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Ci sono delle
riforme che non hanno costi per lo Stato. In un periodo
di tagli alle spese sanitarie, previdenziali, sociali
e per l’istruzione (e in definitiva in tutti i
settori pubblici) è difficile chiedere soldi
per fare delle cose utili. Ma sembra anche difficile
non chiedere soldi per fare delle cose utili…
Sui diritti civili dei cittadini
sembra infatti difficile chiedere delle cose che non
costano proprio niente ma che sarebbero davvero molto
importanti per la crescita collettiva della società.
Tra i tanti diritti negati uno è particolarmente
odioso e grave, ormai totalmente ingiustificato dal
sentire comune: il divieto di assistenza al proprio
partner in caso di malattia.
Se vivi con il tuo compagno e lui si ammala per qualche
motivo (un’operazione chirurgica, un malore improvviso,
chissà…) ti trovi a dover affrontare alcune
situazioni assurde: in ospedale ti chiedono SEMPRE se
sei un parente (quando chiedi un foglio di ricovero
per suo datore di lavoro, quando vorresti sapere se
l’operazione che ha subito è andata bene,
quando sei l’unico che può “fagli
la notte” e assisterlo mentre ti sembra tutto
un brutto film e vorresti spegnerlo con il telecomando).
I tuoi sentimenti non hanno alcuna importanza, non sei
riconosciuto dall’istituzione ospedale quale un
valido interlocutore, una persona affidabile a cui dire
come stanno le cose.
Così mentre stai male, avresti voglia di piangere
per scaricare la tensione, ti tocca lottare come ad
altri non capita di dover fare.
A questo aggiungiamo una situazione legislativa assurda,
la cosiddetta legge sulla privacy. Ecco una delle leggi
che ci è stata venduta come una tutela, il primo
riconoscimento ufficiale scritto nel diritto positivo
italiano, la prima legge in cui, considerandolo tra
i “dati sensibili”, cioè particolarmente
degno di tutela, si parla proprio di orientamento sessuale.
Peccato che la miopia del legislatore (e per inciso
sottolineo che era un legislatore di un periodo governato
dalla sinistra), questa legge si è trasformata
in un vero e proprio boomerang contro le coppie omosessuali.
Già perché non si possono diffondere i
“dati sensibili” agli estranei. E tra questi
quelli sanitari lo sono altrettanto. Non si può
mica dire al primo che capita l’esito di un’operazione!
E così una legge che aveva le buone intenzioni
della “tutela” è diventata un motivo
in più per ricordarti che, senza il riconoscimento
del valore sociale della coppia di fatto, tu non sei
proprio nessuno!
Un vero e proprio assurdo: gli intenti e i motivi per
cui la legge è stata approvata vengono meno proprio
nei confronti di una delle categorie di persone che
doveva essere tutelata.
Forse siamo stati di nuovo sacrificati sull’altare
dell’incoerenza e della mancanza di coraggio di
una classe politica miope… ma di fronte ai sanitari,
in quel momento, tutto questo non ti viene in mente,
tenti la mediazione basata sul buon senso, sulla gentilezza
e sul sorriso accattivante che spesso dà buoni
risultati.
Infatti la società civile è più
avanti, il senso di umanità delle persone infermiere
e delle persone medico è spesso tale da farti
comunque assistere, da darti comunque notizie. Ma uno
Stato rispettoso dei diritti dei cittadini è
un’altra cosa e dovrebbe prevedere e impedire
queste gravi disparità di trattamento.
Basterebbe una piccola cosa: una legge di poche righe,
senza impegni di spesa, che dica esplicitamente: “Tutte
le strutture sanitarie sono tenute a equiparare la persona
convivente agli altri parenti nella comunicazione della
situazione sanitaria del malato. Il convivente non può
essere escluso in nessun caso dai diritti di assistenza
e di vicinanza al partner”.
Non è stata approvata una legge antidiscriminatoria,
non è stata approvata una legge di riconoscimento
delle coppie di fatto, tanto meno quella per il matrimonio.
Da destra a da sinistra tutti ci dicono che occorre
essere realisti e che in questa Italia (un paese che
- per questi aspetti – è ormai fuori dall’Europa
dei diritti), per tanti buoni motivi bisogna ancora
aspettare, non si sa bene perché.
Questa piccola cosa, questa mini-riforma, in questo
momento (e non tra 5 anni!), a noi sembra proprio il
caso di approvarla. Perché, senza costare un
centesimo alle istituzioni, sarebbe un segno di civiltà,
di umanità e di rispetto, valori a cui chiunque
viva lontano dai pre-giudizi vorrebbe in vigore nella
società in cui vive.
La Redazione
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