Una piccola cosa. Tra i tanti diritti negati alle coppie di fatto, uno è particolarmente odioso e grave, ormai totalmente ingiustificato dal sentire comune: il divieto di assistenza al proprio partner in caso di malattia
2003


Ci sono delle riforme che non hanno costi per lo Stato. In un periodo di tagli alle spese sanitarie, previdenziali, sociali e per l’istruzione (e in definitiva in tutti i settori pubblici) è difficile chiedere soldi per fare delle cose utili. Ma sembra anche difficile non chiedere soldi per fare delle cose utili…

Sui diritti civili dei cittadini sembra infatti difficile chiedere delle cose che non costano proprio niente ma che sarebbero davvero molto importanti per la crescita collettiva della società.
Tra i tanti diritti negati uno è particolarmente odioso e grave, ormai totalmente ingiustificato dal sentire comune: il divieto di assistenza al proprio partner in caso di malattia.
Se vivi con il tuo compagno e lui si ammala per qualche motivo (un’operazione chirurgica, un malore improvviso, chissà…) ti trovi a dover affrontare alcune situazioni assurde: in ospedale ti chiedono SEMPRE se sei un parente (quando chiedi un foglio di ricovero per suo datore di lavoro, quando vorresti sapere se l’operazione che ha subito è andata bene, quando sei l’unico che può “fagli la notte” e assisterlo mentre ti sembra tutto un brutto film e vorresti spegnerlo con il telecomando).
I tuoi sentimenti non hanno alcuna importanza, non sei riconosciuto dall’istituzione ospedale quale un valido interlocutore, una persona affidabile a cui dire come stanno le cose.
Così mentre stai male, avresti voglia di piangere per scaricare la tensione, ti tocca lottare come ad altri non capita di dover fare.
A questo aggiungiamo una situazione legislativa assurda, la cosiddetta legge sulla privacy. Ecco una delle leggi che ci è stata venduta come una tutela, il primo riconoscimento ufficiale scritto nel diritto positivo italiano, la prima legge in cui, considerandolo tra i “dati sensibili”, cioè particolarmente degno di tutela, si parla proprio di orientamento sessuale.
Peccato che la miopia del legislatore (e per inciso sottolineo che era un legislatore di un periodo governato dalla sinistra), questa legge si è trasformata in un vero e proprio boomerang contro le coppie omosessuali. Già perché non si possono diffondere i “dati sensibili” agli estranei. E tra questi quelli sanitari lo sono altrettanto. Non si può mica dire al primo che capita l’esito di un’operazione! E così una legge che aveva le buone intenzioni della “tutela” è diventata un motivo in più per ricordarti che, senza il riconoscimento del valore sociale della coppia di fatto, tu non sei proprio nessuno!
Un vero e proprio assurdo: gli intenti e i motivi per cui la legge è stata approvata vengono meno proprio nei confronti di una delle categorie di persone che doveva essere tutelata.
Forse siamo stati di nuovo sacrificati sull’altare dell’incoerenza e della mancanza di coraggio di una classe politica miope… ma di fronte ai sanitari, in quel momento, tutto questo non ti viene in mente, tenti la mediazione basata sul buon senso, sulla gentilezza e sul sorriso accattivante che spesso dà buoni risultati.
Infatti la società civile è più avanti, il senso di umanità delle persone infermiere e delle persone medico è spesso tale da farti comunque assistere, da darti comunque notizie. Ma uno Stato rispettoso dei diritti dei cittadini è un’altra cosa e dovrebbe prevedere e impedire queste gravi disparità di trattamento.
Basterebbe una piccola cosa: una legge di poche righe, senza impegni di spesa, che dica esplicitamente: “Tutte le strutture sanitarie sono tenute a equiparare la persona convivente agli altri parenti nella comunicazione della situazione sanitaria del malato. Il convivente non può essere escluso in nessun caso dai diritti di assistenza e di vicinanza al partner”.
Non è stata approvata una legge antidiscriminatoria, non è stata approvata una legge di riconoscimento delle coppie di fatto, tanto meno quella per il matrimonio. Da destra a da sinistra tutti ci dicono che occorre essere realisti e che in questa Italia (un paese che - per questi aspetti – è ormai fuori dall’Europa dei diritti), per tanti buoni motivi bisogna ancora aspettare, non si sa bene perché.
Questa piccola cosa, questa mini-riforma, in questo momento (e non tra 5 anni!), a noi sembra proprio il caso di approvarla. Perché, senza costare un centesimo alle istituzioni, sarebbe un segno di civiltà, di umanità e di rispetto, valori a cui chiunque viva lontano dai pre-giudizi vorrebbe in vigore nella società in cui vive.

La Redazione

 
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