IN FONDO

Un po’ di notizie interessanti dal mondo del giornalismo e della “cultura gay”…

In fondo, senza cadere nella canagliata discriminatoria, potreste avere ragione voi. Quanto parlare di omosessualità dopo il Buttiglione-pensiero a Bruxelles; quanto inchiostro e pensieri abilitati a rinsavire un anziano signore, ministro nel governo italiano, che preferisce da “uomo di campagna” definirci culattoni invece del più blasonato gay. Insomma, signora mia, illegibbile tutta questa sicumera omoaffettiva che neppure gli ecclesiastici si sono azzardati a cantare il “Te Deum” a Buttiglione e recitare un “Te absolvo” al repubblichino Tremaglia; meglio il silenzio monasteriale.
Poi finisci nei blog e il dilegio aumenta; Buttiglione e Tremaglia indicati come la sentina dei nostri giorni e tanti stravaccano col dire: “anch’io culattone”. Signora mia che giornate di liberi arbitrii.
Ci accorgiamo invece che quel tanto scrivere e discutere di omosessualità allena la società a sbarazzarsi di luoghi comuni, e a qualche spaurito omosessuale a vivere più serenamente. Tutto bene? Non sempre!

Ferrara ridens
Pino Nicotri ha scritto un bellissimo libro: “L’arcitaliano Ferrara Giuliano”, edito da Kaos Edizioni. Si parla delle metamorfosi a cui Ferrara ci ha allenati a conoscerlo e qui, a pagina 49 del libro siamo ai tempi in cui “l’arcitaliano” è a Torino, funzionario Pci. Scrive Nicotri: «Di certo, nel partito torinese la vita privata di Giuliano è fonte di qualche malizioso pettegolezzo, dovuto al fatto che non lo si vede mai in compagnia femminile. Anni dopo, lui stesso ammetterà qualche propensione gay».
Non c’è da preoccuparsene visto che in questi giorni dalle paginette del “Foglio” ne ha sparate di ogni genere, compresa una bella accartocciata di Robert H. Bork, professore della Ave Maria School of Law e della University of Richmond School of Law. Il nostro Macchiavelli contemporaneo ha voglia di reinventarsi e riciclarsi davanti al potere e gli omosessuali fanno al caso suo.
La prende alla lontana, Giuliano Ferrara, e comincia a torchiare Zapatero, reo di adottare un socialismo ciudadiano e di aver condannato all’esecuzione sommaria una delle più antiche istituzioni del mondo: il matrimonio tra un uomo e una donna, con ciliegina adottiva per le coppie gay. Poi, siccome sta per uscire “La mala educaciòn” di Pedro Almodovar che lui ha già visto, affianca il regista al premier spagnolo. Quanto ben di dio, e ci fa pagine e pagine. L’imperatur è: no ai matrimoni omosessuali, no agli zapateristi italiani. Non si fa fatica a tradurre la bocciatura Zapatero-Almodovar, alla concertazione italiana sui diritti Glbt. Da noi si comincia a parlare di Pacs, di diritti essenziali per gli omosessuali, di modelli europei che ci avvicinerebbero all’unificazione europea dei diritti. La bocciatura di Buttiglione non è un gioco sofista di difensori e teorici del gay power, ma un campanello d’allarme per il nostro senso di civiltà smaccato da religiosi che si arruolano in politica e di politici che contattano le gerarchie ecclesiastiche prima di affrontare temi di libertà. Ferrara sa queste cose, conosce a fondo politica e cultura, è astuto nelle argomentazioni che rappresenta. Così spuntano sul “Foglio” tesi sul same-se mariage, gay power, guardia civil (nel 2002, Juan Miquel Perpinyà, di stanza nelle isole Baleari chiese per sé e il partner un alloggio in caserma) e di un bramino della giurisprudenza americana, Robert H. Bork. Vale la pena leggere Bork, per capire l’insensatezza del giurista, a proposito dei matrimoni omosessuali: «Il matrimonio omosessuale sarebbe un danno per gli individui anche sotto altri aspetti. Ponendo sullo stesso piano l’eterosessualità e l’omosessualità, e rimuovendo gli ultimi brandelli di condanna morale nei confronti delle coppie omosessuali, farebbe aumentare il numero degli omosessuali. (…) Malgrado l’uso della parola “gay”, per molti omosessuali la vita non è affatto gaia. Disturbi fisici e psicologici sono molto più diffusi tra gli omosessuali che tra gli eterosessuali». Ecco da dove originano i miei soventi mal di pancia; dalla mia gaiezza. Dio conservi a lungo Mr. Bork!
Poiché Ferrara è anchorman su La7, trasloca la ‘melina’ su “Otto e mezzo” e davanti a Scalise e altri ospiti sentenzia: “Suggerisco a tutti la pratica omosessuale, la raccomando vivamente, ma non ditemi che l’omosessualità è normale”. Detto da lui la cosa ci risolleva non poco! Un’ultima cosa: non siamo sprovveduti da dare del fanatico e bigotto a Ferrara; in fondo mi sa che lui ci si diverte molto nel gioco dei contrasti. Visto che siamo chiamati in causa, potrebbe evitarci “disturbi fisici e psicologici” divertendo anche noi.

Altre note
Giordano Bruno Guerri firma “L’Indipendente”, dopo aver confessato a “Sette” del Corsera i suoi spassi tra dark-room e gaiezze sessuali. Ha regalato uno spazio settimanale a “Gaylib” e domenica 17 ottobre, deve aver procurato orticaria a tanti suoi lettori. Così nell’editoriale avvisa: “In questo numero del giornale non siamo andati tanto per i sottile” e ti riempie il quotidiano di omosessualità da far invidia a “Babilonia”, “Pride”, “Gay.it”.
La destra, secondo Giordano, può e deve dialogare con il popolo Glbt.

Doppiamente diversi
Non sappiamo se tanta stampa possa creare un modo nuovo di pensare della gente. Certamente ricerche di mercato e sondaggi indicano maturo il tempo per le unioni civili in Italia; segnalano una civiltà fuori dai palazzi che desidera dialogare e conoscere un mondo finora rimasto oscurato da sensazioni e luoghi comuni, gli omotivù identificati tra Platinette e i protagonisti dell’eccentrico “Will & Grace”.
La politica deve trovare spazio e tempo per leggiferare sul Pacs, per aiutare i tanti ragazzi che vivono da carbonari la propria sessualità. Abbandonino quel monoteismo religioso affrancati da una realtà cangiante che giunge dalla società civile.

Mario Cirrito
Gaya – Cronisti senza frontiere

   
 
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