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Incontro
con l'economista Robin Murray, direttore dell'organizzazione
del commercio equo Twin Trade
Robin Murray, un percorso originale da economista industriale
alla London School of Economics, a direttore dell'organizzazione
di commercio equo e solidale Twin Trade, lo incontriamo
al convegno «L'impresa di un'economia diversa»
organizzato dalla campagna Sbilanciamoci, dove parla
di politiche fiscali per un nuovo patto di solidarietà.
Murray, che nel 1967 ha firmato il Mayday manifesto,
atto di nascita della New Left britannica, negli anni
`80 è stato collaboratore di Ken «il rosso»
nell'esperienza amministrativa innovativa del Greater
London Council . «In quegli anni - rievoca - per
la prima volta gli enti locali si sono misurati con
la disoccupazione, e noi abbiamo scelto vie innovative.
Abbiamo rilevato oltre 200 imprese sull'orlo della bancarotta
trasformandole in cooperative e aziende controllate
dai lavoratori, attive nei trasporti, nella cultura,
nella salute. Allora ho scoperto il 'modello italiano',
mi sono accorto che ragionavo ancora con categorie fordiste
e ho seguito l'esperienza emiliana dei distretti - piccola
scala, grande sistema. Ma la Thatcher ha chiuso quell'esperimento.»
Nel 1999, il libro «Creating Wealth from Waste»:
«Mi sono accorto - spiega -che gli amministratori
locali sono solo preoccupati di eliminare i rifiuti
al costo più basso, e nessuno pensa a come utilizzare
`azioni verdi' per creare occupazione». Eppure
«in Gran Bretagna in 4 anni 25 gruppi locali sono
riusciti a rendere la questione rifiuti un tema nazionale
e oggi esistono comunità locali che autogestiscono
il riciclaggio».
Quando gli chiediamo quale ruolo può avere oggi
lo stato di fronte alle politiche messe in pratica da
Blair - e riecheggiate in Italia dai Ds, precisa: «Non
si può dire che Blair sia come la Thatcher: io
che ho vissuto con entrambi conosco la differenza. Blair
è pro-globalizzazione, pro-capitalismo, contro
il sindacato e vuole destrutturare il pubblico. Ma in
questi anni abbiamo assistito a una crescita della spesa
pubblica, la sperimentazione di nuovi servizi sociali,
l'allargamento dei diritti civili (i matrimoni gay).
E l'espandersi del terzo settore: oggi ci sono ospedali
gestiti da organizzazioni nonprofit. Ma Blair è
troppo legato al capitale e ai vecchi gruppi di potere,
mentre l'educazione, la sanità, l'ambiente -
sono `sistemi produttivi' che devono essere organizzati
con tutt'altre modalità, come dimostrano le eccellenti
esperienze della società civile».
Il punto fondamentale, per Murray, è «rilegittimare»
lo stato: «Perché oggi i cittadini corrono
a fare shopping e non invece a pagare le tasse? Più
che discutere di quante pagarne è necessario
ripensare il patto fiscale. Le tasse sono state ereditate
da regimi dispotici, e nella storia della tassazione
capitalistica c'è una prima fase, con la rivoluzione
francese che mette fine alle imposizioni feudali, e
la seconda segnata dalle pressioni del movimento dei
lavoratori. Si passa dalle imposte indirette a lle dirette,
viene introdotta la progressività e grazie alla
produzione di massa cresce la raccolta fiscale. Ma questo
sistema non può più continuare».
Nella globalizzazione «gli stati competono tra
loro per abbassare le tasse, la domanda di servizi sociali
cresce più del Pil, la società dell'informazione
e della conoscenza rende difficile identificare il valore
creato». Ma soprattutto quella che lui chiama
la «sensibilità post-moderna», per
cui «comprare nella bottega del commercio equo
è un atto di costruzione dell'identità
perché il cittadino non è più disposto
a mettere i suoi soldi in un calderone».
Un ottimo esempio è la decongestion charge pagata
dalle auto per entrare nel centro città, introdotta
dal sindaco di Londra: « I cittadini sanno che
quei soldi servono a finanziare l'acquisto di autobus,
vedono il `legame personale' fra tasse e servizi, fondamentale
per ricostruire fiducia. E il tasso di anidride carbonica
è diminuito del 18%». Murray lancia «un'idea»,
già praticabile con la tecnologica attuale: «Ogni
cittadino dovrebbe essere dotato alla nascita di una
smart card, una specie di conto corrente pubblico, da
cui paga le tasse e che può incrementare realizzando
azioni di pubblica utilità. In questo modo il
conto corrente pubblico sarebbe in `competizione' con
quello privato e sarebbe possibile una accumulazione
nel pubblico. Vorrei che la terza fase fosse contraddistinta
dalla ricostruzione di una sfera pubblica invece che
da una rivolta contro le tasse. Ma come nelle due fasi
precedenti, è fondamentale la spinta dei movimenti
per il cambiamento.
Quanto al commercio equo e solidale, vale l'esperienza
fatta. Un esempio? «Fartrade,il sesto importatore
in Gran Bretagna di caffè, che viene pagato ai
produttori tre volte il prezzo di mercato», e
si è rivelato «molto più utile alle
popolazioni locali «degl euro spesi nella cooperazione».
Un altro esempio concreto: «le reti di distribuzione
elettrica che stiamo introducendo a Londra in diversa
organizzazione produttiva più efficiente ed efficace».
Ma si potrebbero fare molti altri esempi a dimostrare,
sottolinea Murray, «che nella giustizia sociale
e nella difesa dell'ambiente noi siamo già una
maggioranza relativa». Poi, ridendo: «resta
da guadagnare alla causa anche gli indecisi».
Martina Iannizzotto
Tratto da “Il Manifesto”
del 05/09/04
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