2003: l’orgoglio in piazza
2003


Tornei, manifestazioni, festival, chi più ne ha più ne metta, ma dopo tanti party… che cosa stiamo rivendicando?

Bari, Roma, Milano: quest’anno le manifestazioni per il Pride assumono quasi un aspetto federalista. Nessuno sfondo leghista in questa scelta, ma la fotografia del fatto che dopo quasi 10 anni dal primo Pride pubblico della nuova era del movimento GLBT italiano finalmente in tutta Italia la voglia di scendere in piazza e manifestare non è diminuita. In un periodo in cui le manifestazioni di piazza si sono sprecate (la guerra ha portato in piazza svariate centinaia di migliaia di persone), il Pride assume però una valenza diversa.

In queste settimane molti commentatori politici si sono chiesti se nel nuovo secolo le manifestazioni di piazza assumono ancora lo stesso valore, se sono ancora incisive, se trasmettono ancora un messaggio, se non esistono forme diverse e più incisive di protesta e rivendicazione. Insomma una discussione ad ampio raggio su come in un momento storico particolare ottenere dei risultati e non protestare unicamente. Mi è capitato di pensare a questa possibilità e personalmente ritengo che le manifestazioni abbiano ancora oggi una valenza politica importante, soprattutto per il movimento gay, lesbico e transessuale: la visibilità è ancora una conquista da raggiungere, un punto di approdo importante ancora da diffondere, e con questa convinzione InformaGay ha deciso di aderire a tutte le manifestazioni del Gay Pride che si svolgeranno in Italia, ed anche per questo cercherà di inviare una delegazione in ognuno dei cortei.

Ma resta un problema di fondo: scendere in piazza perché? Ogni Pride dei tre citati ha il suo manifesto politico, ancora una volta assolutamente non coordinato tra i diversi organizzatori: i PACS, la visibilità, la vivibilità al sud, la richiesta di diritti. Con quale progetto politico alle spalle però? Con quale strategia di conquista di nuovi diritti? Molto pessimisticamente mi verrebbe da rispondere: nessuna! Ogni circolo un po’ chiuso nei suoi localismi organizza la manifestazione senza coordinare con le altre contenuti e prospettive e questa mancanza, alla luce delle lotte degli ultimi anni, comincia ad assumere toni un po’ grigi: insomma… tanta fatica, tanti chilometri per le strade e nessun progetto da condividere? Credo che dagli errori si debba sempre imparare, e se è vero che ritengo la decisione di non condividere lo stesso manifesto politico nelle tre manifestazioni, spero che dall’esperienza di quest’anno (importantissima perché coinvolge direttamente il Sud), si possa tutti insieme imparare che moltiplicare le piazze è bello, ma che condividere un’idea di lotta diventa oggi giorno fondamentale per raggiungere dei risultati tangibili.

Qualche mese fa ero in Francia per lavoro e guardando la televisione ho visto che in preparazione delle manifestazioni del Pride 2002 le associazioni francesi, prima a livello regionale e poi a livello nazionale si riunivano in una sorta di Stati Generali degli Omosessuali francesi. Scopo di questa serie di riunioni a cascata era quello di definire le strategie di rivendicazione e di lotta da portare avanti comunemente durante l’intero periodo del Pride. Risultato: un unico documento ed un unico tema su scala nazionale, dalla grande manifestazione di Parigi, alla più piccola nella sperduta provincia francese.

L’idea non mi sembra stupida e tutto sommato mi sembra anche abbastanza banale: partire dalla base in ogni realtà locale per assommare necessità comuni. In un momento in cui la “devoluzione” diventa la parola d’ordine per la politica di questo paese “delle banane” forse potremmo aiutare tutti ad invertire la tendenza: se fosse il movimento gay per una volta a proporre l’”evoluzione”?
Mentre ognuno rifletterà dal canto suo su come ci si avvicina al Pride, a noi non resta che cominciare a tenervi informati il più possibile su tutte le manifestazioni che si svolgeranno in Italia quest’anno… per cui buon Pride a tutti e tutte… divertiamoci, marciamo, balliamo e cantiamo, e pensiamo insieme come cambiare le cose… noi ne abbiamo una gran voglia!

Piero Pirotto

 
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