Neeson: “un bacio omosessuale, così ho capito Kensey”

Intervista all’attore che parla del suo nuovo ruolo nei panni del noto sessuologo del 900…

Il 5 gennaio 1948 venne pubblicato il trattato di Alfred Kinsey "Il comportamento sessuale nel maschio umano", e l'America cominciò a parlare di sesso. Il libro diventò un bestseller e abbattendo vari tabù aprì le porte alla rivoluzione sessuale degli anni Sessanta e all'accettazione dell'omosessualità. Kinsey, nato nel 1894 da famiglia uber-puritana col padre che nei sermoni ammoniva che l'invenzione della chiusura lampo avrebbe facilitato l'accesso all'oblio morale, venne ribattezzato il "Freud americano", un vero pioniere della scienza, una figura di grande originalita', anche scomoda. Studiò metodicamente (proveniva dalla zoo-biologia) il comportamento sessuale negli umani tramite migliaia di interviste. Sia le domande che le risposte scioccarono l'opinione pubblica. Nel 1954, in seguito alle politiche di McCarthy, Kinsey si vide negati i fondi per le sue ricerche: due anni dopo, a 62 anni, mori'. Ma l'attività del suo Kinsey Institute alla Indiana University continua.

Il Professor Kinsey è adesso l'improbabile protagonista di un film co-prodotto da Francis Ford Coppola, "Kinsey", scritto e diretto da Bill Condon ("Gods and Monsters"), con Liam Neeson nei panni dello scienziato che sperimentava anche su se stesso. Il film analizza la sua vita e le ricerche sul campo e la maniera in cui esse s'incrociano. Un film coraggioso che alla destra religiosa e conservatrice che ha rieletto Bush non piacera', pur senza ragione.

"Kinsey ha cambiato il modo in cui l'America pensa al sesso e ne parla," dice Condon. "Ma come uomo è stato quasi dimenticato. Kinsey prelevò dalla entomologia il concetto biologico della differenza e variazione individuale e l'applicò alla sessualità umana. Kinsey eliminò i termini 'normale' e 'anormale', intrinsecamente demonizzanti: per lui esisteva solo il 'comune' e il 'raro'. Kinsey fu il primo a dire che ogni persona ha una sua sessualità unica e individuale, che siamo tutti diversi, che la sessualità ci definisce come umani non meno del pensiero o dell'anatomia".

Nel 1953 Kinsey pubblicò "Il comportamento sessuale nella femmina" [Sexual Behavior in the Human Female]. Le rivelazioni dei suoi libri erano forse troppo, allora, per l'America: la ricerca stabiliva che il 37% dei maschi hanno avuto almeno un rapporto omosessuale, il 62% delle donne si masturbano, che fra il 75% degli uomini aveva avuto rapporti sessuali prima del matrimonio, che il 50 percento dei mariti aveva rapporti extraconiugali, il 26% le donne, che il 92 percento degli uomini si masturbava. Troppo: una commissione congressuale suggerì addirittura che Kinsey faceva parte di un complotto comunista per indebolire i valori americani.
Le scene sessuali esplicite nel film non hanno intimidito il suo protagonista, Liam Neeson. "Avevo una vaga conoscenza del rapporto Kinsey," dice a Los Angeles l'attore irlandese, sposato con l'attrice inglese Natasha Richardson, dunque genero di Vanessa Redgrave. "L'attrazione inziale per me era lo stesso Bill Condon, di cui avevo ammirato immensamente "Gods and Monsters", e il fatto di lavorare di nuovo con la mia amica Laura Linney, che recita mia moglie in questo film.

Signor Neeson, nel film lei bacia un uomo, l'attore Peter Sarsgaard, che recita uno dei ricercatori di Kinsey. E' stato difficile girare quella scena?

L'aspetto fisico di questo ruolo non mi ha mai preoccupato. La scena del bacio fra me e Peter è una scena importante, perché è quella che spinge Kinsey in una certa direzione nella sua ricerca: infatti indaga su se stesso le tendenze omosessuali latenti anche tra gli eterosessuali. L'ho fatta, con tranquillità, seguendo la coreografia del regista di cui avevo cieca fiducia. Kinsey era una persona complessa e ossessionato dal lavoro, e il film certamente non evita le controversie.

Qual è stata la prima volta che ha imparato qualcosa sul sesso?

Sui muri del bagno, a scuola, avrò avuto sette anni e ricordo che guardavo queste immagini e mi sono sentito subito colpevole, terrorizzato. Poi verso i 14 anni ho fatto un corso di educazione sessuale in parrocchia, ho imparato la parola masturbazione e ricordo di aver confessato di averlo fatto io stesso. Risparmio le accuse del parroco, scioccanti per me.


Niente educazione sessuale a casa sua?

Mio padre non mi ha mai, mai parlato di sesso con me e mia sorella. Mia madre racconta addirittura la storia di quando erano sposati da poco e un giorno, a pranzo, mia madre gli ha detto, 'indovina chi è incinta!' E mio padre ha messo giù la forchetta e ha detto, che parola è questa da usare a tavola, incinta!

Immagino con i suoi figli sia diverso..

I miei figli hanno 9 e 8 anni, e qualche mese fa abbiamo dovuto cominciare a raccontare loro i fatti della vita perché facevano domande pertinenti. Io ero sconvolto, mi sembrava fosse troppo presto, ma loro insistevano e io e mia moglie abbiamo dovuto affrontare il problema. Naturalmente la loro reazione, perfettamente normale, è stata di schifo! Non è stato facile, mi creda! Infatti, odierei crescere in questi tempi...

Cioe'?

Siamo inondati dalla sessualità, sui cartelloni pubblicitari, nei mass media, deve essere una gran confusione per gli adolescenti, che vengono condannati se agiscono su quegli istinti. In Inghilterra hanno addirittura proposto una legge per cui adolescenti sotto i 16 anni commettono un atto criminale solo se si toccano fra di loro. E' spaventoso. Io sono a favore di sane aperte discussioni sulla sessualità, l'ignoranza è tremenda.

Bill Condon parla della contraddizione fra la cultura popolare e il resto del paese, molto più conservatore. Lei cosa pensa?

Io penso che il puritanesimo repubblicano ha portato a un certo livello di schizofrenia sul sesso e la sessualità: da una parte ogni bambino, purché accompagnato da un adulto, può vedere un film violento come "La passione di Cristo", il più violento che io abbia mai visto, mentre un film come "The Dreamers" di Bernardo Bertolucci riceve una classifica NC17. Mi sembra una follia.

Silvia Bizia
Tratto da “La Repubblica” del 16/11/2004

   
 
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