La mia America travolta dall’avidità

Spike Lee ha presentato a Roma «Lei mi odia», con Monica Bellucci, e il progetto di un film ambientato nell’Italia della II guerra mondiale…

Tanti film in uno per fare piazza pulita dei luoghi comuni, ma anche per denunciare la corruzione nella politica Usa e dare una spallata al mito dell’american dream. E per parlare di temi scottanti come i matrimoni omosessuali e le banche del seme, sul tappeto nella campagna elettorale americana. È «Lei mi odia» di Spike Lee, il film passato fuori concorso all’ultima Mostra di Venezia e che ora arriva nelle sale italiane il 22 ottobre distribuito da Mikado. Vi si parla infatti della perversa e cronica commistione affari-politica (viene citato più volte l’affare Watergate); di tutti i luoghi comuni sulla comunità afro-americana (fin dal titolo in inglese «She hate me» con la storpiatura grammaticale tipica dello slag «ebonic» parlato dai neri) e italo-americana; della procreazione assistita per gay e lesbiche, e del business delle banche del seme.

Motore ed eroe di questa odissea nell’America di oggi, in cui il vero dio resta il denaro è John Henry «Jack» Armstrong, dirigente di un’azienda biotech, uomo di colore con master ad Harvard che viene licenziato quando denuncia i suoi superiori e avvia un’indagine sulle loro relazioni d’affari con la Commissione per il controllo della borsa e dei titoli. Ormai senza lavoro, Jack (Anthony Mackie) accetta la proposta dell’ex fidanzata Fatima (Kerry Washington) diventata lesbica, che gli offre denaro per far avere un figlio a lei e alla sua ragazza Alex. Da lì Jack entra nel business, accontentando facoltose clienti, tra cui la bellissima Monica Bellucci («ho scelto lei, così femminile ed eterossessuale - ha spiegato il regista - per sottolineare la surrealtà del film»). Nel frattempo i suoi ex datori di lavoro faranno di tutto per fargliela pagare. «È vero - aveva detto Spike Lee a Venezia - da questo film se ne potrebbero fare ben quattro per gli argomenti trattati, ma volevo semplicemente parlare di sesso, avidità, soldi e politica». Parla sì di politica, Spike Lee, ma non graffia più come prima: «Cinque anni fa sarebbe stato diverso» dice, scherzando ma non troppo, nell’incontro stampa ieri a Roma. E annuncia un progetto: un film ambientato nel nostro Paese durante la II g uerra mondiale.

Lee viene sollecitato più volte sui temi della politica. E sull’attuale presidente degli Stati Uniti qualche affondo lo fa: «Dopo l’11 settembre, la minaccia del terrorismo viene utilizzata per togliere i diritti alla gente. Nel mio Paese oggi migliaia di persone sono tenute in galera senza una precisa accusa. Quando c’è la legge marziale si giustifica tutto. Io spero che Bush se ne vada presto e che Kerry ripudi poi tutto questo». Il regista di «Fa’ la cosa giusta» ha tra i suoi progetti quello di girare un film in Italia: «Ho già fatto almeno tre film in cui parlo dell’incontro tra cultura afro-americana e italo-americana. Così ho pensato a un film sulla 92/a divisione, ovvero di quei soldati in genere afro-americani che durante la II guerra mondiale hanno liberato le vostre città del Meridione. Ma per ora è solo un progetto, non ci sono nè soldi, nè sceneggiatura». Come regista di un noto spot in cui si vede il Mahatma Gandhi sposare le nuove tecnologie (internet, telefonini ecc.) per mandare il suo messaggio di non violenza al mondo intero, Lee crede davvero che questo sarebbe stato possibile? «Personaggi come Gandhi e Malcolm X avrebbero sicuramente fatto ricorso alle attuali tecnologie per divulgare le loro idee, e se fosse stato così il mondo sarebbe oggi sicuramente migliore».

Tratto da “Giornale di Brescia” del 12/10/2004

   
 
© InformaGay o dei rispettivi proprietari - per informazioni o segnalazioni: contatti