Caffara docet:
durante il congresso Arcigay il vescovo di Bologna esterna
il pensiero cattolico italiano…
"Penso che lo Stato non debba né riconoscere
né condannare due uomini o due donne che decidono
di vivere come vivono marito e moglie, li deve ignorare":
così l'arcivescovo di Bologna, mons.Carlo Caffarra,
ha commentato la possibilità che lo Stato riconosca
le unioni gay. "Uno dei pilastri della società
civile, e qui cito la Costituzione repubblicana italiana
- ha proseguito mons. Caffarra rispondendo alle domande
degli studenti della scuola di giornalismo - è
la famiglia, società naturale fondata sul matrimonio.
Io penso come la Costituzione italiana pensa.
Pertanto qualsiasi decisione legislativa, amministrativa
che sia tale da indurre nel cittadino poca stima del
matrimonio e che metta sullo stesso piano convivenze
che non sono matrimoniali a quelle matrimoniali compie
un'opera che non promuove il bene comune della società
in cui viviamo". L'arcivescovo di Bologna, dove
proprio venerdì si aprirà il congresso
nazionale dell'Arcigay, ha inoltre precisato che le
sue convinzioni non sono dettate dalla fede religiosa:
"Quando affronto questi problemi - ha detto - uso
esclusivamente la mia ragione". Mons. Caffarra
ha anche parlato del rapporto tra famiglia e mondo del
lavoro: "Dobbiamo cambiare l'organizzazione del
lavoro - ha affermato - La società perfetta non
esiste, questa é utopia, ma un altro eccesso
è la rassegnazione. Servono pazienza, perseveranza
e costanza".
Tratto da “Emilia.neta”
del 10/03/2005
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