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Il Kiss2Pacs
passa sotto silenzio sui media nazionali, ma non perde
il suo valore nella storia GLBT del nostro Paese
Il 14 febbraio è stata una data sicuramente
entrata nel novero dei momenti che hanno segnato passi
significativi nella storia del movimento GLBT. Accanto
al Pride del 2000 ciò che si è svolto
a Roma, il giorno di San Valentino ha messo in luce
diversi aspetti della comunità che riguardano
non solo la necessità di voler affermare la propria
presenza nella società ma ha anche dato rilievo
a particolari, che molto spesso non sono considerati
degni di nota, che investono la sfera psico-affettiva
delle persone GLBT.
Nella mentalità di molti, i gay sono individui
da associare esclusivamente con la pratica sessuale
nelle sue accezioni più trasgressive o, ancor
peggio, immorali. Individui dediti al libertinaggio
che non perdono occasione per consumare rapporti sessuali
individualisti come riflesso di una solitudine emarginata.
Il solo parlare di un “compagno/a”, di
un “fidanzato/a” ossia di amore verso una
persona dello stesso sesso viene considerato ancora
più aberrante rispetto all’immaginare il
sesso tra due uomini o tra due donne.
Ed è da questo punto che dovremmo partire, e
dal quale l’appuntamento di Roma del 14 febbraio
è partito, cercando di dare un significato obiettivo
sui rapporti affettivi omosessuali. In questo contesto
ha senso parlare di Pa.C.S. ed, a maggior ragione, di
matrimoni gay.
Paragonare i matrimoni eterosessuali a quelli gay sarebbe
limitativo. Quello che sta alla base delle richieste,
che negli ultimi periodi hanno visto manifestazioni
e azioni forti un po’ in tutto il mondo, è
la necessità di vedere riconosciuti sia l’esistenza
di un “nucleo famigliare” nuovo, vale a
dire il diritto universale di amare un’altra persona
dello stesso sesso, sia la definizione di tutti quegli
aspetti giuridici di cui la nuova famiglia necessita.
Il successo, in termini di numero di coppie, che l’iniziativa
del sindaco di San Francisco ha avuto, rispecchia la
misura di quanto nella comunità GLBT sia sentito
fortemente il bisogno di essere riconosciuti coppia
a tutti gli effetti e, non ultima, la manifestazione
del Kiss2pacs ha testimoniato la stessa esigenza anche
qui in Italia.
Purtroppo, lasciando da parte le ovvie considerazioni
sul presente governo, per i media italiani tutto ciò
è inesistente.
Nei giorni successivi al Kiss2Pacs ci si è resi
conto dello stato delle cose e nella mancanza di una
voce che esprima tali richieste.
Tutte le reti Rai e Mediaset hanno evitato qualsiasi
riferimento alla manifestazione ed al successo che questa
ha riscosso. Silenzio totale. L’unica emittente
che ha dedicato ampio spazio al Kiss2Pacs è stata
La7 che, nei giorni successivi, ha devoluto il palinsesto
di un’intera puntata di “8 e mezzo”
al tema dei matrimoni gay con rappresentanti della comunità
GLBT.
Come ha detto giustamente su GayTv Aurelio Mancuso,
uno degli organizzatori del Kiss2Pacs, i Pride non bastano
più. Vista la risposta che la manifestazione
ha avuto, è necessario puntare su manifestazioni
mirate, magari più frequenti, a dare visibilità
ad argomenti importanti come i diritti civili che da
anni ci vediamo negati e che mettono l’Italia
tra i paesi più conservatori e antidemocratici
dell’intera Europa.
Ivan Passaro Kaori
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