segnalazioni possono riguardare solo le pubblicità di iniziative che hanno il patrocinio di un ente pubblico oppure tutti i manifesti senza distinzione. Ma in ogni caso questa trovata, a mio giudizio, è grave e pericolosa.
E' grave innanzi tutto che una Commissione (di secondo grado) del Comune si senta autorizzata anche solo a valutare i contenuti dei manifesti pubblicitari, indipendentemente dalle motivazioni per cui ritiene di farlo.
Mi chiedo sulla base di quale competenza intenda vigilare o intervenire in questo campo. Non risulta che il Consiglio Comunale abbia approvato un regolamento in questo senso.
E ancora: se anche la competenza della Commissione avesse un fondamento legittimo, cosa succederebbe nel caso in cui un manifesto venisse ritenuto offensivo?
Sul concetto di offesa si potrebbe discutere moltissimo. Quello che per alcuni è offensivo per altri non lo è. E anche se sembrerebbe che la segnalazione possa riguardare solo i manifesti contrari alle "pari opportunità", niente vieta che altre segnalazioni siano dettate da altre motivazioni.
Quindi non si sa bene a quali sentimenti offesi la Commissione si riferisca: sono offensivi solo i manifesti con immagini di donne-oggetto o anche quelli con uomini-oggetto?

È offensivo un manifesto che dice che l'Italia ha bisogno di bambini e non di omosessuali?
Ci chiediamo cosa potrebbe succedere se, proprio sulla base di quelle "motivazioni diverse", riprese con ampie polemiche dai giornali in cronaca e provenienti dai soliti banchi di una destra (dei vari ghigli o storaci di turno) che usa le iniziative del movimento omosessuale per farsi un po' di pubblicità a buon mercato (questa si offensiva e squallida! ma ormai soprattutto noiosa e inflazionata…), qualcuno si sentisse autorizzato a ritenere offensivo un manifesto del movimento omosessuale.

Pochi anni fa, in Inghilterra, una legge approvata nel periodo thatcheriano vietava agli enti locali la possibilità di dare contributi e patrocini ad iniziative delle associazioni gay. Penso sia importante avere una memoria storica su quello che il movimento ha vissuto. E se il movimento gay della Gran Bretagna ha subito questo tipo di censure, superate con grosse difficoltà economiche e politiche, niente impedisce che, data a una Commissione una competenza di questo tipo, un domani (che speriamo non vedere mai) possa essere usata impropriamente.
Questa trovata sembra solo una specie di contentino politico dato alla destra o, peggio ancora, un atto che dimentica l'importanza della totale assenza di controlli (e quindi di censura) in merito alla libertà di manifestazione del pensiero, in qualsiasi forma sia possibile realizzarla.
E' un principio delle società liberali che solo i paesi totalitari non applicano.
Qualcuno ci accuserà ancora una volta di essere dei provocatori, degli esibizionisti e dei vittimisti. Siamo abituati ad accuse di questo tipo. Ma qui mi permetto di dire che si sente odore di censura.

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ingrandimento Sulla base di questo comunicato del Comune potrei segnalare alla Commissione la campagna pubblicitaria di questo sito internet www.informagay.it effettuata dal mese di giugno sui mezzi pubblici dell'ATM. Sarebbe quasi una auto-denuncia; infatti anche se InformaGay non aveva alcun patrocinio pubblico, questo sia chiaro, i manifesti sui bus hanno spinto alcune persone a scriverci per protestare, persone che si sono sentite offese.
Oppure potrei mandare un po' di segnalazioni per le tantissime campagne pubblicitarie spudoratamente eterosessuali: pubblicità di ogni genere e tipo, dagli abiti per le nozze a quelle dei tour operator per le vacanze, oppure quella della Regione sul lavoro flessibile (che riproduce lo stereotipo di una donna che è meglio stia a casa a fare la calza).
Mi chiedo cosa farebbe la Commissione nel caso in cui ritenesse fondate queste denuncie… Girerebbe la richiesta alla procura della Repubblica per verificare gli estremi di offesa al pudore? Oppure all'istigazione all'odio sociale per i manifesti anti-gay? Oppure suggerirebbe il ritiro di patrocini che appositi organi competenti a concederli hanno rilasciato per motivi di utilità sociale? Oppure ancora potrebbe richiedere il ritiro dei manifesti ritenuti offensivi?
Meglio riflettere. Si inizia con un'analisi, poi si passa a stabilire un codice di comportamento, poi magari si aggiungono delle raccomandazioni morali su come farli questi benedetti manifesti, affinchè siano politicamente corretti non offendano proprio nessuno (gay, etero, bi, trans, disabili, disoccupati, bianchi, neri, ecc. ecc. ecc.). Da qui alla re-istituzione di una bella commissione di censura il passo è breve.
Certo gli intenti della Commissione non sono questi ma non bisogna mai sottovalutare il risultato diverso di iniziative in buona fede. Tutto questo potrebbe essere un bel suggerimento proprio a chi ha portato avanti le richieste di ritiro di vari patrocini con "motivazioni diverse".
Magari per il futuro qualcuno penserà a istituire un bollino che certifichi la mancanza di offesa al buon gusto dei manifesti oppure un marchio che bocci come inopportune alcune campagne pubblicitarie!
Oppure qualcuno chiederà di sottoporre al controllo preventivo della Commissione le immagini e i contenuti delle campagne pubblicitarie.
Mi chiedo, per esempio, come sarebbe considerata una campagna di manifesti per la prevenzione dell'AIDS con immagini piuttosto chiare, esplicite e di forte impatto? Forse in questo caso, vista l'importanza sociale dell'iniziativa ci darebbero il bollino verde ma… il problema è che non è proprio il caso che ci siano bollini né verdi né rossi. Perché dove ci sono i bollini verdi o rossi c'è la censura e non c'è libertà di espressione del pensiero. Lì i manifesti non hanno immagini offensive per nessuno, anzi non hanno proprio immagini, sono tutti grigi, sono tutti uguali. E' questa la società che immaginano i nostri amministratori?
E allora ecco un invito alla Commissione Pari Opportunità: invece di elaborare progetti pericolosi di questo tipo, si occupi di cose concrete. Prenda subito posizione sullo scandalo, questo sì offensivo della dignità di migliaia di persone omosessuali di Torino, dovuto al grave ritardo dell'amministrazione comunale in merito alla modifica dei regolamenti comunali, affinché venga realizzata la parità di trattamento per le coppie di fatto (etero ed omosessuali), tutt'ora discriminate rispetto a quelle sposate.
Non si ricorda la Commissione una mozione approvata dal Consiglio Comunale tre anni fa che impegnava il Sindaco a fare queste modifiche?
Oppure faccia intervenire un imbianchino comunale per cancellare le scritte anti-gay che si possono leggere sui muri della città. Ma forse non è una sua competenza occuparsi di realizzare, con atti concreti, le Pari Opportunità nella società… E allora qualcuno mi spieghi a cosa serve.

La Redazione

 
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