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Vorrei segnalare
un'iniziativa della Commissione Pari Opportunità
del Comune di Torino su cui credo sia opportuno riflettere.
Riguarda i manifesti pubblicitari che ogni giorno possiamo
trovare sui muri della città.
Da qualche giorno sul sito www.comune.torino.it
è apparso un comunicato per avviare una campagna
rivolta ai cittadini affinché segnalino, entro
il mese di ottobre, i manifesti pubblicitari apparsi
sui muri della città che ritengano offensivi.
L'avvio di tale iniziativa, definita "campagna
di sensibilizzazione", viene giustificato come
segue nel comunicato diramato dalla Commissione: "L'iniziativa
è nata quando a gennaio il Comune di Torino ha
revocato su proposta della Commissione Pari Opportunità
il patrocinio ad una manifestazione che utilizzava come
immagine pubblicitaria una donna che leccava una ruota.
Successivamente, sono nate, con motivazioni diverse,
nuove polemiche, su una pubblicità utilizzata
all'interno del Film Festival Gay e su quella impiegata
per la Fiera del libro".
Non è chiaro a quali pubblicità il Comune
si riferisca, se le segnalazioni possono riguardare
solo le pubblicità di iniziative che hanno il
patrocinio di un ente pubblico oppure tutti i manifesti
senza distinzione. Ma in ogni caso questa trovata, a
mio giudizio, è grave e pericolosa.
E' grave innanzi tutto che una Commissione (di secondo
grado) del Comune si senta autorizzata anche solo a
valutare i contenuti dei manifesti pubblicitari, indipendentemente
dalle motivazioni per cui ritiene di farlo.
Mi chiedo sulla base di quale competenza intenda vigilare
o intervenire in questo campo. Non risulta che il Consiglio
Comunale abbia approvato un regolamento in questo senso.
E ancora: se anche la competenza della Commissione avesse
un fondamento legittimo, cosa succederebbe nel caso
in cui un manifesto venisse ritenuto offensivo?
Sul concetto di offesa si potrebbe discutere moltissimo.
Quello che per alcuni è offensivo per altri non
lo è. E anche se sembrerebbe che la segnalazione
possa riguardare solo i manifesti contrari alle "pari
opportunità", niente vieta che altre segnalazioni
siano dettate da altre motivazioni.
Quindi non si sa bene a quali sentimenti offesi la Commissione
si riferisca: sono offensivi solo i manifesti con immagini
di donne-oggetto o anche quelli con uomini-oggetto?
È offensivo un manifesto che dice che l'Italia
ha bisogno di bambini e non di omosessuali?
Ci chiediamo cosa potrebbe succedere se, proprio sulla
base di quelle "motivazioni diverse", riprese
con ampie polemiche dai giornali in cronaca e provenienti
dai soliti banchi di una destra (dei vari ghigli o storaci
di turno) che usa le iniziative del movimento omosessuale
per farsi un po' di pubblicità a buon mercato
(questa si offensiva e squallida! ma ormai soprattutto
noiosa e inflazionata…), qualcuno si sentisse
autorizzato a ritenere offensivo un manifesto del movimento
omosessuale.
Pochi anni fa, in Inghilterra, una legge approvata
nel periodo thatcheriano vietava agli enti locali la
possibilità di dare contributi e patrocini ad
iniziative delle associazioni gay. Penso sia importante
avere una memoria storica su quello che il movimento
ha vissuto. E se il movimento gay della Gran Bretagna
ha subito questo tipo di censure, superate con grosse
difficoltà economiche e politiche, niente impedisce
che, data a una Commissione una competenza di questo
tipo, un domani (che speriamo non vedere mai) possa
essere usata impropriamente.
Questa trovata sembra solo una specie di contentino
politico dato alla destra o, peggio ancora, un atto
che dimentica l'importanza della totale assenza di controlli
(e quindi di censura) in merito alla libertà
di manifestazione del pensiero, in qualsiasi forma sia
possibile realizzarla.
E' un principio delle società liberali che solo
i paesi totalitari non applicano.
Qualcuno ci accuserà ancora una volta di essere
dei provocatori, degli esibizionisti e dei vittimisti.
Siamo abituati ad accuse di questo tipo. Ma qui mi permetto
di dire che si sente odore di censura.
Clicca per un
ingrandimento Sulla base di questo comunicato del Comune
potrei segnalare alla Commissione la campagna pubblicitaria
di questo sito internet www.informagay.it effettuata
dal mese di giugno sui mezzi pubblici dell'ATM. Sarebbe
quasi una auto-denuncia; infatti anche se InformaGay
non aveva alcun patrocinio pubblico, questo sia chiaro,
i manifesti sui bus hanno spinto alcune persone a scriverci
per protestare, persone che si sono sentite offese.
Oppure potrei mandare un po' di segnalazioni per le
tantissime campagne pubblicitarie spudoratamente eterosessuali:
pubblicità di ogni genere e tipo, dagli abiti
per le nozze a quelle dei tour operator per le vacanze,
oppure quella della Regione sul lavoro flessibile (che
riproduce lo stereotipo di una donna che è meglio
stia a casa a fare la calza).
Mi chiedo cosa farebbe la Commissione nel caso in cui
ritenesse fondate queste denuncie… Girerebbe la
richiesta alla procura della Repubblica per verificare
gli estremi di offesa al pudore? Oppure all'istigazione
all'odio sociale per i manifesti anti-gay? Oppure suggerirebbe
il ritiro di patrocini che appositi organi competenti
a concederli hanno rilasciato per motivi di utilità
sociale? Oppure ancora potrebbe richiedere il ritiro
dei manifesti ritenuti offensivi?
Meglio riflettere. Si inizia con un'analisi, poi si
passa a stabilire un codice di comportamento, poi magari
si aggiungono delle raccomandazioni morali su come farli
questi benedetti manifesti, affinchè siano politicamente
corretti non offendano proprio nessuno (gay, etero,
bi, trans, disabili, disoccupati, bianchi, neri, ecc.
ecc. ecc.). Da qui alla re-istituzione di una bella
commissione di censura il passo è breve.
Certo gli intenti della Commissione non sono questi
ma non bisogna mai sottovalutare il risultato diverso
di iniziative in buona fede. Tutto questo potrebbe essere
un bel suggerimento proprio a chi ha portato avanti
le richieste di ritiro di vari patrocini con "motivazioni
diverse".
Magari per il futuro qualcuno penserà a istituire
un bollino che certifichi la mancanza di offesa al buon
gusto dei manifesti oppure un marchio che bocci come
inopportune alcune campagne pubblicitarie!
Oppure qualcuno chiederà di sottoporre al controllo
preventivo della Commissione le immagini e i contenuti
delle campagne pubblicitarie.
Mi chiedo, per esempio, come sarebbe considerata una
campagna di manifesti per la prevenzione dell'AIDS con
immagini piuttosto chiare, esplicite e di forte impatto?
Forse in questo caso, vista l'importanza sociale dell'iniziativa
ci darebbero il bollino verde ma… il problema
è che non è proprio il caso che ci siano
bollini né verdi né rossi. Perché
dove ci sono i bollini verdi o rossi c'è la censura
e non c'è libertà di espressione del pensiero.
Lì i manifesti non hanno immagini offensive per
nessuno, anzi non hanno proprio immagini, sono tutti
grigi, sono tutti uguali. E' questa la società
che immaginano i nostri amministratori?
E allora ecco un invito alla Commissione Pari Opportunità:
invece di elaborare progetti pericolosi di questo tipo,
si occupi di cose concrete. Prenda subito posizione
sullo scandalo, questo sì offensivo della dignità
di migliaia di persone omosessuali di Torino, dovuto
al grave ritardo dell'amministrazione comunale in merito
alla modifica dei regolamenti comunali, affinché
venga realizzata la parità di trattamento per
le coppie di fatto (etero ed omosessuali), tutt'ora
discriminate rispetto a quelle sposate.
Non si ricorda la Commissione una mozione approvata
dal Consiglio Comunale tre anni fa che impegnava il
Sindaco a fare queste modifiche?
Oppure faccia intervenire un imbianchino comunale per
cancellare le scritte anti-gay che si possono leggere
sui muri della città. Ma forse non è una
sua competenza occuparsi di realizzare, con atti concreti,
le Pari Opportunità nella società…
E allora qualcuno mi spieghi a cosa serve.
La Redazione
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