CHE FATICA ESSERE ORGOGLIOSI!
9 luglio 2002

Padova, Milano, Roma: InformaGay è stato presente a tutti e tre i pride… abbiamo saltato Catania, ce ne scusiamo con le compagne ed i compagni siciliani, ma già così i chilometri macinati per manifestare quest'anno sono stati più di 3.000!!! Insomma una fatica immensa, ripagata soltanto dalla felicità di aver partecipato a momenti belli, in alcuni casi esaltanti.

A Roma siamo riusciti a parlare sul palco per ricordare Emilia, che ci ha lasciato, e per ringraziarla pubblicamente del percorso fatto insieme… un grazie che non avrà mai fine nei nostri cuori e spero anche nelle nostre azioni.
Dopo questo mese pieno di appuntamenti però nasce il desiderio di riflettere insieme sul senso di questa fatica, sulla difficoltà di comprendere il valore del nostro scendere in piazza, sul capire ed essere certi di che rivendicazioni stiamo parlando, di quale strategia mettere in campo per raggiungere i nostri obiettivi. Già qualche settimana fa sulle pagine di questo sito abbiamo espresso la nostra perplessità sugli obiettivi che il movimento in generale stava tentando (probabilmente sta ancora) di raggiungere: abbiamo parlato della difficoltà di avere una strategia comprensibile e condivisibile e la cocciuta necessità di avere sempre un nemico contro il quale combattere piuttosto che una strategia da porre in essere. Dopo le manifestazioni di quest'anno la perplessità rimane. Rimane forte, perché troppe volte dai palchi del pride di quest'anno, in modo più o meno comprensibile a seconda dei casi, è stata forte la voce di chi diceva noi siamo contro questo, contro quello, contro quest'altra cosa. Astio più che comprensibile e condivisibile, ma resto comunque perplesso: insomma 20.000 a Padova, 15.000 a Milano, 30.000 a Roma, qualche altro migliaio a Catania e davvero siamo solo tutti contro qualcosa. Non abbiamo proprio neanche una piccola propostina, minuscola, quasi insignificante, ma magari simbolica da fare a qualcuno? Non posso crederci, saremmo una massa di cerebrolesi e questo non mi va non solo di pensarlo, ma anche che gli altri (soprattutto quelli cui siamo contro contro contro) possano solo andarlo a dire in giro.
Proposte ce ne sono, da tempo espresse, dimenticate e messe in un cassetto: non siamo più in grado davvero di tirarle fuori e di verificare in che modo si possono porre in essere?

Se così fosse i nostri papà e le nostre mamme putative che negli anni '70 a costo della loro stessa vita manifestavano in piazza e spesso mettevano il loro corpo a disposizione della causa dovrebbero darci due sonori ceffoni: insomma, se il nostro movimento è diventato qualcosa di salottiero, in grado solo più di discutere con i palazzi allora siamo proprio fatti e finiti. Tutti presi dal trovare risorse economiche per sopravvivere forse abbiamo mancato l'obiettivo: va bene dialogare con le istituzioni, ma quando le porte si chiudono abbiamo ancora l'arma della protesta civile, davvero tanti tipi di protesta. I pride di quest'anno sono stati un palcoscenico non troppo seguito dai mass media troppo attenti all'informazione di stato (i nostri articoli sulla RAI ormai si sprecano!), ma la disobbedienza civile di cui alcune compagne ed alcuni compagni hanno parlato dai palchi è ancora un'arma che il nostro movimento dovrebbe riconoscere come propria.

L'esempio più eclatante è sicuramente la legge omofoba e misogina che il Parlamento sta approvando sul tema della procreazione assistita. Il 6 di luglio ci sarà a Roma una manifestazione contro questa proposta: molti di noi riusciranno ad andare, molti no (Roma da Torino continua ad essere lontana e scomoda! A proposito, Lunardi, visto che stai costruendo di tutto in giro per l'Italia, o almeno prometti di farlo, quand'è che ci colleghi alla capitale come si deve?). Nessuno ha proposte alternative a quella legge? Siamo solo tutti bravi a dire che fa schifo? Schifo lo fa tanto, ma da quando il movimento non discute del significato di famiglie, del significato che gay, lesbiche e transessuali vogliono dare alle loro famiglie? Non ricordate che i bambini volendo li possiamo fare pure noi?
Presi dalle mille cose del quotidiano stiamo smettendo di pensare in grande, non capiamo le potenzialità che abbiamo e che queste manifestazioni troppo spezzettate rischiano di non mostrare all'esterno.

A Roma è stata ufficializzata la candidatura di Bari come sede del Gay Pride Nazionale nel 2003: andare al sud mi sembra un'iniziativa bellissima, Napoli è stato nel 1996, troppo lontano. Ma le motivazioni che sono state presentate dal palco sono ridicole: andiamo a Bari perché i consiglieri di AN hanno detto che li non ci fanno sfilare perché ci baciamo in pubblico. Senza andare tanto lontano anche all'8 Gallery, un simpatico centro commerciale in FIAT Style di Torino ci cacciano se ci baciamo in pubblico: ma noi di InformaGay il pride li non l'abbiamo proposto! E poi se vogliamo davvero sfidare i divieti, allora facciamo le cose sul serio: che ne dite di un bel pride a Teheran o a La Mecca? Lì si che ce lo impedirebbero davvero: quella sì che sarebbe una bella sfida alla nostra altezza. Se Bari deve essere, allora troviamo una ragione in più, troviamo un obiettivo che quel pride deve raggiungere: ricreiamo quei bei coordinamenti nazionali dove ci si scornava a sangue per decidere anche le minime cose, ma dove ci confrontavamo e dove costruivamo una vera manifestazione nazionale ricca di contenuti condivisi e condivisibili.

Forse avremmo di nuovo bisogno di quei gruppi di autocoscienza che una volta le varie associazioni costruivano per riconoscere nella propria omosessualità il vero senso della propria presenza politica, forse vale la pena scornarsi di nuovo un po' tutti insieme per imparare di nuovo a crescere. InformaGay lo fa al suo interno sempre, è pronto a farlo con altri: essere orgogliosi costa davvero tanta fatica, non solo per marciare sotto il sole, ma per costruire un nuovo progetto di società che faccia diventare il nostro orgoglio di essere ciò che siamo la base per un nuovo modo di essere di tutti.

 
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