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E se tornasse
l’adolescenza del movimento GLT in Italia?
Sarà l’aria di primavera, sarà
l’età che avanza, ma nelle ultime settimane
la sensazione più evidente che mi pervade pensando
a ciò che accade nel movimento GLT mi sembra
un ritorno all’adolescenza.
Provo a spiegare in che senso: le azioni delle associazioni
in Italia si moltiplicano, a volte con successo a volte
purtroppo no, ma intanto da più parti comincia
a serpeggiare una voglia di unitarietà che non
si sentiva da tempo. Tutti un po’ più buoni
e più clementi con gli altri cominciamo ad avere
voglia di unirci, almeno sulle battaglie più
importanti. Sembra quasi di vedere i ragazzini che cercano
il gruppo nel quale stare: dico questo senza vena polemica,
ma con una sensazione di pulsazione ormonal-politica
tipica dell’adolescenza del movimento.
Appelli perché alle manifestazioni ci sia tutti,
lettere perché insieme si discuta, insomma credo
che fossero davvero anni che la situazione non prendesse
contorni di questo genere.
Se dal punto di vista operativo non posso che sorridere
di piacere ad un tale momento di voglia di stare insieme,
non posso però non pensare che questa necessità
debba fare un passo in avanti deciso ed evidente. Mentre
in tutta Europa le cose in qualche modo si dibattono
e progrediscono, qui in Italia siamo solo alle intenzioni.
I legami con i partiti sono in alcuni casi ancora troppo
evidenti per permettere al movimento una critica a 360°
su cosa ci accade intorno: le ultime elezioni europee
hanno bastonato il berlusca, hanno lasciato dov’era
quella specie di centro sinistra ibrido che ci ritroviamo,
ed hanno premiato (proporzionalmente molto, statisticamente
poco) quella sinistra più vicina alle nostre
posizioni. Ma il dibattito su cosa noi vogliamo è
stato pressoché assente. Questo si lega con la
situazione del movimento che evolve (o involve a seconda
del punto di vista) perché in un momento in cui
i movimenti civili riescono su temi importanti quali
la pace e la giustizia sociale ad alzare la voce ed
a incidere sui partiti (pensate che a Firenze, terra
rossa per eccellenza il sindaco non è stato rieletto
al primo turno perché non ha voluto accordarsi
con le liste della società civile che hanno preso
più del 12% di consensi), noi non ci riusciamo.
Qualcuno cerca di spiegarci che i candidati gay nelle
liste di partito a questo servono, ma questa spiegazione
non mi convince. Ormai scendiamo in piazza per il pride
senza rivendicazioni precise, la nostra forza di comunicazione
all’esterno non incide nei dibattiti e se chiedi
per strada cosa rivendicano i gay e le lesbiche di questo
paese ti guardano terrorizzati come si fa alle domande
della maturità.
Insomma ben venga il dialogo, ma accidenti decidiamo
anche come incidere, e decidiamolo in fretta o rischiamo
di perdere il posticino che il carro della società
che decide di impegnarsi sta tentando con molte difficoltà
di mettere in piedi in questo paese. Il 2 luglio ci
siederemo tutti insieme intorno ad un tavolo a Roma:
la mia proposta è di non alzarci da li finché
non saremo riusciti tutti insieme a decidere un programma,
degli obiettivi precisi e concreti ed un modo fattibile
ed onestamente sostenibile per raggiungerli.
Buon lavoro ragazze e ragazzi.
Piero Pirotto
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