Parte alla
Commissione Giustizia della Camera la discussione sulle
proposte di legge… ma comincia anche altro
Inizia il festival! Si quello delle unioni civili riconosciute,
non a Sanremo, ma a Montecitorio, più precisamente
in Commissione Giustizia, dove a partire dall’8
luglio si discutono le proposte di legge sul riconoscimento
delle unioni civili, dove la differenza di sesso tra
i partner non dovrebbe essere una caratteristica discriminante.
Sui contenuti delle proposte sono state spese negli
ultimi mesi, se non anni, molte parole da parte dell’intero
movimento. Si è arrivati l’anno scorso
all’accettazione della proposta sul PACS scritto
da Grillini come mediazione iniziale per portare almeno
a discussione il problema. Bene, i parlamentari, almeno
in parte hanno lavorato bene ed ora la discussione inizia.
Quale sarà il risultato è difficile dirlo:
ovvio che lo scontro, indipendentemente dagli schieramenti
politici, sarà tra cattolici e laici, sicuramente
con una debolezza più marcata in questi ultimi
in entrambi gli schieramenti (pensiamo alle posizioni
di una “laica” come Livia Turco che ogni
tanto riesce a fare delle sparate peggiori di quelle
di Ratzinger). Comunque sia la discussione parte e negli
ultimi giorni sono moltissime le prese di posizione
ufficiali o non riportate dalla stampa nazionale.
Come ogni volta che si apre una discussione come questa
è impossibile tapparsi le orecchie anche se la
voglia sarebbe molta. È necessario ascoltare,
comprendere, intervenire per difendersi dalle stupidaggini
di sorta che si sentiranno a spron battuto in tutto
l’arco parlamentare e da nord a sud del paese.
E proprio qui comincia la difficoltà: non lasciarsi
sfuggire nulla. Se vogliamo comunque ottenere un risultato
da questa discussione, che molti avevano tentato di
far partire in sordina, è necessario essere presenti
ed attenti ad ogni minimo particolare, scoprire ogni
intenzione e prevenirla: insomma agire come le associazioni
dovrebbero fare da tempo su molti temi con il rischio
altrimenti di non avere nessun tipo di azione sulle
decisioni che si prenderanno.
Negli altri paesi europei, dove le organizzazioni GLT
sono molto più forti, questa è stata l’arma
vincente per tenere la tensione alta ed i riflettori
accesi su ciò che accadeva nei rispettivi parlamenti.
Questo è l’unico metodo per evitare strumentalizzazioni
e soprattutto per non rischiare, come invece è
probabile che accada, che a forza di mediazioni esca
dalla commissione una proposta di legge che ci discriminerà
nuovamente anche all’interno di un istituto debole
come quello dei PACS, lasciando mano libera a tutti
di pulirsi la coscienza con una legge che riconosca
alcune nuove forme di convivenza, senza per questo migliorare
neanche di quel poco la nostra condizione. Insomma ripulire
da quel piccolissimo valore di “diritti civili
per omosessuali” già scarsamente presente
nella proposta di legge ed arrivare ad una proposta
talmente neutra da non riconoscere neanche l’idea
iniziale. Meglio questo che non andare a votare il documento
dal punto di vista di chi si trova in mano questa patata
bollente da gestire.
Allora armiamoci tutti di santa pazienza e cominciamo
a pensare che se crediamo davvero importante questa
discussione, la mobilitazione e l’attenzione su
cosa accade nel Palazzo non può essere sospesa
neanche per un momento. Armiamoci anche di quella pazienza
necessaria a sopportare, senza farsi venire le crisi
di nervi, tutte quelle affermazioni che politici e politologi,
sociologi, opinionisti e così via faranno da
televisioni, giornali, radio nelle prossime settimane,
dove sentiremo tutto ed il contrario di tutto.
Questa è un’importante prova del nove
per noi per dimostrare che al momento giusto sappiamo
agire: non è importante solo il risultato questa
volta, ma come ci si arriverà… siamo pronti
davvero?
Piero Pirotto
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