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Dall’European
Gay Cop Symposium buone notizie anche per i militari
e poliziotti omosessuali italiani…
Essere gay, italiano e poliziotto vuol dire avere una
bella gatta da pelare: questa la massima della godibile
commedia «Mambo italiano» ambientata nella
little Italy canadese. I protagonisti sono un poliziotto
gay nascosto e l'impiegato di un'agenzia di viaggi che
consiglia al compagno di rivolgersi al sindacato dei
cop omosex, cioè dei poliziotti gay. In Canada
esiste. In Italia è, o meglio era, un sogno.
Ricordate la storia che abbiamo pubblicato la scorsa
estate dal titolo: «Sogno un sindacato per i militari
gay»? Ebbene il sogno non è più
utopia. Silvano, finanziere gay, costretto a nascondere
l'omosessualità per paura di essere espulso,
ci ha raccontato del suo impegno per creare una rete
di militari e poliziotti con l'obiettivo di sconfiggere
i pregiudizi che albergano tra le forze dell'ordine.
In agosto Silvano ha partecipato all' European Gay Cop
Sympsium, cioè a un vero e proprio evento. In
pratica il primo summit di militari gay e lesbiche nella
storia del vecchio continente che si è tenuto
ad Amsterdam con un obiettivo chiaro: redigere il trattato
di Amsterdam, la prima carta dei diritti degli omosex
in divisa, e farlo approvare dal Parlamento Europeo.
Non solo: creatura del simposium è la European
gay cop Network (Egcn), una federazione di associazioni
di poliziotti gay e di delegazioni inviate dai quei
paesi - Grecia e Italia per intenderci - che ancora
devono dare alla luce i loro sindacati. Silvano è
partito con un gruppo di quattro colleghi in rappresentanza
del gruppo di omosex in uniforme che si riunisce in
Italia e che prima o poi uscirà allo scoperto.
I cop gay italiani mandati in avanscoperta sono stati
subito battezzati dal gruppo «Gli Argonauti».
E Silvano, alla testa dei novelli «naviganti ardimentosi»,
sarà colui che rappresenterà l'Italia
nella European gay cop network, in pratica l'associazione
europea dei poliziotti gay, la cui nascita è
prevista per ottobre a Bruxelles. Per lui sarà
come toccare con mano la forza che danno i sogni. Un
primo assaggio lo ha già avuto. Quando è
arrivato ad Amsterdam ed è stato accolto dal
Comando Generale della Città, Silvano ha creduto
di muoversi in un set stile «Blade runner»:
«È realtà o fantascienza? mi sono
chiesto, e ho immaginato il giorno in cui in Italia
saremo accolti dal comando generale. Dopo il primo enorme
stupore ho avuto una sensazione di pace, finalmente.
Credo che un giorno sarà possibile anche da noi
servire la collettività e farlo a testa alta».
E ancora ci chiediamo quante risorse umane sottraggono
allo Stato discriminazioni e pregiudizi?
LA RAF RECLUTA I GAY
In Inghilterra sta succedendo di più.
Se negli altri paesi il movimento è avvenuto
dal basso, cioè gli interessati hanno costituito
associazioni in difesa dei diritti dei gay, la Raf britannica,
la Royal air force, sta reclutando gli omosex. Incurante
delle obiezioni, a dispetto della cultura macho ancora
diffusa, lo scorso fine settimana la Raf ha partecipato
al Gay Pride di Manchester per persuadere la comunità
gay che oggi gli omosessuali sono i benvenuti tra i
militari. Un decisivo volta pagina rispetto al 1999
anno in cui le Forze Armate britanniche espulsero quattro
soldati in quanto omosex, divenendo oggetto di condanna
da parte della Comunità europea.
E benvenuti sono stati in Olanda gay e lesbiche in divisa.
I lavori del congresso sono stati aperti da Boris Dittrich,
capo del partito di coalizione del governo di centro
destra olandese, il D66. «Parlare davanti a una
sala piena di omosessuali in uniforme è la realizzazione
di una pura fantasia», ha detto Dittrich, senza
fare mistero della sua omosessualità. Dittrich
non è stato il solo vip a prendere la parola,
nella prima giornata sono intervenuti, tra gli altri,
il sindaco di Amsterdam Job Cohen, Jan Wiarda coordinatore
dei capi delle forze di polizia di tutta Europa, Hien
Verkerk parlamentare europeo e il General Maggiore Beuving,
Comandante della polizia militare olandese.
Ad ascoltarli il nostro Silvano letteralmente a bocca
aperta: «Jan Wiarda, il capo dei capi, ha precisato
di essere assolutamente etero. Gli è stato chiesto
di affrontare la questione delle discriminazioni con
i capi della polizia di quegli Stati in cui l'argomento
è ancora un tabù e lui ha risposto che
la spinta deve partire dagli interessati, successivamente
le alte sfere prenderanno in considerazione le richieste.
E' già un passo avanti. Poi Wiarda ha promesso
che avrebbe parlato di discriminazione anti-gay nella
prima riunione dei capi di polizia, ma per non più
di cinque minuti!».
PROGRAMMA EQUAL
La discriminazione anti omosex tra le forze dell'ordine
è ancora una realtà anche nei paesi più
aperti. Funziona così: le leggi stabiliscono
l'uguaglianza, ma non cancellano del tutto le discriminazioni.
Spesso vige la regola «don't ask, don't tell»
(non chiedere, non dire). Ma leggi, pronunciamenti e
campagne di sensibilizzazione sono il passo essenziale
per migliorare la convivenza civile. Ed è per
questo che Silvano è «andato a scuola»
dai colleghi svedesi, partecipando nei giorni del simposio
a un seminario sul progetto «Normgiving Diversity»,
un'iniziativa coordinata al programma europeo «Equal»,
da prendere a modello (info su: http://www.normgivande.nu
e http://europa.eu.int/comm/employment_social/equal).
Il «Normgiving» vede impegnate le Forze
Armate Svedesi, la Polizia Nazionale Svedese e i membri
della Chiesa Pastorale Protestante di Svezia, ma anche
altre organizzazioni e sindacati, compresa la Chiesa
Ecumenica delle persone gay, lesbiche, bisex e trans
cristiane. Si prefigge di fornire strumenti a sindacati
e organizzazioni per combattere le discriminazioni basate
sull'orientamento sessuale. Come? Una ricerca condotta
dall'Istituto Nazionale per il Lavoro e dall'Università
di Karlstad ha fatto il punto sulle condizioni di vita
nei luoghi di lavoro di gay, lesbiche e trans, corsi
di formazione e di informazione sono stati predisposti
per lavoratori e sindacalisti. Ed ecco il più
piccolo dei problemi: quanti omosex diventano improvvisamente
muti il lunedì mentre gli altri colleghi riferiscono
dei loro week-end? Se questo è il primo mattoncino
dell'invisibile muro che divide i lavoratori gay dagli
etero, le tappe successive possono portare a vere e
proprie forme di mobbing. È ancora Silvano a
riferirci il principio ispiratore dell'impresa: «Bisogna
far capire alla società che la presenza di persone
gay, lesbiche o bisex migliora la vita lavorativa stessa».
D'altra parte questo progetto è legato al programma
Equal, cavallo di battaglia della Ue per migliorare
la vivibilità nei posti di lavoro sovvenzionato
dal Fondo Sociale Europeo. In questa direzione la Direttiva
dell'Unione Europea emanata nel 2000 contro le discriminazioni
sul lavoro basate su religione o convinzioni personali,
handicap, età o orientamento sessuale parla chiaro
(attenzione non si tratta di una semplice risoluzione,
bensì di uno strumento più incisivo nella
politica degli stati membri dell'Ue), ma è stata
recepita dai singoli stati non sempre con fedeltà.
A sostenere la campagna anti-discriminazioni intervengono,
dunque, anche associazioni come la federazione di associazioni
di poliziotti gay che sta per vedere la luce, forte
dei progetti in atto nei paesi più avanzati.
Ma qual è la discriminazione che colpisce di
più gay e lesbiche in uniforme? «È
la difficoltà di fare carriera - risponde Silvano
- un gay e una lesbica in divisa devono lavorare il
doppio di un etero. E’ lo stesso pregiudizio che
colpisce in generale le donne. Siamo penalizzati e messi
alla prova da una cultura maschilista che ci ritiene
inaffidabili». E in Italia? «Da noi e in
Grecia, dove ancora non ci sono associazioni, dobbiamo
essere cauti, altrimenti rischiamo l'espulsione».
Ma il capo degli «argonauti» - la delegazione
italiana andata ad Amsterdam -, il nostro Giasone in
divisa, non si lascia intimorire. I colleghi d'oltralpe
gli hanno dato la loro parola di comandanti e colonnelli
schierati contro i pregiudizi: «Uscite allo scoperto
e interverremo ufficialmente contro ogni discriminazione».
Il sogno di Silvano veleggia verso la realtà.
Carta dei diritti
Durante il simposio di militari gay di Amsterdam è
stato scritto il «Trattato di Amsterdam»,
una carta dei diritti anti-discriminazione, che sarà
presentato ufficialmente a Ottobre in occasione della
costituzione dell' European gay cop network (Egcn),
la federazione delle associazioni di gay in divisa.
Il Trattato sarà inviato al Parlamento Europeo
e l’associazione farà appello a tutti gli
Stati membri dell'Unione Europea affinchè vengano
emanate leggi nazionali sulla parità di trattamento
e non discriminatorie in base all'orientamento sessuale
per tutti gli appartenenti alle forze di polizia, con
l'obbligo di far rispettare queste leggi in conformità
con la Direttiva Europea 2000/78/CEE. L'associazione
europea della polizia gay (Egcn) verrà costituita
ad ottobre e avrà sede a Bruxelles con un rappresentante
responsabile per ogni Stato europeo che ha deciso di
aderirvi, Italia compresa. Gli obiettivi primari dell'Egcn
sono: promozione dell'uguaglianza dei diritti tra poliziotti
gay ed etero; supporto morale e giuridico in caso di
difficoltà successive a coming out; scambio di
informazioni ed esperienze circa l'emancipazione gay
all'interno dei vari corpi di polizia; apertura di un
sito internet come fonte ufficiale di informazione dell'Egcn
e come strumento di collegamento tra le organizzazioni
nazionali. I militari gay si sono dati anche consigli
pratici: parlare senza timore con i colleghi delle norme
antidiscriminatorie e dei problemi dei gay e delle lesbiche;
dinanzi a battute offensive nei confronti di omosex
mostrare apertamente tutto il disprezzo per tali affermazioni;
nel rivolgersi a un collega in merito alla vita privata
usare sempre la parola partner anzichè moglie/marito/ragazza/ragazzo.
Delia Vaccarello
Tratto da “L’Unità”
del 11/10/2004
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