Fede e religione
peseranno sulle elezioni politiche del 2006. Lo annuncia
il presidente del Senato Marcello Pera alla Radio vaticana
prima di presentare nel pomeriggio insieme al cardinale
Camillo Ruini l'ultimo libro di Joseph Ratzinger, ormai
diventato Pontefice.
"Il fenomeno chiamato risveglio religioso, richiesta
di fede e di valori, ha già giocato un ruolo
nelle elezioni americane e può giocarlo anche
nei paesi europei, Italia compresa", sottolinea
la seconda carica dello Stato, distintasi nella campagna
referendaria per aver elogiato l'astensionismo.
E, infatti, l'incontro che si tiene nel tardo pomeriggio
a palazzo Wedekind, in una sala dal soffitto dorato
sorretto da robuste cariatidi, più che a un dibattito
assomiglia a un matrimonio. Radioso il cardinale Ruini,
reduce dalla vittoria referendaria. Felice il presidente
del Senato, che Comunione e liberazione ha appena invitato
ad aprire il Meeting di Rimini esaltandolo come "politico
atipico di straordinaria laicità, che ha una
concezione dello Stato esattamente come la nostra".
Officia Bruno Vespa, mentre si celebra il patto tra
gerarchia cattolica e laici devoti, che sottoscrivono
riga per riga le analisi ratzingeriane sui guasti del
relativismo e su una Chiesa ghettizzata e respinta ai
margini. Immagine persecutoria, che in realtà
poco riflette l'Italia, ma a nessuno la discrepanza
sembra importare.
Platea d'eccezione per l'evento. Il presidente della
Camera Casini insieme al sottosegretario Letta e al
senatore Andreotti. Il cardinale Herranz in zucchetto
porpora con il cardinale Re in semplice clergyman. Più
in là il rettore della Lateranense Fisichella
e il segretario papale Gaenswein, che si mescola discretamente
a prelati e abati, fra cui spicca il nunzio in Italia
monsignor Romeo. E parecchi politici del centrodestra
da Sandro Bondi a Maurizio Gasparri, a Francesco D'Onofrio,
all'onorevole Daniela Santanché. La platea applaude
intensamente ogni passaggio teo-con e specialmente le
dichiarazioni a difesa dell'embrione e del feto "assassinati".
Già, perché le espressioni terrorizzanti
che pensavamo archiviate con il referendum sull'aborto
del lontano 1981, tornano improvvisamente in auge ai
più alti livelli. Marcello Pera nell'introduzione
al libro ratzingeriano "L'Europa di Benedetto"
definisce l'aborto come un "piccolo omicidio"
commesso dagli adulti. "Forse perché un
piccolo omicidio non è un omicidio autentico?".
Il termine è preso di peso dalle pagine di Benedetto
XVI. E naturalmente l'espressione rimbalza nell'intervento
del cardinale Ruini, secondo il quale - come afferma
il pontefice - "non ci si può rassegnare
all'aborto in quanto rimane un "piccolo omicidio",
che come tale ci porta a smarrire l'identità
umana".
Anticamera di una revisione della legge 194? Profumo
di un trend culturale e politico, piuttosto. Perché
al dunque Pera pronuncia il suo "no" all'ipotesi
di cambiare la legge di uno "Stato laico",
dal momento che il Parlamento l'ha votata e "i
cittadini si sono espressi". Prudentissimo anche
il presidente della Cei, che ricorda come la Chiesa
non possa prescindere dalle circostanze storiche né
inseguire "risultati che possono essere contrari
agli obiettivi della Chiesa". Quanto al progetto
di legge sulle coppie di fatto, il Pacs, il presidente
della Cei manifesta sostanziale opposizione su ciò
che potrebbe apparire un "piccolo matrimonio"
per i partner gay.
Al centro dell'incontro il nuovo patto che Ratzinger
propone a credenti e laici. Sostiene il nuovo pontefice
che se l'Illuminismo ha partorito il concetto di un'organizzazione
della società ispirata ad una morale da praticare
"etsi Deus non daretur" (come se Dio non ci
fosse), oggi la situazione è diversa. "Il
tentativo portato all'estremo di plasmare le cose umane
facendo completamente a meno di Dio - così Benedetto
XVI - ci porta sempre più sull'orlo dell'abisso,
verso l'accantonamento totale dell'uomo". La soluzione?
"Anche chi non riesce a trovare la via dell'accettazione
di Dio dovrebbe comunque indirizzare la sua vita "veluti
si Deus daretur" (come se Dio esistesse)".
Entusiastica la reazione di Pera: "Il laico credente
può e deve rispondere di sì". Soddisfatta
la replica di Ruini "Ho molto apprezzato l'introduzione
di Pera". Il presidente del Senato, infatti, parla
un linguaggio ratzingeriano. Rilancia l'allarme per
un "Dio escluso dalla coscienza pubblica",
per una religione diventata "irrilevante"
per la società. Attacca chi vuole togliere le
croci dalle aule. Denuncia un'Europa che sta dimenticando
di essere nata a Gerusalemme e Betlemme. C'è
anche una piccola critica alla gerarchia cattolica perché
si sarebbe accontentata dell'articolo 52 nella Costituzione
europea invece del richiamo alle "radici cristiane".
(Replica realistica di Ruini: "Non volevano darci
né uno né l'altro").
Pera chiude con una dichiarazione di fede: "Non
sono credente, ma mi riconosco nella tradizione storica,
civile, culturale, religiosa dell'Occidente cristiano".
Sembra già un manifesto per le elezioni politiche
del 2006.
Marco Politi
Tratto da “La Repubblica”
del 22/06/05
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