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Un articolo
sulla vita dell’icona gay, la sua vita a Hollywood
ed i suoi segreti…
Per Joseph von Sternberg, archetipo del regista hollywoodiano,
le attrici che avevano avuto relazioni lesbiche «tramite
l’obiettivo della cinepresa esercitavano un potente
magnetismo androgino, risvegliando i desideri inconsapevoli
di uomini e donne che guardavano il film attraverso
l'aria torbida e fumosa dei cinema». Von Sternberg
la pensava così perché molte delle attrici
che lavoravano con lui erano «di quelle»:
la grande Nazimova con le sue feste al Giardino di Allah,
Marlene Dietrich e Tallulah Bankhead, tutte godevano
di quelli che Greta Garbo definiva i suoi «eccitanti
segreti». Come soleva ripetere nella sua parlata
strascicata la rapace Tallulah, figlia del senatore
dell'Alabama, «papà mi ha detto di stare
attenta ai ragazzi e all'alcol, non alle ragazze e alle
droghe». Quando Greta Garbo arrivò a Hollywood
dopo essere stata notata da Louis B. Mayer a Berlino,
si accorse che «lo facevano tutte». Il proibizionismo
mise insieme l'alcol proibito, il sesso proibito e anche
le «faccende di governo» proibite, come
la Garbo chiamava la politica. Ad Harlem le ragazze
dell'alta società, le Morgan, le Vanderbilt,
le Du Pont, andavano in giro per i bassifondi con le
allora ballerine di fila Joan Crawford, Barbara Stanwyck,
Bea Lillie. Sia l'aristocratica Mercedes de Acosta,
che avrebbe accompagnato la Garbo nelle gite a seno
nudo in Sierra Nevada, che Tallulah si fecero cinque
giorni di viaggio in treno per andare a Hollywood a
sedurre la timida bionda che non a caso sognava di interpretare
gli ambigui Amleto e Dorian Gray. Il fascino della Garbo
le veniva dalle ferite che, chiaramente, le erano state
inferte.
A farla soffrire era stata un'attrice tedesca di quattro
anni più grande, e sessualmente più esperta,
arrivata a Hollywood nel 1930 come «la risposta
della Paramount alla Garbo». Per una Garbo che
considerava la segretezza come l'essenza del sesso,
ecco Marlene Dietrich, una donna capace di sedurre Greta
diciannovenne nei camerini della Compagnia del Teatro
di Berlino di Max Reinhardt «usando solo la bocca»,
per poi mettere in giro la voce che la Garbo «era
grande lì sotto» - cosa della quale Greta
si vergognava - e che portava biancheria poco pulita.
Questo fu un momento decisivo nella vita della Garbo:
ne spiega l'ossessione per la segretezza e la fine prematura
della sua carriera cinematografica.
La Garbo mandò la sua amante di mezza età
Salka Viertel - già amante anche della Dietrich
a Berlino - a dire che se la Dietrich si fosse lasciata
sfuggire a Hollywood anche una sola parola sul loro
incontro, lei le avrebbe distrutto la carriera rivelando
che suo marito non era il compiacente Rudi Seiber, ma
il regista teatrale, poi spia addestrata dal Comintern
a Mosca, Otto Katz, venuto nel 1935 a Hollywood a dirigere
il fronte stalinista della «Lega Anti-Nazi»
sotto il falso nome di Rudolph Breda. Il «bastone»
sovietico era la minaccia di rapire la loro figlia Maria,
e la «carota» erano i favolosi smeraldi
imperiali, visto che tutti i guadagni hollywoodiani
della Dietrich finivano, tramite Otto, a riscattare
comunisti tedeschi dalle mani dei nazisti. Il club lesbico
«La Silhouette» a Parigi che lei finanziava
per la sua mascolina amica Frede Baule era ideale per
raduni sessuali e politici clandestini, mentre per gli
incontri segreti con Otto c'era lo yacht Arkel che le
veniva prestato dalla sua amante lesbica, l'ereditiera
della Standard Oil and Whiskey, campionessa di motonautica,
Joe «Toughie» Carstairs, nonché la
casa sull'isola privata di «Toughie», Whale
Key, a 130 miglia dalla costa americana ed equidistante
da Nord, Centro e Sudamerica.
Gli esuli dalla Mitteleuropa come Bertolt Brecht e Max
Reinhardt frequentavano i diversi ritrovi della Garbo
e della Dietrich. La prima finanziava questa cellula
comunista, nel cuore della fabbrica dei sogni, senza
saperlo; la seconda invece ne era fin troppo consapevole,
e passava gli amanti del suo «circolo di cucito»
a Otto, cacciatore come lei. La Dietrich era comunista
nel suo sedurre tutti, dall’allora comparsa John
Wayne alle stelle come Gary Cooper e Clarke Gable e
Jean Gabin, ai candidati presidenziali come Adlai Stevenson.
La voracità sessuale della Dietrich era vistosa
tanto quanto la solitudine della Garbo, nonostante Vanity
Fair salace commentasse che «appartenevano allo
stesso club». Dopo il Patto nazi-sovietico del
1939, al quale Otto si era opposto, sia lui che Marlene
servirono diversi padroni. Il drammaturgo britannico
Noel Coward reclutò Otto per l'intelligence britannica,
mentre gli Stati Uniti continuavano a ritenerlo un agente
sovietico oltre che «probabilmente nazista».
Il padre di Tallulah adesso era Speaker del Senato e
grazie all'amicizia di Tallulah con il direttore omosessuale
dell'Fbi Herbert Hoover, l'ormai apolide (dopo Pearl
Harbor) Marlene Dietrich ottenne la cittadinanza statunitense
e in cambio, a giudicare dalla consistenza del file
Fbi (poi occultato) sul suo conto, divenne probabilmente
un agente Usa. Il suo impegno nella guerra, cioè
intrattenere le truppe alleate, dove di nuovo il suo
fascino ambiguo ma universale rese «Lili Marlene»
«la» canzone dell'armata di Montgomery e
di Rommel insieme, le valse la più alta medaglia
americana al valore civile. Ma fu questo soltanto il
suo merito?
Se l'evento cruciale della vita della Garbo fu l'essere
stata sedotta e tradita da Marlene, l'equivalente per
Marlene fu il matrimonio con Otto Katz, che sancì
l'ambivalenza umana, politica e scenica del suo personaggio.
La sua corazza di cinismo s'incrinò una volta
soltanto, quando seppe, nel 1952, che Otto Katz era
stato arrestato e impiccato a Praga come spia - ma di
chi? Né la Commissione Hays sulla morale a Hollywood
né il senatore McCarthy con le sue audizioni
sulle «attività non-americane» avevano
timori del tutto infondati sulla fabbrica dei sogni.
Richard Newbury
Traduzione di Maria Serena Natale
Tratto da “Corriere della
Sera” del 26/10/2004
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