Intervista
a Don Domenico Pezzini: «Non respingiamo gli omosessuali»
Per molti, anche tra gli omosessuali, rimane un argomento
tabù. Altri lo affrontano con coraggio, superando
barriere e ostruzionismi. Oggi numerosi cristiani, presa
coscienza della loro omosessualità, non intendono
più allontanarsi dalla Chiesa e, soprattutto,
dalla fede. A causa dell’ostilità della
gerarchia, negli ultimi venticinque anni sono sorte
varie associazioni di gay credenti, che per molti rappresentano
il solo aggancio col mondo cristiano. Domenico Pezzini,
saggista e docente universitario, è uno dei rari
sacerdoti che si occupi della questione: negli anni
’80 ha fondato a Milano i gruppi “Il Guado”
e “La Fonte” (via Pasteur 24, www.guado.org).
L’intervista che ci ha concesso è tanto
più preziosa, se si tengono a mente i “giri
di vite” vaticani come la “riduzione”
– il vocabolo è in sé rivelatore
del persistente clericalismo vaticano – allo stato
laicale di don Franco Barbero e l’imposizione
del silenzio assoluto a suor Jeannine Gramick e padre
Nugent (autori del libro Anime gay, pubblicato l’estate
scorsa da Editori Riuniti).
Com’è nata l’idea della
comunità?
Per rispondere alle sollecitazioni
di persone emarginate dall’ambiente ecclesiale,
familiare, lavorativo. Ho voluto creare un clima sereno,
che offrisse la possibilità di parlare di sé
a chi, altrimenti, si sarebbe incontrato solo in bar,
saune o palestre. È invece necessario interrogare
‘da cristiani’ il proprio io, anche per
evitare che da una morale semplificata, la quale si
‘sbarazza’ di questo tema con poche frasi
perentorie, se ne passi a un’altra eccessivamente
personalistica. Solo una conoscenza a tutto tondo del
nostro intimo consente di confrontarsi a tutto tondo
con la Parola di Dio.
In cosa consiste il vostro lavoro?
‘Il Guado’ organizza
incontri guidati o tenuti da conferenzieri, mentre i
componenti della ‘Fonte’ si autogestiscono.
Commentiamo libri o documenti, non necessariamente di
argomento religioso, cercando di rispondere alle suggestioni
emerse e confrontandoci col vissuto personale. Ogni
anno, poi, ci riuniamo presso una comunità di
suore per riflettere e proporre iniziative.
Per Ermanno Genre l’omosessualità
è “un non-sapere perturbante”. Condivide?
Senza dubbio l’omosessualità
incute paura, perché costringe l’individuo
a mettersi in discussione nel profondo; se però
partiamo dal presupposto che da un lato ci sono i ‘giusti’
e dall’altro gli ‘sgorbi’, non otterremo
alcun risultato.
La disinformazione provoca chiusure oltranziste,
oppure curiosità morbose…
Ma quando smetteremo di considerare
l’omosessualità una ‘macchia’
da cancellare, scopriremo che ognuno ha qualcosa da
trasmettere e aggiungeremo un tassello alla comprensione
dell’intera realtà umana.
Secondo Virginia Woolf è necessaria
“una stanza tutta per sé”: ma per
aprirsi al mondo.
Infatti mi ribello se alcuni
mi accusano di creare ghetti. È vero il contrario:
riunisco persone che possano relazionarsi con tutti,
omosessuali ed eterosessuali. Vogliamo offrire alla
società il frutto del nostro lavoro.
I rapporti con l’istituzione rimangono
però difficili, immagino.
Il presente non è certo
esaltante, ma in futuro potrebbe profilarsi una posizione
più articolata. A livello di singole figure il
tono è assai più rispettoso.
Nel suo e in altri gruppi la componente femminile
è decisamente minoritaria: forse perché
le donne trovano un punto di coesione nell’esperienza
femminista?
Pare di sì. Al ‘Guado’
venivano alcune ragazze con minori problemi di auto-accettazione
poiché trovavano possibilità di esprimersi
nel movimento delle donne. Io ho spesso analizzato libri
di mistiche, sottolineando la loro spiritualità
‘fusionale’. Tuttavia non amo gli stereotipi
e la mia visione è universalista.
L’afflusso di immigrati di diverse culture
e religioni porterà a suo parere vantaggi o difficoltà
alla comunità omosessuale?
Conosco parecchi islamici che
non nutrono particolari pregiudizi e manifestano un
atteggiamento tranquillo. Con l’Africa Nera e
la Cina, benché molto legate al concetto di famiglia,
esistono occasioni di dialogo. Le contrapposizioni non
hanno mai giovato a nessuno.
Daniela
Tuscano
|