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Una lettera
e la firma di 50 coppie per rilanciare l’istituzione
del registro delle unioni civili a Salerno…
C’è la storia di Paolo e Pina che convivono
da molti anni senza aver mai pronunciato il fatidico
sì, ma anche quella di Salvatore e Toni e di
altre quarantotto coppie di fatto salernitane ad accompagnare
la lettera al sindaco di Salerno, al consiglio e alla
giunta municipale che l’associazione Diritti Civili,
con Michele Capano (Radicali), Francesco Colucci (Socialismo
è Libertà) e Paolo Costagliela (Rifondazione
Comunista) farà recapitare domani a Palazzo di
Città per rilanciare l’istituzione del
registro delle unioni civili.
Cinquanta testimonianze raccolte sul campo per “riaprire
– come si legge nel documento – un confronto
franco e sereno, privo del “veleno” delle
reciproche scomuniche, trasversale come il panorama
sociale del quale si tratta”.
Il problema è tornato alla ribalta prepotentemente
l’altra sera alla presentazione del libro di Gianni
De Martino “L’uomo che Gesù amava”,
libro al centro di violentissime critiche e contestazioni
per le argomentazioni che affronta su un ipotetico Gesù
gay.
“Oltre un anno – è scritto nella
lettera – è passato da quando, nell’estate
del 2003, Salerno fu investita dal dibattito, non di
rado caratterizzato da toni accesi, suscitato dalla
proposta di istituire un “Registro delle Unioni
Civili” presso il Comune.
L’iniziativa, presentata da nove consiglieri comunali,
mirante ad allineare Salerno ad altre città italiane,
aveva un duplice intento: per un verso il risultato
pratico di porre all’attenzione amministrativa
della città la realtà di nuovi nuclei
familiari, per altro verso la conquista civile di segnalare
il nostro territorio come un’avanguardia nel cammino,
faticoso, dell’Italia verso un assetto ordinamentale
più attento alle nuove richieste di tutela che
emergono dalla società”.
Le cose andarono come andarono, la proposta non passò
in consiglio comunale e in segno di protesta si dimise
l’assessore verde Piero Cardalesi. Ora che è
cominciato l’iter parlamentare che porterà
alla votazione sull’istituzione, anche in Italia
(come già in Francia, Germania, Olanda, Belgio,
Portogallo, Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia,
Islanda, Lussemburgo, in alcune regioni della Spagna)
dei “PACS” (Patti Civili di Solidarietà),
i promotori del Registro tornano alla carica, sperando
in un esito migliore.
“Vi chiediamo – si rivolgono a Mario De
Biase e alla sua squadra – spentasi l’eco
di polemiche non sempre giustificate da divergenze di
merito, e piuttosto condizionate da reciproche incomprensioni
manifestatesi nel corso delle discussioni, di riconsiderare
la proposta di istituzione del Registro”.
A corredo della lettera le storie personali di chi per
scelta (le coppie eterosessuali) o per necessità
(le coppie omosessuali) hanno scelto la convivenza al
posto del matrimonio. “I Pacs ed il Registro –
conclude la lettera – sono un’opportunità
in più che non intende discutere il valore della
famiglia tradizionalmente intesa, né rappresentare
scorciatoie od obblighi per alcuno; la risposta, divenuta
improcrastinabile, a richieste di tutela vecchie di
decenni e riguardanti un’ampia fascia di popolazione”.
Gabriele Bojano
Tratto da “Corriere del
Mezzogiorno” del 28/01/2005
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