W la Rai. Ma se la conosci la eviti!
21 giugno 2002

La Rai si distingue. Quando fa informazione, quando fa disinformazione, riesce sempre ad essere oltre.
Lo era quando censurava, lo era quando tagliava. Lo è quando continua a tagliare e quando continua a censurare.

Senza andare troppo indietro nel tempo la Rai oggi censura, la Rai oggi taglia.
Una storia pluriennale di disinformazione e di silenzi sull'omosessualità non si cancella in un giorno, non si cancella con una sola trasmissione.
Sono anni che la Rai non informa correttamente sull'omosessualità. Dai servizi giornalistici a quelli d'intrattenimento qualcuno ci dica il giorno e l'ora in cui è andata in onda una trasmissione seria e corretta su queste tematiche.
Noi ricordiamo una trasmissione del giugno 1991 presentata da Gad Lerner dal titolo "Omosessualità, vite diverse".
Sono passati oltre 10 anni e, tralasciando qualche personaggio gay nelle fiction tipo commesse e parrucchiere varie, nel 2002 va in onda un film per la tv prodotto dalla Rai.
Protagonisti due attori famosi e bravi, Manfredi e Banfi, che nel ruolo di due fratelli che si rivedono dopo 40 anni in occasione della morte della madre, affrontano il distacco causato dalla dichiarazione pubblica dell'omosessualità di uno dei due.
Non bastano due bravi attori a dare un senso a un film vecchio, un film che la Rai avrebbe dovuto produrre e mandare in onda 10 ma anche 15 o 20 anni fa.
Nel momento in cui si discuteva di libertà sessuale, della determinazione della donna, mentre la società cambiava velocemente sarebbe stato importante e utile, sarebbe stato un servizio pubblico.
Oggi non solo non lo è ma ottiene un risultato peggiore: riproduce sterotipi e ipocrisie che la società ha in larga misura superato, riporta in vita un gay macchietta con vestiti bianchi e foulard indossati anche in una camera d'ospedale, ripropone l'immagine negativa di un ragazzo gay che intende suicidarsi, risulta manierista e eccessivamente didascalico soprattutto quando il protagonista viene caratterizzato come un improbabile eroe dell'orgoglio gay.
Ma alla Rai non si sono accorti che negli ultimi 15 anni sono stati prodotti e distribuiti film a tematica omosessuale di qualità, realistici e con personaggi che non sono costantemente sull'orlo del suicidio?
E invece quasi tutti i film a tematica gay di un certo rilievo non sono stati trasmessi dalla Rai, bensì da Rete 4 o Canale 5.
Oggi c'è chi organizza girotondi per difendere la tv pubblica, pietra miliare della lottizzazione e della faziosità dell'informazione oltre che della censura sulle tematiche omosessuali.
Noi pensiamo che attorno alla Rai, ancora una volta, si dovrebbero prima di tutto organizzare girotondi di protesta.

Mentre a livello regionale il Tg3 del Piemonte manda in onda un servizio l'8 maggio 2002 che equipara pedofilia e omosessualità - mentre lo stesso telegiornale regionale manda in onda in seconda serata una cronaca della manifestazione di Castelnuovo don Bosco del 18 maggio 2002, in cui vengono tagliati i riferimenti alla transessualità presenti nel servizio in prima serata e, negando il diritto all'identità di una persona transessuale discriminata sul lavoro la si definisce semplicemente gay - a livello nazionale il "Porta a Porta" di Vespa è costretto a rettificare (la sera del 30 maggio 2002) un servizio nel quale in precedenza aveva equiparato omosessualità e pedofilia (ma alla Rai tutti i giornalisti hanno questo vizio?!).

Altri esempi di informazione scorretta sono sicuramente sfuggiti alla nostra visione. Speriamo ne siano sfuggiti anche di informazione corretta. Ma non ci sono sfuggiti i moltissimi casi di mancata informazione su tematiche importanti: non abbiamo sentito parlare di omosessualità nella scuola, non abbiamo sentito parlare di discriminazioni sul lavoro nel dibattito sull'art. 18 quando tutto il movimento GLBT ha preso posizione chiaramente su questo; non abbiamo sentito parlare della situazione sanitaria per le persone transessuali spesso costrette ad andare all'estero per il proprio diritto alla salute; non abbiamo sentito parlare con toni di denuncia delle manifestazioni razziste dei movimenti di estrema destra in occasione del Gay Pride di Padova; non abbiamo sentito parlare da tempo di prevenzione dell'HIV con un linguaggio chiaro e senza ipocrisie; non abbiamo sentito parlare dell'uso terapeutico dei derivati della cannabis per le persone con aids, non abbiamo sentito parlare di procreazione assistita in occasione dell'approvazione di una legge che discrimina le coppie lesbiche e gay e contro la quale ci chiediamo se il movimento GLBT sia in grado di farsi sentire, magari con azioni di disobbedienza civile che InformaGay è pronta ad organizzare.

Non abbiamo sentito parlare di troppe cose. E questo silenzio è ormai un silenzio colpevole che qualcuno dovrebbe spiegarci, purché qualcuno per evitare spiegazioni non dica che il nostro è solo vittimismo e si tolga così dall'imbarazzo provocato dalla propria scorrettezza professionale.
In ogni caso è sempre più evidente la necessità di realizzare un osservatorio permanente dell'informazione su queste tematiche. E mentre stiamo seriamente pensando di realizzarlo, chiediamo un confronto chiaro tra i vertici della Rai e il movimento GLBT, sulla necessità di correttezza e completezza d'informazione del cosiddetto servizio pubblico, sulle questioni che riguardano direttamente la tutela dei diritti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali.

La Redazione

 
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