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Zapatero
presenta la sua proposta di legge ed il Governo la appoggia
in toto
Il Consiglio dei ministri approva un progetto di legge
che permetterà agli omosessuali di sposarsi e
di adottare figli. Il Generalissimo Francisco Franco
deve rivoltarsi nella tomba. Con lui al potere l'omosessualità
era un reato penale e i «maricones», come
venivano chiamati i gay dai maschi iberici, finivano
in prigione. Con il ritorno della democrazia la barbara
usanza è caduta in disuso e per gli omosessuali
la vita è stata più facile anche se erano
in pochi a pensare che la Spagna sarebbe diventata il
terzo Paese in Europa, dopo Olanda e Belgio, a consentire
i matrimoni fra persone dello stesso sesso.
L'approvazione del progetto di legge è il primo
passo di un iter che si concluderà in pochi mesi
e che porrà la Spagna all'avanguardia su scala
planetaria nel riconoscimento dei diritti dei gay. Si
compie la promessa di José Luis Zapatero fatta
nel suo discorso di investitura dopo avere vinto a sorpresa
le elezioni del 14 marzo. Il governo socialista non
è stato frenato dalla levata di scudi della Chiesa
cattolica, più che preoccupata per l’offensiva
laica di Zapatero che tocca nozze gay, divorzio, eutanasia,
aborto (anche se la riforma è prudentemente rimandata
all'anno prossimo), ricerca scientifica, insegnamento
della religione, finanziamento della Chiesa da parte
dello Stato. La Chiesa in luglio ha chiesto in una lettera
aperta ai parlamentari cattolici di opporsi al progetto
di legge sulle unioni gay che sarebbe appoggiato dal
66% degli spagnoli. Per il portavoce della Conferenza
episcopale spagnola Juan Antonio Martinez Camino «è
falso dire che l'unione di un uomo con un altro uomo
è un matrimonio. Se la legge lo stabilisce è
moneta falsa, è mettere un virus nel corpo sociale
e ciò avrà conseguenze negative».
«Il virus lo ha la Chiesa» risponde Beatriz
Gimeno, combattiva presidentessa della Federazione lesbiche,
gay e travestiti. E' inimmaginabile che in uno Stato
non confessionale la Chiesa tenti di interferire nella
volontà degli spagnoli». Gimeno ha 42 anni
e intende sposarsi il prima possibile, grazie alle nuove
disposizioni, con la sua amica di 59 anni. «Questa
legge - dice - faceva parte del programma elettorale
socialista che è stato votato dagli spagnoli.
La Chiesa non ha niente da dire. La tendenza interventista
della Chiesa è un virus da sradicare. Questo
governo deve rimettere la Chiesa al suo posto».
Sovrabbondanza di «virus» e di parole bellicose
poco apprezzate dal premier Zapatero, che è favorevole
al matrimonio gay e ad uno Stato laico ma che non intende
surriscaldare gli animi. Sa di muoversi in un campo
minato. Rispetto profondamente - dice con voce flautata
- le opinioni della Chiesa anche quando sono molto critiche
nei confronti del governo. Chiedo la reciprocità».
Mino Vignola
Tratto da “Corriere della
Sera” del 01/10/04
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