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La Rai si
distingue. Quando fa informazione, quando fa disinformazione,
riesce sempre ad essere oltre.
Lo era quando censurava, lo era quando tagliava. Lo
è quando continua a tagliare e quando continua
a censurare.
Senza andare troppo indietro
nel tempo la Rai oggi censura, la Rai oggi taglia.
Una storia pluriennale di disinformazione e di silenzi
sull'omosessualità non si cancella in un giorno,
non si cancella con una sola trasmissione.
Sono anni che la Rai non informa correttamente sull'omosessualità.
Dai servizi giornalistici a quelli d'intrattenimento
qualcuno ci dica il giorno e l'ora in cui è andata
in onda una trasmissione seria e corretta su queste
tematiche.
Noi ricordiamo una trasmissione del giugno 1991 presentata
da Gad Lerner dal titolo "Omosessualità,
vite diverse".
Sono passati oltre 10 anni e, tralasciando qualche personaggio
gay nelle fiction tipo commesse e parrucchiere varie,
nel 2002 va in onda un film per la tv prodotto dalla
Rai.
Protagonisti due attori famosi e bravi, Manfredi e Banfi,
che nel ruolo di due fratelli che si rivedono dopo 40
anni in occasione della morte della madre, affrontano
il distacco causato dalla dichiarazione pubblica dell'omosessualità
di uno dei due.
Non bastano due bravi attori a dare un senso a un film
vecchio, un film che la Rai avrebbe dovuto produrre
e mandare in onda 10 ma anche 15 o 20 anni fa.
Nel momento in cui si discuteva di libertà sessuale,
della determinazione della donna, mentre la società
cambiava velocemente sarebbe stato importante e utile,
sarebbe stato un servizio pubblico.
Oggi non solo non lo è ma ottiene un risultato
peggiore: riproduce sterotipi e ipocrisie che la società
ha in larga misura superato, riporta in vita un gay
macchietta con vestiti bianchi e foulard indossati anche
in una camera d'ospedale, ripropone l'immagine negativa
di un ragazzo gay che intende suicidarsi, risulta manierista
e eccessivamente didascalico soprattutto quando il protagonista
viene caratterizzato come un improbabile eroe dell'orgoglio
gay.
Ma alla Rai non si sono accorti che negli ultimi 15
anni sono stati prodotti e distribuiti film a tematica
omosessuale di qualità, realistici e con personaggi
che non sono costantemente sull'orlo del suicidio?
E invece quasi tutti i film a tematica gay di un certo
rilievo non sono stati trasmessi dalla Rai, bensì
da Rete 4 o Canale 5.
Oggi c'è chi organizza girotondi per difendere
la tv pubblica, pietra miliare della lottizzazione e
della faziosità dell'informazione oltre che della
censura sulle tematiche omosessuali.
Noi pensiamo che attorno alla Rai, ancora una volta,
si dovrebbero prima di tutto organizzare girotondi di
protesta.
Mentre a livello regionale il Tg3 del Piemonte manda
in onda un servizio l'8 maggio 2002 che equipara pedofilia
e omosessualità - mentre lo stesso telegiornale
regionale manda in onda in seconda serata una cronaca
della manifestazione di Castelnuovo don Bosco del 18
maggio 2002, in cui vengono tagliati i riferimenti alla
transessualità presenti nel servizio in prima
serata e, negando il diritto all'identità di
una persona transessuale discriminata sul lavoro la
si definisce semplicemente gay - a livello nazionale
il "Porta a Porta" di Vespa è costretto
a rettificare (la sera del 30 maggio 2002) un servizio
nel quale in precedenza aveva equiparato omosessualità
e pedofilia (ma alla Rai tutti i giornalisti hanno questo
vizio?!).
Altri esempi di informazione scorretta sono sicuramente
sfuggiti alla nostra visione. Speriamo ne siano sfuggiti
anche di informazione corretta. Ma non ci sono sfuggiti
i moltissimi casi di mancata informazione su tematiche
importanti: non abbiamo sentito parlare di omosessualità
nella scuola, non abbiamo sentito parlare di discriminazioni
sul lavoro nel dibattito sull'art. 18 quando tutto il
movimento GLBT ha preso posizione chiaramente su questo;
non abbiamo sentito parlare della situazione sanitaria
per le persone transessuali spesso costrette ad andare
all'estero per il proprio diritto alla salute; non abbiamo
sentito parlare con toni di denuncia delle manifestazioni
razziste dei movimenti di estrema destra in occasione
del Gay Pride di Padova; non abbiamo sentito parlare
da tempo di prevenzione dell'HIV con un linguaggio chiaro
e senza ipocrisie; non abbiamo sentito parlare dell'uso
terapeutico dei derivati della cannabis per le persone
con aids, non abbiamo sentito parlare di procreazione
assistita in occasione dell'approvazione di una legge
che discrimina le coppie lesbiche e gay e contro la
quale ci chiediamo se il movimento GLBT sia in grado
di farsi sentire, magari con azioni di disobbedienza
civile che InformaGay è pronta ad organizzare.
Non abbiamo sentito parlare di troppe cose. E questo
silenzio è ormai un silenzio colpevole che qualcuno
dovrebbe spiegarci, purché qualcuno per evitare
spiegazioni non dica che il nostro è solo vittimismo
e si tolga così dall'imbarazzo provocato dalla
propria scorrettezza professionale.
In ogni caso è sempre più evidente la
necessità di realizzare un osservatorio permanente
dell'informazione su queste tematiche. E mentre stiamo
seriamente pensando di realizzarlo, chiediamo un confronto
chiaro tra i vertici della Rai e il movimento GLBT,
sulla necessità di correttezza e completezza
d'informazione del cosiddetto servizio pubblico, sulle
questioni che riguardano direttamente la tutela dei
diritti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali.
La Redazione
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