
 |
Tornei,
manifestazioni, festival, chi più ne ha più
ne metta, ma dopo tanti party… che cosa stiamo
rivendicando?
Bari, Roma, Milano: quest’anno le manifestazioni
per il Pride assumono quasi un aspetto federalista.
Nessuno sfondo leghista in questa scelta, ma la fotografia
del fatto che dopo quasi 10 anni dal primo Pride pubblico
della nuova era del movimento GLBT italiano finalmente
in tutta Italia la voglia di scendere in piazza e manifestare
non è diminuita. In un periodo in cui le manifestazioni
di piazza si sono sprecate (la guerra ha portato in
piazza svariate centinaia di migliaia di persone), il
Pride assume però una valenza diversa.
In queste settimane molti commentatori politici si
sono chiesti se nel nuovo secolo le manifestazioni di
piazza assumono ancora lo stesso valore, se sono ancora
incisive, se trasmettono ancora un messaggio, se non
esistono forme diverse e più incisive di protesta
e rivendicazione. Insomma una discussione ad ampio raggio
su come in un momento storico particolare ottenere dei
risultati e non protestare unicamente. Mi è capitato
di pensare a questa possibilità e personalmente
ritengo che le manifestazioni abbiano ancora oggi una
valenza politica importante, soprattutto per il movimento
gay, lesbico e transessuale: la visibilità è
ancora una conquista da raggiungere, un punto di approdo
importante ancora da diffondere, e con questa convinzione
InformaGay ha deciso di aderire a tutte le manifestazioni
del Gay Pride che si svolgeranno in Italia, ed anche
per questo cercherà di inviare una delegazione
in ognuno dei cortei.
Ma resta un problema di fondo: scendere in piazza perché?
Ogni Pride dei tre citati ha il suo manifesto politico,
ancora una volta assolutamente non coordinato tra i
diversi organizzatori: i PACS, la visibilità,
la vivibilità al sud, la richiesta di diritti.
Con quale progetto politico alle spalle però?
Con quale strategia di conquista di nuovi diritti? Molto
pessimisticamente mi verrebbe da rispondere: nessuna!
Ogni circolo un po’ chiuso nei suoi localismi
organizza la manifestazione senza coordinare con le
altre contenuti e prospettive e questa mancanza, alla
luce delle lotte degli ultimi anni, comincia ad assumere
toni un po’ grigi: insomma… tanta fatica,
tanti chilometri per le strade e nessun progetto da
condividere? Credo che dagli errori si debba sempre
imparare, e se è vero che ritengo la decisione
di non condividere lo stesso manifesto politico nelle
tre manifestazioni, spero che dall’esperienza
di quest’anno (importantissima perché coinvolge
direttamente il Sud), si possa tutti insieme imparare
che moltiplicare le piazze è bello, ma che condividere
un’idea di lotta diventa oggi giorno fondamentale
per raggiungere dei risultati tangibili.
Qualche mese fa ero in Francia per lavoro e guardando
la televisione ho visto che in preparazione delle manifestazioni
del Pride 2002 le associazioni francesi, prima a livello
regionale e poi a livello nazionale si riunivano in
una sorta di Stati Generali degli Omosessuali francesi.
Scopo di questa serie di riunioni a cascata era quello
di definire le strategie di rivendicazione e di lotta
da portare avanti comunemente durante l’intero
periodo del Pride. Risultato: un unico documento ed
un unico tema su scala nazionale, dalla grande manifestazione
di Parigi, alla più piccola nella sperduta provincia
francese.
L’idea non mi sembra stupida e tutto sommato
mi sembra anche abbastanza banale: partire dalla base
in ogni realtà locale per assommare necessità
comuni. In un momento in cui la “devoluzione”
diventa la parola d’ordine per la politica di
questo paese “delle banane” forse potremmo
aiutare tutti ad invertire la tendenza: se fosse il
movimento gay per una volta a proporre l’”evoluzione”?
Mentre ognuno rifletterà dal canto suo su come
ci si avvicina al Pride, a noi non resta che cominciare
a tenervi informati il più possibile su tutte
le manifestazioni che si svolgeranno in Italia quest’anno…
per cui buon Pride a tutti e tutte… divertiamoci,
marciamo, balliamo e cantiamo, e pensiamo insieme come
cambiare le cose… noi ne abbiamo una gran voglia!
Piero Pirotto
|