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la pecorella smarrita
rifiuta di tornare nell’ovile
2003 |

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Il Pontefice
non ne fa un dramma: l’amicizia di chi si è
reso complice di delitti gli è meno sgradita
di quella di un prete “scomodo”
Quelle che “Avvenire” dedica alla vicenda
di don Franco Barbero sono poche e laconiche righe:
ovviamente la cosa non ci stupisce, considerando che
una visita di Pierferdi Casini in Vaticano avrebbe certo
meritato pagine e pagine di dettagliata cronaca…
Da sempre il modo migliore di affossare il dibattito,
di ridurre il dissenso, è limitare la conoscenza
dei problemi: l’ignoranza, unita alla paura, è
il mezzo più potente che la Chiesa Cattolica
ha utilizzato per accrescere in numero e in devozione
le proprie schiere di fedeli.
Le Comunità Cristiane di base (di cui quella
pinerolese guidata da don Franco Barbero è un
fulgido esempio) sono, in quest’ottica, una vera
e propria spina nel fianco: gente che si dichiara appartenente
alla Chiesa, e che ha l’ardire di non annullare
la propria attività cerebrale di fronte ai presunti
“dogmi”, venduti come tali dalle alte gerarchie
vaticane. Gente che osa studiare le Sacre Scritture
con autonomia e rigore scientifico, contestualizzandole
alla luce della più seria storiografia e antropologia,
e contestando interpretazioni millenarie fondate solo
sulla “tradizione”. Gente che pone come
cardine del proprio agire la legge dell’Amore,
l’unica che dovrebbe guidare il cammino di un
cristiano, cioè di un individuo capace di accogliere
nella propria vita il messaggio rivoluzionario e salvifico
di Gesù Cristo.
Confessiamo che la decisione del Vaticano non ci stupisce:
lo stupore, piuttosto, era precedente alla “scomunica”
inviata a don Franco, e proveniva dalla considerazione
della strana “tolleranza” delle gerarchie
nei confronti di questo sacerdote buono e mite, ma capace
di comunicare un audace messaggio di rinnovamento, ovviamente
inaccettabile agli occhi della Curia romana.
Ora tutto è tornato alla normalità: la
pecorella smarrita che ha rifiutato di rientrare nell’ovile
(anche in cambio di denaro e dell’offerta di posizioni
di potere, come don Franco stesso ha dichiarato), è
stata espulsa dal gregge. Lo scandalo è archiviato:
il bambino disobbediente e capriccioso non ha capito
che sarebbe bastato chinare la testa per evitare l’affondo
finale, ed è bene che ora paghi le conseguenze
della sua protervia.
Nel comunicato del vescovo Debernardi ciò che
più ci offende è l’atteggiamento
paternalistico e fintamente misericordioso: don Franco
non è un bambino, ma un uomo di fede e di scienza
che ha alle spalle quarant’anni di sacerdozio,
ed una cultura sicuramente più vasta di quella
dei suoi superiori. L’obiettivo di indurre nel
sacerdote ribelle una “sofferenza che aiuti a
maturare sentimenti di conversione” è poi
francamente raccapricciante: far soffrire un proprio
simile ci pare in palese contrasto con i comandamenti
di Gesù, e casomai ci aspetteremmo che fosse
dal dialogo e dal confronto che potessero nascere le
conversioni: da quel dialogo e da quel confronto che
le gerarchie hanno sempre rifiutato con don Franco e
con la sua comunità.
Il proverbio recita “dimmi con chi vai e ti dirò
chi sei”: Giovanni Paolo II ha evidentemente deciso
di mostrare a tutti quali sono i personaggi di cui ama
circondarsi, e quali ritiene inopportuni alla sua “corte”.
Tra quelli scomodi e sgraditi c’è, ad esempio,
don Franco Barbero; tra quelli amati e fidati, c’è
il cardinale Pio Laghi, l’attuale inviato della
Santa Sede in U.S.A. per la soluzione della vicenda
irakena: quello stesso Pio Laghi che si rese complice,
negli anni ’70 ed ’80, della dittatura argentina
impegnata nella strategia della desapariciòn
e nell’assassinio di migliaia di dissidenti politici.
L’identità e la vera natura del Pontefice,
di fronte alle scelte compiute, ci sembrano dunque fin
troppo chiare: fin troppo facile è attaccare
un simile sepolcro imbiancato, un grumo di intolleranza,
violenza e repressione rivestito da una patina di ipocrita
adesione ai princìpi di pace ed amore, che vengono
riscoperti e propagandati solo quando da essi può
derivare un vantaggioso tornaconto.
Glauco Bettera, membro del C.O.D.S. (Coordinamento
Omosessuali D.S.) della Lombardia, ha lanciato un’iniziativa
interessante: la proposta si rivolge a tutte le associazioni
GLBT, affinché nominino don Franco Barbero loro
“Socio o Presidente onorario”, per ringraziarlo
del lavoro svolto da anni nei confronti dei cattolici
omosessuali, troppo spesso in crisi d'identità,
non a causa della loro omosessualità, ma della
cattiveria disumana della Chiesa Cattolica nei loro
confronti.
La tessera della nostra associazione a nome “Franco
Barbero” è già pronta: in attesa
di recarci a Pinerolo per consegnargliela personalmente,
ribadiamo qui la nostra stima nei suoi confronti, nonché
la gratitudine per il suo magistero, attraverso il quale
ha rappresentato e continuerà a rappresentare
il volto buono ed accogliente di una Chiesa che pare
dimenticarsi troppo spesso degli insegnamenti di chi
l’ha fondata.
Marco Bosa |
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PINEROLO,
FRANCO BARBERO «DIMESSO DALLO STATO CLERICALE»
Il vescovo di Pinerolo, monsignor Pier Giorgio Debernardi,
in una lettera indirizzata al presbiterio e ai fedeli
della diocesi piemontese, ha comunicato che don Franco
Barbero, con un provvedimento pontificio emanato dalla
Congregazione per la Dottrina della fede, è stato
dimesso dallo stato
clericale. Tale provvedimento, comunicato «con
molta sofferenza» è la conseguenza di posizioni,
assunte da tempo ed espresse ripetutamente dal sacerdote,
che «sono in forte contrasto con la Sacra Scrittura,
la Tradizione e il Magistero della Chiesa». Nonostante
i ripetuti richiami, don Franco ha continuato a «negare
verità fondamentali della fede» e a professare
la «non accoglienza del Magistero come guida di
fede e di morale», causando disorientamento tra
i fedeli. Il provvedimento non esclude il sacerdote
dalla vita della Chiesa, ma intende - precisa ancora
il vescovo di Pinerolo - «aiutarlo a ritrovare
la piena adesione alle verità della fede e il
rispetto della disciplina ecclesiale». Nell'invitare
tutti alla preghiera, monsignor Debernardi auspica che
questa «sofferenza aiuti a
maturare sentimenti di conversione».
Tratto da Avvenire del 14/03/03 |
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SOLIDARIETA'
A DON BARBERO - SCOMUNICA RINVIATA AL MITTENTE
L'Associazione InformaGay desidera espriemere il proprio
appoggio e solidarietà a Don Franco Barbero dopo
il duro attacco ricevuto dal Cardinale Ratzinger e la
relativa lettera di "scomunica" da lui ricevuta
e rinviata al mittente.
Don Barbero ha dimostrato in questi anni come l'azione
di un singolo prete può mettere in crisi precetti
e dogmi fuori da questo tempo di una chiesa cattolica
che continua a dimostrare atteggiamenti omofobi: proprio
per la sensibilità dimostrata da Don Barbero
nei confronti di quegli omosessuali che si riconoscono
ancora in valori cristiani, ma anche per il suo rispetto
di tutte le diversità, per la capacità
di saper essere una voce contro in un ambiente, quello
cattolico, dove andare incontro alle persone omosessuali
sembra un atto di cristianità da non mettere
in pratica, Don Barbero è stato spesso negli
anni attaccato dalle gerarchie vaticane.
La sua risposta decisa ad un atto estremamente e simbolicamente
violento nei suoi confronti è stata esemplare:
Don Barbero è e resta un Prete con la P maiuscola,
un uomo che comprende il significato della parola accogliere,
tanto sbandierata oltre il Tevere, ma realmente messa
in pratica solo da pochi uomini coraggiosi che hanno
deciso di non nascondere i propri principi dietro ordini
della gerarchia cattolica.
I gay, le lesbiche e i/le transessuali di InformaGay
vogliono con questo piccolo gesto dimostrare la propria
solidarietà a Don Barbero, alla sua azione, che
come già accaduto in passato (si ricordi la messa
in discussione della verginità di Maria costatagli
delle dure reprimende circa 20 anni fa), rappresenta
un aiuto concreto per molte persone omosessuali e transessuali
che trovano una parola di conforto e di accoglienza
in un ambiente
altrimenti ostile.
InformaGay sarà presto a Pinerolo da Don Barbero
a dimostrare concretamente il proprio apprezzamento
per la sua azione.
Piero PIROTTO
Presidente di InformaGay |
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COMUNICATO
STAMPA
Come esponenti nazionali dell'Arcigay siamo profondamente
colpiti dalla notizia che Don Barbero sia stato ridotto
dalla Curia Vaticana allo stato laicale.
Le sue posizioni di accoglienza e ascolto verso la questione
omosessuale, insieme ad altre posizioni assunte sul
necessario rinnovamento della Chiesa, non gli sono state
perdonate da una gerachia omofoba e oscurantista. A
nome dei milioni di gay credenti e dell'intera comunità
gay italiana, esprimiamo a Don Franco Barbero la nostra
solidarietà e il nostro sostegno verso la sua
missione che non viene assolutamente scalfita da questo
medioevale e ingiusto provvedimento romano.
Aurelio Mancuso - segretario nazionale Arcigay
Andrea Benedino - presidente consiglio comunale di Ivrea
e consigliere nazionale Arcigay |
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Il
Sant'Uffizio perde il nome ma non il vizio
Oggi si chiama "Congregazione per la dottrina della
Fede", firma Ratzinger e non più Torquemada,
non allestisce più roghi sulle pubbliche piazze
perché preferisce risparmiare sulla legna, ma
il Sant'Uffizio continua a firmare condanne. L'ultima
contro quell'intelligenza fattasi sacerdote che è
Don Franco Barbero. Noi lo conosciamo bene, dagli anni
’70 nei quali fu tra i primi a cogliere il significato
della nascita del movimento omosessuale, a considerare
gli omosessuali persone e non malati o baracconi da
spettacolo, a saper interloquire con gli stessi movimenti,
primi tra tutti il Fuori! e la Fondazione Sandro Penna
che lo ha avuto tra i suoi primi amici.
Non ci stupisce se non è mai stato ricevuto da
Ratzinger, che pure lo ha sempre accusato, se anziché
essere amato dalle gerarchie vaticane è amato
da tutti coloro che lo conoscono, se è stato
licenziato in tronco e non ci stupisce neppure che lui
abbia deciso di continuare sulla sua limpida strada
di accoglienza.
Ci stupisce ben di piu’ che la cosiddetta sociata’
civile – per non parlare di quella politica -
non si esprima, taccia, faccia finta che si tratti di
questione interna al Vaticano e di rispetto delle regole
canoniche, tacendo il significato di questa vicenda
e le gravi responsabilita’ vaticane nell’alimentare
pregiudizio antiomosessuale e odio sociale.
Fondazione Sandro Penna
Via Santa Chiara 1, 10100 Torino
Tel. 011.5212033
Email:info@fondazionesandropenna.it |
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